Il sud cresce più del nord. E se ci fosse più comprasud?

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di Raffaele Vescera dalla pagina Terroni di Pino Aprile

Secondo l’anticipazione del rapporto Svimez 2016, in quest’ultimo anno l’occupazione al Sud è cresciuta dell’1,6%, ben il doppio che al Nord. Il Mezzogiorno ha impiegato 94.000 lavoratori in più dell’anno precedente, giovani sottratti al triste mercato dell’emigrazione verso nord, ma è cresciuto solo nei settori del turismo e dell’agricoltura, che registrano un vero e proprio boom, più 8,6% il primo e più 5,5 l’altro.
Tuttavia, il numero totale degli occupati resta mezzo milione in meno del 2008, anno d’inizio della crisi, mentre il Nord ha già recuperato i livelli del 2008, a conferma che la crisi è stata scaricata sul Sud, il quale ha visto scendere paurosamente la sua produzione industriale. Scrive Svimez: “Elementi di preoccupazione sono il calo del lavoro nella manifattura in senso stretto (-1,6%), che porta il rapporto a parlare di «crescita senza industria e degrado dell’occupazione, sempre più concentrata su impieghi a bassa qualificazione. Le professioni cognitive altamente qualificate hanno perso, tra il 2008 ed il 2015, oltre 1,1 milione di unità in Italia (-12,8%), un calo che nel Mezzogiorno è stato molto più accentuato (-18,7%) rispetto al Centro-Nord (-10,8%).”

Vogliamo ricordare che la disoccupazione al Sud, dove quella giovanile raggiunge punte del 65%, resta il doppio che al Nord, e il reddito pro capite è circa la metà di quello del Nord. Una crescita senza industria, limitata ai settori agricoli e turistici è una crescita monca e strategicamente debole. Tuttavia i segnali positivi ci sono, analizziamoli. Nel turismo, è avvenuta grazie alla forte crisi dei paesi arabi sotto attacco terroristico, ma anche grazie al rilancio d’immagine di una terra, diffamata in patria dai media italiani, ma apprezzatissima all’estero, giudicata in America quale la più bella del mondo. Nel rilancio d’immagine del Sud, non è da trascurare l’azione decisiva dei gruppi meridionalisti che, attraverso il potente strumento del web, riescono a contrastare efficacemente il mantra di un Sud gomorra, diffuso a vantaggio di nordici interessi speculativi.

Il nostro Sud nel mondo è visto come un paradiso turistico, mare e paesaggi da favola, il museo a cielo aperto più grande del mondo, non solo per i siti archeologici ma anche per il romanico, il barocco e quant’altro. Ma anche montagne e boschi, la gastronomia, quella della dieta mediterranea, ritenuta la migliore al mondo, e poi insieme al sole, la musica, i colori, la vivacità, l’allegria di una terra che, per quanto provano a farla passare per infelice, prorompe di vitalità. Una terra in cui nessuno si sente mai solo e la criminalità, in tutt’altre vergognose faccende affaccendata, non pare un’evidente preoccupazione per i turisti. Grecia e Spagna non sono da meno, vero, ma le chances del Sud forse sono maggiori, considerando la complessità delle sue qualità.

Immaginiamo ora se la nostra bella terra avesse mezzi di trasporto più comodi e veloci per essere raggiunta, più aeroporti, uno ogni 300 km, mentre al Nord ve n’è uno ogni 40 km. Immaginiamo se avesse strade, autostrade e ferrovie come il Nord. Ma ciò ci è negato da uno Stato antimeridionale per suo elemento costitutivo. Mangiare a Mezzogiorno pare l’articolo uno della costituzione italiana, per dirla con Massimo Troisi.

Stessa cosa accade nel settore agricolo, dove la nostra produzione viene fortemente penalizzata e resa sconveniente dagli accordi scellerati europei, che liberalizzano le importazioni di prodotti esteri a costi miserabili in cambio di esportazioni di prodotti industriali e armi nei paesi poveri. Ciò nonostante, l’agricoltura al Sud cresce, ma ciò è dovuto alla nascita di molte imprese giovanili specializzate nella produzione di altissima qualità esportabile nel mondo. Molti dicono che questa crescita è dovuta soprattutto alla campagna del compra Sud sostenuta dai gruppi meridionalisti. C’è da credervi. Oltre il 90% dei prodotti acquistati dai meridionali è importato dal Nord, per un valore annuo di 70 miliardi di euro. Rafforzare il compra Sud, comprare prodotti lavorati dalla nostra gente è decisivo per sottrarre all’emigrazione centomila giovani ogni anno, che vanno via come avviene da troppo tempo. Questo sì sarebbe il vero terrore dei gruppi finanziari del Nord che detengono le leve del potere politico italiano.

Il compra Sud, oltre che l’agricoltura, fa crescere anche il settore industriale e quello terziario a essa collegati. Tra l’altro, la mutazione della questione meridionale annunciata nel libro “Mai più terroni” di Pino Aprile, sembra in pieno svolgimento. Con la rivoluzione informatica, la territorialità e la logistica perdono importanza a vantaggio della creatività innovativa delle proposte. In questo, i giovani del Sud non sono secondi a nessuno. Basti considerare la scelta della Apple per istituire a Napoli la sua prima scuola di formazione europea.

«L’apparato produttivo meridionale sopravvissuto alla crisi sembra essere in condizioni di restare agganciato allo sviluppo del resto del Paese e manifesta una capacità di resilienza, la presenza di un gruppo di imprese dinamiche, innovative, con un grado elevato di apertura internazionale e inserite nelle catene globali del valore». Commenta la Svimez.
Questo Sud può farcela a riscattarsi, dipende soprattutto da noi Meridionali, dal nostro vederci con i nostri occhi, piuttosto che con quelli del “padrone bianco”, ovvero dal nostro amore verso la nostra terra e la nostra gente.

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