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Avranno Memoria anche per le altre Questioni?

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di Massimo Mastruzzo

Il fascino del meridionalismo sembra aver abbagliato anche gli “attenti partiti nazionali” di colpo illuminati da una Questione Meridionale in realtà ben identificabile nel suo periodo storico di nascita: all’indomani dell’Unità d’Italia.

L’impegno del movimento 5 stelle in favore di una giornata dedicata alle vittime meridionali dell’Unità è indiscutibilmente lodevole, al Consiglio regionale pugliese il M5S ha promosso una «giornata della memoria per le vittime meridionali dell’Unità d’Italia e i paesi rasi al suolo» per il 13 febbraio, il giorno in cui nel 1861 cadde per ultima Gaeta, ed  è  già stata approvata.

Una mozione su cui si è registrato il consenso anche di Michele Emiliano, e anche Nunzia De Girolamo di Forza Italia ha presentato una proposta per il ricordo delle vittime innocenti.

A una prima lettura, si potrebbe essere contenti che finalmente anche la “politica che conta” si sia accorta che il Sud esiste, vederla abbracciare battaglie che, ad esempio, Il Movimento neoborbonico combatte fin dalla sua nascita nel 1993, fa comunque piacere.  Ma dopo 157 anni di distrazione di tutti i partiti nazionali, un mah vogliamo concedercelo: senza voler apparire schizzinosi e sottolineando che meglio tardi che mai, sorge spontaneo sospettare, e solo l’amore per la nostra terra sa quanto vorremmo sbagliarci, che qualcuno possa pensare che regalare una, sacorosanta e auspicabile anche per noi,  giornata della Memoria possa distrarci dai, non me ne voglia nessuno, concreti problemi di una irrisolta Questione Meridionale .

Unione Mediterranea nasce per affermare un  Meridionalismo 2.0 che denunci la disomogeneità nazionale unica in Europa.

Marco Esposito fondatore e primo segretario di Unione Mediterranea ha tracciato con le sue denunce il percorso che intendiamo percorrere, questo percorso non esclude assolutamente iniziative come quelle della giornata della memoria, che è anche la nostra memoria e che quindi appoggiamo indiscutibilmente, ma se dai partiti nazionali, dai quali abbiamo imparato dopo quasi 160 anni a difenderci diffidando a priori da ogni qualsivoglia promessa, soprattutto nei periodi pre-elettorali, ci aspettiamo che oltre alla gradita giornata della Memoria, si espongano su altre Questioni come quella che vede due porti del nord collegati dalla TAV e all’interno degli stessi confini nazionali il più importante porto del sud, quello di Gioia Tauro che  al contrario il suo futuro lo vede fortemente precario per l’assoluta assenza delle necessarie infrastrutture extraportuali.

In  un articolo del 2015 Beatrice Lizza scriveva come Nel «Piano strategico nazionale della portualità e della logistica», approvato dal governo, si specificasse la necessità di creare le condizioni per il transito di treni porta container da 750 metri in su per i porti di Gioia Tauro, Taranto e Napoli-Salerno.

Ancora oggi però, i porti di Gioia Tauro e Taranto sono adibiti esclusivamente al trasbordo su altre navi, poichè non dispongono dei collegamenti via terra adeguati alle nuove esigenze commerciali, ed i sassi trovati da Delrio sembra abbiano defitivamente indotto Gentiloni a consigliare ai cinesi di puntare sui porti di Genova e Trieste.

Ad onor del vero, bisogna però ricordare che in Cina anche il sud ha ricevuto le dovute attenzioni: alla cerimonia di apertura del Forum non è mancato nella ‘scaletta’ dello spettacolo previsto un tenore che intonava ‘O sole mio’… A riguardo i partiti nazionali fulminati dal meridionalismo come si sentono di intonare?

