Laboratorio Napoli: i fiori del Sud.

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Una delle foto più emblematiche di questa campagna elettorale per le Amministrative è senz’altro quella scattata mercoledì 4 maggio all’Agora demA, durante la presentazione del nuovo libro di Pino Aprile, ‘Carnefici’. Oltre all’autore, sul palco c’erano Eugenio Bennato, la nostra Flavia Sorrentino, Luigi de Magistris ed Isaia Sales.

Un quadro intergenerazionale, un misto di esperienze e percorsi diversi, eppure legati insieme da un invisibile fil rouge: il Sud. C’è chi l’ha raccontato in tutte le sue tragedie, come Pino, chi l’ha cantato, chi ne ha studiato a fondo il cancro mafioso che lo affligge, e chi si appresta ad amministrarne per i prossimi 5 anni la sua città più importante, Napoli.

Sgombriamo il campo dagli equivoci. Su quel palco non tutti erano d’accordo su tutto, ed è pressoché impossibile che sarà così, anche in futuro. Ma quel palco può rappresentare davvero un inizio, un laboratorio meridionale che si oppone ai modelli attualmente dominanti, in Italia ed in Europa, modelli politici, istituzionali e culturali assolutamente nordcentrici.

Potrà essere un inizio se verrà tessuta la tela dei valori comuni, che pure quelle personalità hanno passionalmente trasmesso, durante la serata.

Il Sud potrà rappresentare un vero “soggetto di pensiero”, opponendosi al destino di “oggetto di potere”, se diventerà il terreno di incontro politico di quelle forze che non si rassegnano alle logiche di imposizione dall’alto (intendendo come ‘alto’ anche il senso geografico del termine, il Nord italico ed europeo), e che vogliono invece sviluppare un modello alternativo, che abbia come riferimenti i valori mediterranei dell’inclusione sociale, della salvaguardia dei beni comuni, della riscoperta democratica del confronto pubblico, dell’autonomia contrapposta ai diktat. E ciò potrà essere più semplice se il Sud saprà riconoscere e ricostruire l’ orgoglio di una storia e una cultura antichissima e nobilissima, a patto che questa riscoperta di sé non faccia del mezzogiorno terra di sterile rivendicazionismo.

La sfida è lanciata: per questo il progetto di Napoli Autonoma rappresenta oggi un punto di snodo fondamentale. L’autonomia è la richiesta di chi ha ritrovato la  voce e non vuole più perderla, perché ha deciso di parlare con le proprie parole, non con quelle messegli in bocca da altri.

Il Sud non è un Nord ancora imperfetto: e questo concetto deve passare in Italia e in Europa. E’ qui che potrà nascere una classe dirigente che dirà un no definitivo alle connivenze col malaffare, è qui che si potranno sviluppare nuove forme democratiche e partecipative, anche nel tempo della contrazione democratica, è qui che gli spazi e i beni pubblici potranno essere liberati dagli affaristi, è qui che si riscoprirà il senso della Politica: perché è qui, al Sud, che potrà esserci la presa di coscienza di una nuova visione del mondo.

Per questo, le elezioni amministrative del prossimo giugno a Napoli potranno rappresentare l’incipit di un capitolo nuovo della nostra storia comune.

Se sapremo avere il coraggio collettivo di ascoltarci, di tessere assieme, avremo iniziato a scrivere le pagine più importanti del nostro futuro: quelle della rivoluzione mediterranea delle coscienze.

di Salvatore Legnante

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