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#Biocidio, “Quello che non ha unito il Risorgimento, lo sta unendo la monnezza”

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di Salvatore Merolla

Si è tenuto al Pala Banco di Brescia, davanti a tanti giovanissimi studenti, il convegno intitolato “ambiente salute legalità”. Sono mancate le istituzioni e non sembrava cosa nuova dal momento che, come hanno fatto presente dal palco, “quando l’ASL viene invitata ad eventi del genere non si presenta mai nessuno”. Erano presenti, però, tantissime associazioni ambientaliste (lombarde e non), ma anche giornalisti, dottori, magistrati e uomini di chiesa che si sono alternati dal palco, snocciolando dati che fanno sempre più rabbrividire, sbattendoti in faccia una realtà che dopotutto conosci, di cui hai sentito parlare tante volte ma che, ogni volta, è un pugno nello stomaco.

La direttrice dell’ARPA di Brescia, Maria Luisa Pastore, ha parlato di inquinamento da cromo esavalente. A Brescia sono inquinate le falde, inquinati i terreni e inquinato è pure tutto quello che ci viene coltivato sopra. Disastri causati da aziende come la Forzanini o la Baratti Inselvini, o ancora la Caffaro, che scaricava PCB (policlorobifenili) nei canali irrigui inquinando tutto il bresciano e costringendo il Comune ad un’ordinanza che vieta tutt’oggi il transito sulle zone contaminate non coperte da asfalto o cemento.

Ma qual è il filo conduttore che da Brescia arriva nel Meridione? Lo ha spiegato benissimo il professor Antonio Marfella, tossicologo e oncologo impegnato da anni in una battaglia che lega fortemente salute e ambiente. Il suo intervento è stato da lui definito “passionale” e subito tutto il Palabianco se n’è accorto tanta è stata la foga con cui ha affermato “quello che non ha unito il Risorgimento, lo sta unendo la monnezza”. E ha ragione il professore, il ciclo dei rifiuti ci “unisce”, nel senso che nel Sud-Italia ci sono zone in cui si muore delle stesse malattie riscontrabili nelle aree fortemente industrializzate del Nord (le industrie al Sud non arrivano, ma i loro effetti si). Ha spiegato che, nonostante una maggiore attenzione mediatica sui rifiuti urbani, quelli industriali li superano abbondantemente per pericolosità (e quantità, con un rapporto di quasi 5 a 1) e una buona parte di essi vengono smaltiti illegalmente, soprattutto nel Mezzogiorno. Ad esempio, “Per lo smaltimento di tonnellate di PCB stoccati a Bologna si pensò bene di spalmarli tra Acerra e Castelvolturno; hanno trasformato il granaio dell’antica Roma nella discarica d’Europa”.

Per evitare che questo accada ancora occore una rigorosa tracciabilità dei rifiuti e pene severe per chi commette crimini ambientali; purtroppo l’Italia è, come spesso accade, in forte ritardo su questi punti, avendo approvato una (lacunosa) legge sui reati ambientali solo a Maggio di quest’anno. Su quest’ultimo punto si sofferma anche il pm Raffaele Guariniello, rimarcando quanto fosse difficile colpire i responsabili di un disastro ambientale prima dell’introduzione dei suddetti reati nel codice penale.

Nel pomeriggio è arrivato anche l’intervento di Sandro Ruotolo, giornalista sotto scorta per le sue inchieste sul traffico dei rifiuti in Campania. Ruotolo ha parlato, tra le altre cose, delle eco-balle della Terra dei Fuochi e dei 450 milioni di euro stanziati dal Governo per “eliminarle” (fa notare che in realtà sono 150 milioni, gli altri sono da sbloccare nei prossimi 2 anni). Il giornalista ha sottolineato che non si capisce ancora in che modo possano essere eliminate, visto che, ad oggi, ancora non si sa esattamente cosa contengano. Verranno forse spostate? Per andare dove?

Insomma, dopo anni di battaglie dai territori e mobilitazioni popolari, il quadro generale è davvero drammatico, soprattutto considerando le troppe parole e i pochi fatti di una politica nazionale che non ha mai avuto davvero la volontà di affrontare il problema. E il Sud a pagarne ancora una volta le spese, ritrovandosi con le stesse malattie oncologiche delle zone industrializzate…ma senza le industrie!

Stop biocidio: Frattaminore scende in piazza.

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Perché Frattaminore? Per dimostrare che un Comune virtuoso da solo può molto poco per risolvere il dramma della terra dei fuochi e dei veleni.
Per gridare tulle le mancanze e gravi responsabilità della Regione Campania nella non attuazione della Legge 20/2013
dalla mancata applicazione della norma sullo smaltimento semplificato dell’AMIANTO,
sullo smaltimento dei rifiuti INERTI dell’edilizia,
sull’istituzione del catasto dei terreni con fenomeni di sversamenti e roghi.