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Ognuno è giusto che si prenda i complimenti che si merita

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Sarà la Spagna ad accogliere, nel porto di Valencia, la nave Aquarius con a bordo 629 migranti, tra cui 7 donne incinte e 11 bambini. A sbloccare, a sorpresa, la situazione di stallo – dopo il no di Italia e Malta – è stato il premier iberico, Pedro Sanchez .

Accolti dalla Spagna, e Marine Le Pen si complimenta con il nuovo governo italiano e (aggiungo io) con i suoi elettori.
Ognuno, dopotutto, è giusto che si prenda i complimenti che si merita…

bisogna prendere atto che  Salvini ha mantenuto quanto promesso, sento affermare da più parti . Atto di cosa dico io? Che i problemi di Rosarno, San Ferdinando, Gioia Tauri sono i negri? Lo sono? Allora appena li manderà via vedremo che le infrastrutture terrestri che mancano, ad esempio, allo sviluppo per il porto di Gioia Tauro (50% del pil della Calabria) appariranno come per magia? Sta incredibilmente  gabbando tutti,  convincendo  i più che i problemi sono i negri…
È semplicemente puro marketing comunicativo politico: ti trovo un nemico, ti convinco che è la causa dei tuoi mali, ti prometto di sconfiggerlo e tu contento ti sei già dimenticato dei reali problemi che ti affliggono.
La Calabria è l’ultima Regione tra le 270 della UE, è colpa degli immigrati? Bene allora è quasi tutto risolto.

Con MO Unione Mediterranea abbiamo fatto il congresso nazionale a Riace, alcuni iscritti che dovevano arrivare in aereo a Lamezia Terme hanno dovuto rinunciare perché non ci sono collegamenti con mezzi pubblici che dall’aeroporto portano, in tempi minimamente degli di un paese membro dell’UE, nella zona ionica della Calabria.
In Europa le vogliamo dire queste cose? Noi le abbiamo dette con una petizione in occasione delle  elezioni europee di Maggio 2014 e saremo pronti a ribadirle alle prossime elezioni europee del 2019

Non si può andare in un territorio svuotato di tutti i diritti, ignorato, ad esempio dall’articolo 3 della Costituzione (cosa che abbiamo detto quando, in occasione delle scorse politiche, abbiamo depositato il simbolo di MO Unione Mediterranea al Viminale) per dire che i problemi sono  i negri. La politica, quella vera, non deve farsi gioco della disperazione di un popolo come quello calabrese. Nel mio paese d’origine, Calimera (VV)  le scuole hanno chiuso quasi 20 anni fa, adesso lo stesso rischio lo corrono i paesi limitrofi, esempi che dimostrano come il vero problema sia il rischio desertificazione umana e industriale che sta portando la Calabria al punto di non ritorno… e intanto ‘nda pijjamu chi nigri…

Il sud deve avere le stesse opportunità, infrastrutture, servizi del resto d’Italia, è importante saper scegliere le giuste battaglie per cui spendere l’impegno politico utile al Sud.

Massimo Mastruzzo

Portavoce Nazionale MO Unione Mediterranea

Noi i negri non li vogliamo – I Cuneesi dalla memoria corta

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Soffrono di una vera e propria amnesia, o è semplicemente un caso estremo di memoria selettiva quello che spinge i Cuneesi a dimenticare il “grande esodo” che li rese protagonisti, tra il 1876 e il 1914, di una massiccia emigrazione verso paesi quali la Svizzera, la Germania, la Francia e l’Argentina. Erano boscaioli, roncatoli di terra, pastori, mendicanti che quando la crisi agraria colpì il settore contadino preferirono abbandonare le loro terre per sfuggire alla precarietà e alla miseria.

Nel 1876, sul totale dei 34.509 emigranti italiani diretti in Francia, 21.233 provenivano dal Piemonte, in particolare dalle province di Torino e Cuneo. Tra il 1901 e il 1913 partirono alla volta dell’Argentina ben 151.030 piemontesi. Lo sa bene Papa Francesco, figlio di emigranti piemontesi, cosa significa sentirsi lontani dalle proprie radici, e dal Forum su migrazioni e pace lancia l’appello “proteggere i migranti è un imperativo morale”. Ma l’Argentina non accolse i cuneesi con cartelli intimidatori pregni di parole d’odio e razzismo quali “questo non è un consiglio, ma una minaccia, noi i PIEMONTESI non li vogliamo”; l’Argentina decise che gli immigrati dovevano essere integrati attraverso la scuola, l’istruzione e la conoscenza della lingua.

