Unione Mediterranea voce del Sud

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Sabato 1 dicembre una delegazione di Unione Mediterranea ha partecipato a Roma all’assemblea sollecitata da dem-A per la costruzione di un fronte popolare democratico, di tipo federale.

Abbiamo portato il nostro contributo alla discussione rappresentando come sempre facciamo le nostre istanze, le istanze del Sud.

Le abbiamo sintetizzate in un documento inviato all’assemblea nei giorni precedenti l’incontro che proponiamo anche a voi che ci leggete.

MO! Unione Mediterranea fa proprio il documento “PER CAMBIARE IL PAESE DAL BASSO” ed in consonanza con esso ritiene fondamentale considerare e fare proprie tutte le sofferenze e rimuovere tutti gli ostacoli posti a freno dello sviluppo, della libera realizzazione di ogni essere umano – e di conseguenza della Libertà.

Si rendono indispensabili quindi la presa d’atto della induzione della disuguaglianza quale strumento di governo di questo Paese e della indispensabile necessità di riparazione del danno causato e presente. Senza il riequilibrio dello svantaggio indotto in termini di condizioni infrastrutturali, ambientali, economiche, sanitarie e sociali tra le regioni meridionali e quelle settentrionali, la stessa definizione di STATO perde di significato concreto e finisce con l’essere una imposizione inaccettabile e soprattutto fallimentare.

Proponiamo alle nostre compagne ed ai nostri compagni di viaggio, alcune possibili soluzioni volte alla rimozione degli ostacoli che impediscono le trasformazioni indispensabili per la realizzazione del progetto certi del prezioso contributo che il consesso a cui ci rivolgiamo intenderà fornire.

1 LEGAMI

Creare lavoro il ruolo dello stato.

L’Italia non sarà una Repubblica, non sarà democratica, fino a quando non sarà fondata TUTTA sul lavoro.

C’è necessità di interrogarsi sulla scarsezza del tessuto economico meridionale, delle capacità imprenditoriali e della bassa competitività delle aziende, sgombrando subito il campo ovviamente da teorie genetiche, caratteriali o endemiche.

Il rapporto Svimez 2018 sull’economia del Meridione ha denunciato il rischio desertificazione: in 16 anni, hanno lasciato il Mezzogiorno, un milione e 883mila residenti, la metà giovani.

La situazione è tale da richiedere interventi mirati a ridurre il divario nord sud, attraverso incentivi fiscali alle aziende che assumono giovani e politiche ad hoc, ma soprattutto investimenti pubblici.

Al Sud è più difficile intraprendere rispetto al Nord in quanto si evidenziano ostacoli e voci di bilancio che inficiano sulla capacità di fare impresa:

a) Difficoltà di accesso al credito che impedisce a tante aziende del Sud di cominciare o espandere la loro attività.

Chiediamo interventi statali (fondi di garanzia, sviluppo di altre forme di finanziamento, misure fiscali che agevolino la patrimonializzazione) e un generale riordinamento del sistema creditizio laddove la raccolta del risparmio delle regioni meridionali finisce per finanziarie investimenti nelle regioni più produttive e dove le risorse delle Fondazioni bancarie, ormai tutte del Nord, finiscono per sostenere attività assistenziali, culturali, di promozione del territorio in quelle regioni dove hanno sede legale.

Inoltre per favorire le attività imprenditoriali, commerciali ed artigianali i fitti commerciali devono essere calmierati. E’ inaccettabile che si preferisca tutelare le rendite derivanti dagli investimenti immobiliari anzichè l’indotto positivo derivante da un’attività commerciale o artigianale, soprattutto in termini occupazionali.

b) Scandalosa differenza infrastrutturale: mancano collegamenti ferroviari, autostradali, aeroportuali, non vengono fatti investimenti sulla logistica, con grave aggravio di costi e opportunità.

È vergognoso, e immediatamente da capovolgere, che la spesa ordinaria e straordinaria in conto capitale, come anche le spese correnti della P.A., siano di gran lunga inferiori proprio nella zona del paese meno sviluppata.

c) Pressione fiscale più alta per effetto delle imposte locali in seguito al federalismo fiscale, sciagurato sistema tributario in presenza di livelli di reddito e industriali così diseguali geograficamente.

Al contrario quindi c’è bisogno di ridurre la pressione fiscale per le aziende del Mezzogiorno, rifinanziare Comuni e Regioni, fissare i livelli essenziali delle prestazioni, limiti che incidono sul tessuto produttivo, sul reddito delle famiglie, sulla convenienza ad investire in una determinata zona.

d) Burocrazia ed inefficienze della Pubblica Amministrazione.

Occorre una maggiore dotazione di risorse da destinare alla macchina amministrativa per l’erogazione di migliori servizi di pubblica utilità, in modo da favorire lo sviluppo delle risorse umane e territoriali in molta parte non valorizzate e far guadagnare competitività alle nostre aziende.

e) Spese di pubblicità, di distribuzione, di ricerca e sviluppo.

Dando per scontato che non esiste nessuna pregiudiziale da parte dei consumatori meridionali, il dato che emerge e di cui non si può non tenere conto in ogni politica a favore dell’occupazione nel Sud, è che i nostri consumi di beni e servizi prodotti al Nord generano un PIL di 186 miliardi l’anno. Da questo fattore scaturiscono una serie di conseguenze che implicano ripercussioni su posti di lavoro, sviluppo economico, redditi pro capite, entrate erariali, capitale sociale, vivibilità.