Rispetto al gennaio 2015 quando La Commissione Bicamerale sul federalismo fiscale ha approvato le tabelle che assegnano zero asili nido nei Comuni del Mezzogiorno (La relazione finale  del provvedimento è stata scritta a quattro mani dalla relatrice del Pd di Modena, la senatrice Maria Cecilia Guerra e per i Cinquestelle dal deputato di Belluno Federico D’Incà), è cambiato qualcosa? Nella Bicamerale sul federalismo fiscale (dove si parla di asili nido, per capirci) i 5 Stelle hanno quattro rappresentanti.

Se lo spirito meridionalista è sincero, potrebbero iniziare a battere un colpo lì, visto che un pochino, quando ne avevamo denunciato l’anomalia, si erano risentiti e l’On. Luigi  Gallo aveva seccatamente affermato: “Cerchiamo di fare chiarezza su una balla che sta circolando in rete e su un giornale perchè strumentale a screditare il M5S nelle regioni del SUD…”  Affermazioni alle quali il Dott. Marco Esposito che aveva sgamato l’inghippo , rispose con chiarezza e trasparenza a quanto affermato dal parlamentare dei Cinquestelle.

Altra questione di interesse meridionale:  rispetto alla prospettiva di un percorso politico meridionalista quale la creazione di una Macroregione del sud, i partiti nazionali come si pongono? Nel caso volessero approfondire trovano indicazioni da pagina 111 del libro SEPARIAMOCI di Marco Esposito.

In ultimo, solo per non apparire troppo schizzinosi,  di fronte all’esodo di decine di migliaia di insegnanti del Sud costretti a migrare perchè sembra che “i posti sono al Nord” e di conseguenza davanti alle cifre fornite dalla Svimez relative al rischio desertificazione demografica del meridione, quali provvedimenti la politica nazionale intende prendere?

Fonti:

Viaggio in Neoborbonia tra i nostalgici del Regno del Sud (il venerdì di Repubblica del 29 settembre)

Grillo-Neoborbonici: la strana alleanza “per difendere il Sud” (Repubblica.it di martedì 3 ottobre )