Si vede che la pancia piena rende la memoria corta, e la notizia che la casa delle opere parrocchiali avrebbe ospitato una ventina di migranti è bastata a scatenare un’ondata di odio in due piccole frazioni della provincia di Cuneo (Roata Canale e Spinetta), espressa in modo becero e gretto, attraverso fogli A4 dal contenuto inqualificabile, affissi un po’ ovunque dal portale della chiesa di Roata Canale alle pensiline dei bus, fino ad essere imbucati nelle caselle di posta dei referenti del comitato di quartiere, perché il messaggio fosse chiaro e diretto.

La vicenda è, come sempre, una storia di odio e di egoismo, perché la casa delle opere parrocchiali era stata costruita, anni fa, anche con i soldi degli abitanti delle frazioni per essere adibita ad asilo, poi il Comune ne costruì uno poco lontano e per decenni a causa della mancanza di fondi lo stabile era rimasto inutilizzato. Ora gli abitanti rivendicano il diritto di decidere chi è meritevole di assistenza e di aiuto. I bambini piemontesi sarebbero stati degni di occupare quegli spazi, ma i migranti no, non hanno pari dignità, non sono esseri umani in difficoltà, non rappresentano una risorsa o un arricchimento, ma solo un problema da evitare.

E potremmo pensare che l’iniziativa di pochi non sia sufficiente ad etichettare un intero paese come razzista, ma il problema è che non si tratta di “pochi singoli ottusi”. Il Vescovo di Cuneo, Monsignor Piero Delbosco, il 30 aprile ha incontrato circa 400 cittadini in un’assemblea pubblica e dopo circa due ore di dibattito dai toni accesi, in cui il vescovo aveva cercato di spiegare il progetto di accoglienza dell’associazione Ubuntu di Cuneo, l’incontro si è concluso con un secco: “Non li vogliamo”.

Ma se da una parte questa situazione sta mostrando a tutti le miserie di una comunità quanto meno poco solidale, dall’altra un messaggio di ottimismo e conforto ci viene dalle dichiarazioni del medico locale Corrado Lauro che opera in chirurgia generale all’ospedale Santa Croce di Cuneo. Il 25 aprile giorno della Resistenza dal nazifascismo, il Dott. Lauro, per condannare i toni inaccettabili dei manifesti razzisti, ha minacciato di non garantire l’assistenza sanitaria agli abitanti delle due frazioni di Cuneo, se non in caso di immediato rischio vita. E’ vero, sempre di dichiarazioni si tratta, ma non a caso il manifesto razzista è anonimo, mentre la presa di posizione contro l’egoismo e l’indifferenza porta un nome, un cognome e una faccia, e questa faccia a noi di Unione Mediterranea piace, e pure tanto!!!!

Una Pontida migrante ed antirazzista, alla quale MO! – Unione Mediterranea aderisce con gioia

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di Raffaele Vescera

Il 22, nella cabala napoletana, è il numero dei pazzi e i napoletani hanno avuto la pazza idea di andare a Pontida, il 22 aprile. A far che? Per contestare il giorno della manifestazione commemorativa dei leghisti di un’inesistente Padania e un improbabile Alberto da Giussano e per festeggiare “l’orgoglio terrone e antirazzista”. No, non c’entra con i film di Checco Zalone e la pipì nell’ampolla dell’acqua del Po, la storia è vera, neomeridionalisti e centri sociali, non solo napoletani ma in partenza dall’Italia intera, stanchi di decenni di insulti e di vessazioni anti Sud da parte della Lega Nord, si organizzano per invadere pacificamente e festosamente la cittadina di Pontida con mandolini e tamburelli, allo scopo di mostrare ai “travestiti barbari cornuti” un modo meno cupo di stare insieme.