Oltre ad una campagna massiccia di sensibilizzazione che promuova l’acquisto di prodotti di aziende del meridione, si potrebbero prevedere degli aiuti, sotto forma di detrazioni e credito d’imposta, a sostegno delle spese di pubblicità e di ricerca, lì dove oggi è difficile competere per le nostre piccole e medie imprese contro gli imperi industriali del nord e le loro agenzie pubblicitarie, in grado di influenzare il consumatore finale. Proponiamo l’introduzione di un’aliquota IVA agevolata sui prodotti delle aziende con sede legale e stabilimenti al sud, allo scopo di favorirne l’espansione. Inoltre è necessario dislocare le sedi legali dei giganti dell’energia e della comunicazione, o riformulare l’imposizione fiscale vigente.

f) Minore tutela per le esportazioni.

Anziché favorire l’export di prodotti meridionali, gli accordi di libero scambio (come il Ceta) che prevedono eliminazione dei dazi, misure di tutela riguardo la contraffazione, semplificazione degli investimenti, prendono in considerazione quasi esclusivamente prodotti del centro nord.

g) Criminalità organizzata, clientelismo, corruzione, sicurezza, evasione fiscale, lavoro nero.

Alle difficoltà sopra descritte, per chi vuole intraprendere un’attività imprenditoriale qui al Sud, se ne aggiungono queste altre nel quadro già discriminante tra settentrione e meridione: occorre una seria volontà politica che finalmente metta al primo posto la legalità, indispensabile per lo sviluppo socio- economico ed etico-culturale del Mezzogiorno.

2 UMANITA’

Umanità ed accoglienza

Adozione del Modello Riace, esempio vivente di come l’accoglienza possa rivelarsi un vantaggio per le popolazioni autoctone.

3 TERRA

Debito

Oltre alla cancellazione del debito “odioso” chiediamo l’istituzione di una Commissione per l’audit sul debito pubblico italiano e locale, allo scopo di individuare i segmenti del debito pubblico contratti non nell’interesse dei cittadini.

Abolizione del Fiscal Compact. Questo significa rottura degli attuali Trattati europei che impediscono la spesa pubblica espansiva, cioè la spesa per investimenti pubblici, per lo stato sociale e per il sud.

Abolizione della legge costituzionale n. 1 del 2012, che ha introdotto nella Carta costituzionale (art. 81) il principio dell’obbligo del pareggio di bilancio, ulteriore ostacolo alla spesa espansiva.

Ambiente

Abolizione artt 35 e 38 del DL n. 133 del 12/09/2014 (c.d. Sblocca Italia) convertito dalla L. 164/2014, che sottraggono potere alle Regioni e alle Autonomie locali in materia di inceneritori ed idrocarburi.

Pubblico

Rilancio dei beni comuni attraverso la nazionalizzazione, sotto controllo popolare dei beni strategici e dei servizi pubblici.

Diritto all’abitare

Reintroduzione dell’equo canone per la locazione di alloggi, tranne le abitazioni di lusso.

Molte famiglie non hanno possibilità di accedere all’edilizia popolare, perché non rientrano nei parametri, ma questo non significa che siano agiate. Le rendite immobiliari vengono utilizzate per sostituire un reddito da lavoro o per accumulare ricchezza, a discapito di chi è costretto a pagare il canone di locazione ed affanna ad andare avanti. La casa è un bene primario, non è ammissibile alcuna forma di speculazione. E’amorale.

4 CONOSCENZA

Introduzione nelle scuole dello studio delle lingue, della storia e delle tradizioni locali, si tratta di un patrimonio che non va perduto.

Revisione dei testi scolastici per un racconto plurale del Risorgimento italiano. Revisione della toponomastica.

Blocco dell’esodo degli studenti verso le università del nord, incrementando FFO per gli atenei del sud, rivedendo i parametri attualmente in vigore che penalizzano il sud e innescano un circolo vizioso. I fondi devono andare a chi più ne ha bisogno.

Due le criticità:

1) Alloggi per gli studenti fuori sede, presenti in maniera massiccia al nord e quasi del tutto assenti al sud, situazione

che spinge gli studenti ad iscriversi agli Atenei del nord.

2) Possibilità di trovare un lavoro dopo gli studi, molto elevata al nord e bassa al sud.

5 RISORSE

Introduzione del principio di equità e giustizia nella distribuzione delle risorse economiche del paese. Approvare questo principio serve ad evitare quella odiosa prassi che negli ultimi anni ha portato la classe politica ad adottare nella distribuzione delle risorse parametri profondamente ingiusti, oltre che fantasiosi e contraddittori. Ad esempio per lo stanziamento dei fondi per la sanità il criterio adottato è quello dell’anzianità della popolazione, per gli asili nido quello della spesa storica, per la manutenzione delle strade provinciali si è scelto come parametro il tasso di occupazione. Tutti questi anomali criteri hanno un solo elemento in comune, quello di favorire, nella distribuzione delle risorse, la parte del paese più ricca e avvantaggiata, secondo un principio ingiusto ed iniquo.

Per fronteggiare questa barbarie politico amministrativa bisogna stabilire criteri univoci, ispirati al principio di giustizia ed equità. Per estensione a questi principi chiediamo di approvare, da subito, una legge sulle Rc auto che premi i guidatori meritevoli ovunque essi risiedano, senza alcuna discriminazione territoriale.

Il principio serve anche a rafforzare ed armonizzare la clausola del 34% (la legge di conversione del decreto Mezzogiorno di fine 2016 ha sancito l’obbligo per le amministrazioni centrali di riservare al Mezzogiorno un volume complessivo di stanziamenti ordinari in conto capitale proporzionale alla popolazione di riferimento. Quindi almeno il 34%). Quest’ultima infatti dev’essere intesa come limite positivo e non negativo nel senso che la soglia del 34% deve essere ponderata, per ragioni di equità per garantire standard minimi di prestazioni in tutto il territorio a prescindere dalla entità percentuale della popolazione.

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