Puglia, la regione più bella del mondo, schiacciata dal tacco d’Italia

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Risolleviamola insieme: appello alle forze politiche alternative per le elezioni regionali di primavera.

Nonostante la Puglia venga considerata dal National Geographic e da riviste di turismo internazionali prestigiose, quali il Lonely Planet, come la regione più bella del mondo, e nonostante l’esclusiva agenzia di viaggi Brown and Hudson inserisca il Gargano, la Valle d’Itria ed il Salento tra le top dieci località più desiderate al mondo dal turismo ricco, ben tre su dieci insieme ai Caraibi, le Seychelles e poche altre, ebbene questa regione dallo Stato italiano è considerata men che nulla.
Le straordinarie bellezze paesaggistiche pugliesi, marine e montane, i suoi numerosi borghi antichi tra i più affascinanti della penisola, i mille castelli, tra cui Castel del Monte (patrimonio Unesco) e le bianche cattedrali medievali, i trulli patrimonio Unesco, le città del romanico e del barocco più belle d’Europa, quali Trani e Lecce, le rovine archeologiche d’epoca greca e romana, i luoghi sacri, dal Gargano della via Francesca, patrimonio dell’Unesco, a quello di San Pio e San Michele, le mille tradizioni popolari e feste d’eccezionale interesse, famose nel mondo, quali la Notte della Taranta, il Carpino Folk Festival e cento altre, la fertile agricoltura: 60 milioni di ulivi secolari, la più grande produzione di grano duro, di uva, pomodori e carciofi al mondo, l’eccellente e rinomata gastronomia, vini come il Negramaro considerati tra i numeri uno al mondo, industrie autoctone ad altissima tecnologia, le danno sì la fama ma non la ricchezza che merita.
Il 60% ed oltre dei nostri giovani subiscono l’infame destino, anche esistenziale, della disoccupazione. Il Pil pro capite dei pugliesi, come degli altri Meridionali, è inferiore di mille euro a quello della vicina e tormentata Grecia. Abbiamo una cronica mancanza di lavoro e di investimenti, di trasporti ferroviari fermi agli anni ’50, due soli aeroporti poco più che regionali per una terra lunga, dalla punta nord Peschici a quella Sud di Capo Leuca, 430 km, industrie pesanti distruttive per l’ambiente e le persone, quali l’Ilva di Taranto, centrali a carbone come quella di Cerano a Brindisi, altrettanto nocive per la salute degli abitanti e l’economia agricola, le numerose megadiscariche, più o meno legali, che assorbono clandestini rifiuti tossici dell’industria del nord, numerosi inceneritori targati Marcegaglia tra attivi e programmati e, più di tutto, le progettate devastanti trivellazioni petrolifere, in mare e in terra, ne impediscono la crescita economica e civile, togliendo lavoro anziché darne. Basti guardare i dati sul turismo.
Il turismo al Sud assorbe appena il 13% di quello nazionale, che di per sé è scivolato al 5° posto tra le nazioni europee, e di questo 13% solo la terza parte spetta alla Puglia. Le cause di questa sproporzione, tra straordinarie potenzialità e mediocri risultati sono da addebitare principalmente al trattamento di carattere coloniale, sopra descritto, che lo Stato Italiano riserva da sempre alle sue regioni meridionali.
Le prossime elezioni regionali di primavera possono segnare una svolta e dare un primo segnale di riscatto della nostra terra. Faccio appello alle forze politiche finora estranee alla negativa gestione amministrativa regionale, ovvero ai movimenti meridionalisti di Puglia, a quello dei Verdi, a quello dei Cinque Stelle, e soprattutto ai comitati popolari di difesa territoriale, dai No Triv, ai “Cittadini liberi e pensanti” di Taranto, alle mamme di “Passeggino Rosso” di Brindisi, ai No inceneritori e discariche della Capitanata ed ai cento altri, ad unirsi in un fronte di lotta comune che, presentandosi insieme al voto regionale, si batta contro le sopraelencate brutture, mettendo al primo posto, insieme alla difesa dell’ambiente, lo sviluppo economico della regione. Un fronte unito che, insieme alle altre regioni meridionali, parta dalla strenua difesa della nostra agricoltura, minacciata dai patti scellerati UE approvati dall’Italia, che crei più turismo con leggi regionali che lo incentivino, più energie rinnovabili diffuse e non impattanti, chiudendo quelle inquinanti, che si batta per la ferrovia ad alta velocità che arrivi fino a Lecce, finora ferma a Bologna sul percorso adriatico, che chieda l’immediata attivazione di altri due aeroporti, oltre Bari e Brindisi, in Capitanata e nel Tarantino, la modernizzazione dei porti internazionali di Bari e Brindisi, la messa in sicurezza idrogeologica e il rifacimento delle strade montane di Capitanata franose e dissestate, causa dell’isolamento di decine di paesi di grande bellezza, tra i quali molte “città arancione” ed alcuni tra “i cento borghi più belli d’Italia”. Un fronte che insieme valorizzi i nostri immensi beni culturali e lavori allo sviluppo dell’industria soft, di tipo agroalimentare e tecnologica avanzata, seguendo la strada indicata dai laboratori di nanotecnologia salentini, e dalle industrie aeronautiche baresi e daune.
Con questa strategia e con l’affermazione dei principi di buona ed onesta amministrazione, di netta riduzione dei privilegi della casta politica e del suo sottobosco, di un rigoroso codice etico antimafia, e soprattutto di una rivendicazione di pari diritti e dignità tra i cittadini meridionali e quelli del Nord, per i quali lo Stato destina il 40% delle risorse finanziarie in più rispetto a quelli del Sud, non solo nei trasporti ma anche nelle scuole, nella sanità e nei servizi in generale, la rinascita della Puglia, parte attiva della più grande macroregione meridionale, è possibile.

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