SE UNA MEMORIA E’ PIU’ INUTILE DI UN’ALTRA

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Di Annamaria Pisapia

“Sud, no alla memoria inutile”. Così titola “Il Mattino”, il dibattito tra Massimo Adinolfi e Gianfranco Viesti riguardo alla proposta approvata dalla Regione Puglia di istituire una giornata della memoria, per commemorare le vittime del Regno delle Due Sicilie. Un articolone scritto a due mani in cui l’uno rafforza le tesi dell’altro, che definire dibattito, senza un contraddittorio, suona mostruosamente beffardo. Laddove la memoria della perdita di quanti furono sacrificati per l’unità acquista lo stesso valore di un insetto, inutile e fastidioso. Sorprende che Adinolfi affermi: “ Come se la storia non fosse altro che una macelleria di uomini e popoli. E come se l’unica posizione moralmente legittima fosse quella che si pone sempre solo dalla parte degli sconfitti…” Non so se se n’è accorto ma ha appena disconosciuto l’Olocausto. Tranquillo, non verrà tacciato di negazionismo, reato punito con la detenzione, perché sono sicura che il riferimento era riservato solo a quelli del Sud, facilmente intuibile dall’ affermazione successiva: “ Insomma, è come se fare l’unità d’Italia-uno dei più grandi risultati dell’età moderna- non rendesse oggi meno accettabili i fucili piemontesi puntati contro l’esercito borbonico…” Io non so in base a quale perverso meccanismo mentale si possa arrivare a simili affermazioni. La legittimazione di un’aggressione di un territorio, di uno Stato libero e indipendente, di una Nazione, di un popolo, la depredazione, l’abominio subito, la devastazione, gli stupri, l’annientamento, la perdita di una capitale,( Napoli, retrocessa a capoluogo di provincia, in favore di una insignificante città come Torino, da cui distava 900 km, per non parlare dei 1600 km di distanza che la nuova capitale aveva con la Sicilia) con l’aggravio del decimo di guerra , esteso a tutto il Regno, per le spese sostenute per la “liberazione”,ed infine la colonizzazione, tuttora in atto. Eppure la sorpresa più sconcertante arriva proprio da Viesti: “ L’ampia evidenza storica non giustifica particolari nostalgie. Non era l’inferno, comparato al paradiso sabaudo, ma la ricerca converge ad esempio nel valutare come infimo, molto più basso che negli altri stati preunitari, fosse il livello di alfabetizzazione. Un divario, quello dell’istruzione elementare, che sarà colmato solo dopo un secolo e che peserà enormemente sul ritardo economico e civile del Sud…” Di quali nostalgie va cianciando se parla di evidenza storica? E di quale analfabetizzazione? Dimentica il 90% di analfabeti della Sardegna, appartenente al Regno dei Savoia, la quale, per un “oscuro” motivo, viene accorpata al Sud nelle statistiche dell’analfabetismo facendo innalzare la percentuale e per contro aumentare il livello di alfabetizzazione del nord. Nientedimeno che occorse un secolo per “colmare” questo divario? Viesti non si indigna? Non pensa che, invece, occorse un secolo per deprivare e impoverire sempre più il Sud a vantaggio del nord,( come dimostrato anche da Francesco Saverio Nitti in “Napoli e la Questione Meridionale”, o dall’ unitarista Maddaloni nella sua mozione d’inchiesta del 20 novembre 1861) ed instillare quella forma mentis di un Sud povero, arretrato, ignorante, sporco, analfabeta e… vennero a liberarci? Ma se Viesti ha cercato di dare un colpo al cerchio e uno alla botte( capita quando non si hanno le idee chiare e si risente di quel copione che preme sulla coscienza, impedendo un’analisi lucida e priva da condizionamento), Adinolfi chiude con una “chicca”: “Infine vorrei porre una domanda sul significato di una memoria condivisa. Questo tema è stato posto in Italia a proposito del discrimine sul fascismo-antifascismo e a quel riguardo Giorgio Napolitano, da Presidente della Repubblica, ha più volte messo in guardia dalle false equiparazioni e banali generalizzazioni. Non è lo stesso avviso che bisogna tenere nei confronti delle vittime meridionali dell’unificazione per evitare di dare la 1861 il significato di una morte della Patria meridionale?”. In che modo definirebbe la cancellazione di uno Stato- Nazione libero indipendente, come già esposto, annesso con la forza e tenuto in stato di colonia, se non come la morte di una Patria, (tale era prima dell’arrivo dei piemontesi)? E perché mai le migliaia o centinaia di migliaia, (forse che fa differenza?)di vittime che si batterono, per legittima difesa, contro chi , a suon di fucilate, era venuto a liberarli, non avrebbero pari diritti alla rimemorazione come gli ebrei, gli armeni, gli istriani, i cileni, i giapponesi, i cambogiani, i nativi americani… Cosa li distingue dalle vittime dell’ex Regno delle Due Sicilie (diamogli il nome giusto, perché essi facevano parte di uno Stato che andava sotto tale denominazione e non c’entra un fico secco la nostalgia)? Il numero delle perdite? Qual è il limite minimo garantito, da cui si può “avanzare” il diritto a richiedere di poter elaborare un lutto ( intrappolato nello spazio e nel tempo, soffocato e sostituito da una macabra euforia, imposta dai liberatori) un riconoscimento al loro sacrificio senza che qualcuno si arrampichi sugli specchi nel tentativo maldestro di protrarre l’occultamento di una verità scomoda , pesante? E non è forse proprio quel Giorgio Napolitano, che menziona Adinolfi, ad aver affermato, in occasione della giornata della memoria della Shoah: “bisogna sempre guardare al passato per non dimenticare, affinchè sia di monito per le generazioni future” . L’unità d’Italia porta i segni di una conquista violenta e cruenta celata, come è d’uso, dagli stessi conquistatori. Prima se ne prenderà coscienza e meglio sarà per tutti.