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Assolto Erri De Luca, lo Stato condannato

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di Raffaele Vescera dalla pagina Terroni di Pino Aprile

Erri è un uomo lapidario, le sue parole sono pietre, lo sapevo da quando, una ventina d’anni fa, scrittore in erba, ebbi la fortuna di conoscerlo e di essere apprezzato da lui, già affermato, e queste parole, pronunciate davanti ai giudici chiamati a condannarlo, lo attestano: “Confermo che la linea sedicente ad Alta Velocità va intralciata, impedita e sabotata per legittima difesa della salute, del suolo, dell’aria e dell’acqua. Sabotare è legittima difesa. Sabotare, verbo nobile e democratico pronunciato e praticato da Gandhi e Mandela”. Erri ha ribadito che non si sarebbe difeso da un’eventuale condanna, non sarebbe ricorso in appello “perché la difesa della giustizia si fa ai piani bassi della società”. Erri è uno scalatore di picchi rocciosi, e di roccia è il suo carattere. E’ una grande anima, a differenza di molti intellettuali italiani che si vendono per un piatto di lenticchie, e con queste parole ha messo i giudici all’angolo, impendendo loro di comminargli una pena.

Vero, la verità e la giustizia si difendono ogni giorno, nelle strade, negli ospedali, sui treni, dal salumiere, sul web e nei luoghi di sofferenza e di lotta, dove i soprusi del potere agiscono per distruggere intere comunità. Come accade per l’inutile e dannosa Tav in Val di Susa, universalmente riconosciuta devastante per la vallata e per gli abitanti. Milioni di metri cubi all’amianto da estrarre e scaricare chissà dove, per fare un tunnel ferroviario tra Italia e Francia, di 12 km, in una stretta valle che sopporta già l’insulto di strade, tunnel e binari inutilizzati per un traffico in continuo decremento. Un affare sporco in cui rientrano i maggiori gruppi finanziari del nord (incluso alcuni dei più chiacchierati), coop. rosse comprese. Tutto ciò mentre lo stato fa mancare al Sud la dotazione minima di strade, ferrovie e aeroporti per spostarsi, comunicare, commerciare, tenendolo in una condizione da terzo mondo, allo scopo preciso di farne una terra da sfruttare a basso prezzo.
Con nove miliardi di euro si possono fare un migliaio di km di ferrovie veloci, vale a dire da Salerno a Palermo e da Napoli a Bari. Dove non c’è ancora un treno diretto e si viaggia alla velocità di mezzo secolo fa. Tutto ciò a vergogna della nazione italiana, non certo del Sud che la subisce.

Sabotare pacificamente e per legittima difesa il compimento di un’opera devastante, utile solo agli interessi di alcuni e distruttivo per la comunità, non è reato. Gandhi invitava gli indiani a sabotare l’acquisto di merci degli occupanti inglesi, Mandela invitava a sabotare i razzisti bianchi dell’apartheid contro i neri, i meridionalisti invitano da anni a sabotare l’acquisto delle merci del già ricco nord per favorire il lavoro al Sud disoccupato e depredato dallo Stato, e da alcuni mesi invitano a sabotare il piano di proditoria e pretestuosa distruzione degli ulivi, sospettando che si voglia fare del Salento terra bruciata per favorire insediamenti turistici ad alto consumo di territorio e di cemento. E se a qualcuno il dubbio sembra frutto di un eccesso di malizia, si chieda come mai le istituzioni e chi le rappresenta a questo modo non riscuotano maggiore fiducia.
E il batterio xyllella appaia solo come un pretesto: nessuna prova inconfutabile della sua patogenicità, a giustificare, in maniera convincente, l’operato delle truppe d’espianto del generale Siletti. Caro Erri De Luca, napoletano di nascita e di cuore, se vieni dalle nostre parti, ti mostreremo come ci tratta questo paese, ingiusto dalle Alpi al Tacco, come sta uccidendo la terra più bella del mondo, vieni a vedere i morti per le strade, per dirla con Neruda.

Unione Mediterranea all’Accademia di Svezia: Erri De Luca, premio Nobel per la Letteratura

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Lo scrittore Erri De Luca, napoletano di nascita, cosmopolita per vocazione, rischia di essere condannato a 8 mesi di reclusione per aver difeso e applicato il diritto alla “parola contraria”.
Secondo il pubblico ministero, De Luca ha istigato al reato di terrorismo quando è sceso in campo e ha prestato le sue parole alla lotta degli abitanti della Val di Susa, condannati a ospitare un’infrastruttura, la linea alta velocità Torino-Lione, che aveva l’unica utilità di poterci speculare sopra.

Nella sua opera, Erri De Luca ha sempre inteso difendere la natura e la libertà degli uomini a decidere e delle idee di poter essere espresse.

“Nell’aula del tribunale di Torino il 28 gennaio 2015 non sarà in discussione la libertà di parola. Quella ossequiosa è sempre libera e gradita. Sarà in discussione la libertà di parola contraria, incriminata per questo. Per questo diritto sto nell’angolo degli imputati. Ho detto le mie convinzioni a un organo di stampa e i pubblici ministeri le hanno fatte rimbalzare su tutti gli altri. Se quelle frasi istigavano, la pubblica accusa le ha divulgate molto di più, ingigantendole e offrendo loro un ascolto di gran lunga maggiore. Quelle parole dette a voce al telefono sono state messe tra virgolette e dichiarate capo d’imputazione. Quelle virgolette attorno alle mie parole sono delle manette. Non posso liberarle da lì, ma quelle manette non hanno il potere di ammutolirle. Posso continuare a ripeterle e da quel mese di settembre 2013 lo sto facendo su carta, all’aria aperta e ovunque.
“Se la mia opinione è un reato, continuerò a commetterlo.”

Per questo Unione Mediterranea, movimento meridionalista impegnato nella battaglia per i diritti civili del popolo del Mezzogiorno e di tutti i Sud del Mondo, chiede all’Accademia Svedese, titolare dell’assegnazione del Nobel per la Letteratura, di valutare la produzione letteraria di Erri De Luca e di consacrare il diritto alla parola contraria con il premio più prestigioso per un uomo di opinione.

Per firmare la petizione, CLICCA QUI