Un passo verso la decolonizzazione: perchè è importante cambiare la toponomastica delle città del Sud.

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Di Annamaria Pisapia

“Di fronte al mondo sistemato dal colonialista il colonizzato è sempre supposto colpevole” –Frantz Fanon “I Dannati della Terra” .

La colonizzazione del Sud, avviata 155 anni fa, potè espandersi grazie, anche, alla diffusione capillare su tutta la penisola, di una storiografia improntata all’annichilimento delle popolazioni del Mezzogiorno, della sua storia, della sua identità,  con l’intento di sottrargli forza e capacità. Un modello che si è sviluppato in maniera esponenziale e su cui la classe politica nord-centrica ha costruito la sua egemonia sul Sud. Fin dal 1860 la divulgazione storiografica fu affidata a quegli storici che vennero definiti “sabaudisti”.

Essi avevano il compito di divulgare la “Storia Patria” attraverso la mitizzazione dei Savoia. L’indottrinamento avveniva mediante compendi, letture e manuali, che venivano imposti nelle scuole elementari, così che l’imprinting (condizionamento)potesse fissarsi e forgiare le giovani menti.  In una Circolare Ministeriale del 26 novembre 1860 si legge: “La storia nazionale deve essere identificata con quella dei sovrani sabaudi…”. Ma, per la riluttanza di molti insegnanti, in special modo quelli del Mezzogiorno, ad adottare la nuova versione storiografica, il Ministro della P.I. Broglio, nel 1868 istituì una commissione d’inchiesta in cui spiegava: “ I maestri sono estranei in massima parte, quando non ostili, al nuovo corso politico inauguratosi nel 1861… specie nelle scuole degli ex territori pontifici e del Meridione…”  Così, al fine di un vigoroso attecchimento il Ministro Baccelli istituì delle “Conferenze Pedagogiche” da tenersi in tutta la penisola.

E’ inutile dire che da allora nulla è cambiato e  i libri di testo scolastici sono tuttora concepiti in maniera da alimentare la colonizzazione del Sud.  Colonizzazione che fu chiara fin da subito a eminenti politici, come il Deputato Proto Maddaloni,  il quale presentò una mozione parlamentare a riguardo il 20 novembre 1860, censurata dalla Commissione Parlamentare, e ad altri tra cui il Ministro Francesco Saverio Nitti, che non esitò a denunciare le condizioni cui era costretta a vivere Napoli: “…ridotta ormai a città capitale di una colonia…”. Da allora le condizioni in cui è  tenuta Napoli continuano, tuttora, ad essere quelle di una capitale colonizzata.  Condizioni che si sono negli ultimi decenni fatte sempre più evidenti, in cui non possiamo non riconoscere  quelle dinamiche innescate da quel fatidico 1860 e che sono proprie dei colonizzatori. Tra queste ne riconosciamo alcune, tuttora ben visibili: l’occultamento della storia, come già evidenziato, e  la distruzione dei segni del passato del popolo conquistato. Quest’ultima dinamica acquista una importanza rilevante, come ci insegna la semiotica, perché fa riferimento, inequivocabilmente, al predominio e marcazione del territorio. Il tutto viene attuato rimuovendo monumenti e toponimi da strade, vie, piazze, che vengono sostituiti da quelli dedicati ai nuovi governanti.

Questa lunga premessa si rendeva necessaria per focalizzare meglio l’attenzione su  uno dei punti fondamentali:” Napoli, così come l’intero Mezzogiorno, ahimè, prima di essere colonizzata economicamente continua ad esserlo mentalmente”. E fintanto che continuano ad esistere monumenti, strade, vie e piazze in ricordo di coloro che si resero rei del massacro del Sud la colonizzazione si autoalimenta.  E con essa l’educazione alla minorità. Tutto ciò ci depriva delle nostre radici, della nostra memoria e della nostra identità: indebolendoci e instillandoci un errato senso di colpa e di riconoscenza verso i nostri “liberatori”.

Pertanto ritengo di fondamentale importanza la rimozione di quei toponimi, dedicati a personaggi che si sono macchiati di delitti efferati contro il popolo napoletano. E, laddove possibile, di ripristinare l’antico toponimo. Considerando che: “La memoria del proprio passato restituisce dignità e identità ad un popolo e ne rafforza l’autostima”.

 

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