Salvini grida alla provocazione contro il sabato del villaggio e il sindaco leghista di Pontida, spaventato dall’arrivo dei terùn, ordina con un editto il coprifuoco totale del paese con chiusura del traffico, di tutti gli esercizi pubblici e commerciali, cimitero e farmacie comprese. Al che, i meridionalisti hanno risposto che la provocazione l’hanno subìta loro, con la forzata visita di Salvini a Napoli, e che a Pontida andranno già muniti del necessario, pizze, birre e aspirine in caso di mal di testa nel sentire le fregnacce razziste solitamente divulgate nelle nebbiose vallate subalpine, in quanto al cimitero sperano di non averne bisogno e per i certificati comunali, impossibili da chiedere agli uffici chiusi, sarà affare dei paesani.

Perché arrivare a tanto, vi chiederete? Provate voi a subire per un quarto di secolo ingiurie e insulti di ogni sorta, che vanno dal “terroni scansafatiche” al “tutti furbi e mafiosi”, dopo aver buttato il sangue da emigrati, in dieci milioni, nelle industrie del Nord per arricchirlo. Al Sud è ormai opinione diffusa che la Lega Nord sia stata inventata a fine anni ’80 dagli industriali settentrionali per fermare lo sviluppo del Mezzogiorno, che in quegli anni, crescendo più del Nord, grazie alla vituperata eppure efficace Cassa del Mezzogiorno, aveva fermato l’emigrazione della propria manodopera, facendola mancare alle fabbriche padane.

Quella Cassa del Mezzogiorno, accusata di ogni misfatto e ruberia, che assorbiva appena lo 0,5% del Pil nazionale, ridusse il divario economico Nord-Sud dal 53% del dopoguerra al 67% di fine anni ’80. Così continuando ancora per vent’anni, l’avrebbe azzerato, unendo per davvero l’Italia e gli italiani. Invece, a vent’anni dalla chiusura della Cassa, il divario del Sud rispetto al Nord è ritornato prossimo alla fatidica soglia del 50% del dopoguerra. Le nazioni industriali hanno bisogno di colonie, d’oltremare o interne che siano, per approfittare delle sacche di disoccupati da usare quale manodopera a basso prezzo. Più di tutto spaventava la crescita industriale del Mezzogiorno in grado di fare concorrenza a quella del Nord, mettendola in crisi.

I leghisti lamentavano l’ingiustizia dei fondi addizionali per il Sud, appena mezzo punto del Pil, dimenticando che gli investimenti ordinari dello stato per il Sud erano di dieci punti inferiori al dovuto in rapporto agli abitanti, mediamente inferiori del 40% a quelli fatti per il Nord. Quel 40% di differenza che segna la ricchezza pro capite tra un italiano e un “diversamente italiano” abitante al Sud. Dicevano che i politici meridionali rubavano soldi alla Cassa del Mezzogiorno, vero, ma che forse le ruberie ben più grandi dei politici settentrionali, lombardi in testa, hanno fermato gli investimenti statali al Nord?

Le tensioni sociali nascono dalle ingiustizie, non è necessario ricordarlo, e se al danno economico subìto dal Mezzogiorno si aggiungono gli insulti ai suoi abitanti, definiti “topi di fogna da sterminare con il fuoco del Vesuvio”, si capisce la reazione in atto al Sud. A Pontida non ci andranno solo i centri sociali napoletani, ci saranno anche i movimenti meridionalisti organizzati, quali “Unione Mediterranea”, ben lontani dalla jacquerie e dalle violenze di piazza. Ci andranno per festeggiare “l’orgoglio terrone” con canti e balli, ma molti sospettano anche che faranno tremare Pontida con una sonora pernacchia corale all’indirizzo della controparte, che riunisce leghisti e neofascisti in un antistorico ritorno al razzismo.

Tuttavia, tutto ciò non garantisce lo svolgimento pacifico della giornata, considerando la possibile presenza di provocatori organizzati, solitamente usati nelle manifestazioni di piazza per giustificare il ricorso al manganello e per squalificare i manifestanti pacifici. Cossiga dixit. Si spera che il buonsenso dei partecipanti sappia riconoscere e allontanare tali inquietanti presenze.