Renzi a Bari ? No scappa a New York…

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di Raffaele Vescera

Aveva annunciato la sua partecipazione all’inaugurazione oggi a Bari della Fiera del Levante, dove sarebbe venuto per svelare il suo piano, anzi il masterplan, per la rinascita del Sud. E invece vola a New York, per assistere alla finale mondiale di tennis delle due pugliesi Pennetta e Vinci, per l’occasione “sorelle d’Italia”. Guarda un po’ che cosa deve fare Renzi per vedere due meridionali, andare fino a New York. Sai com’è, quelli che abitano a Sud sono rompiscatole. I sagaci baresi non risparmiano battute: “Invece di raccontare palle a noi, è andato a vedere quelle da tennis a New York”, e anche: “Renzi a New York, fornitore ufficiale di palle al Sud”.

A Bari, lo aspettavano imprenditori preoccupati del precipitare della situazione economica e amministratori spauriti dalla caduta di quella politica, ma lo aspettavano anche i contestatori dei “comitatini” come li chiama il fiorentino, sul piede di guerra per gridargli in faccia no alle trivelle, no al Tap, all’Energas, al carbone, all’Ilva inquinante, agli inceneritori, alla frode xylella, ai depositi scorie nucleari e a tutti i progetti che devastano la terra più bella del mondo. E lo aspettava anche Emiliano per dirgli che le trivelle a mare non le vuole, perché il turismo è ormai tutto per la Puglia e per dirgli anche che la “buona scuola” a lui sembra proprio una cattiveria.

Aspettavamo tutti di sentirgli dire con quella bocca ciò che avrebbe fatto per il Sud, condannato ormai a essere la regione più povera d’Europa, come la Svimez gli ha ricordato, rovinando le vacanze a sua eccellenza. Che cosa avrebbe detto l’emissario della finanza del nord che noi non sappiamo? Avrebbe forse promesso equità di investimenti tra nord e sud? Avrebbe garantito l’arrivo dell’alta velocità ferroviaria a Lecce e a Palermo? Avrebbe presentato un piano per migliorare i porti, aprire nuovi aeroporti, magari internazionali, fare nuove strade e rifare quelle vecchie, impedire il fallimento delle università meridionali programmato dal governo, dare una fiscalità di vantaggio alle imprese che investono al Sud per creare lavoro, debellare la mafia e concesso altri benefici che riscattino il Pil del Mezzogiorno?

Non lo sappiamo, anzi sì, ha detto tutto a De Tomaso, direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, nella lunga intervista pubblicata oggi. Ha detto che bisogna sbloccare i lavori per il tratto ferroviario Napoli Bari, ma per farlo bisogna che si accetti lo “sblocca Italia” e ha detto che verranno accelerati i lavori sulla tratta adriatica, ma niente alta velocità sia chiaro, si tratta solo di vecchi lavori di raddoppio del binario unico, previsti da oltre un secolo. Ha detto che il Tap è solo un tubo, e poi ha detto che il Sud deve riprendere fiducia in se stesso, smetterla di piangere e “rimboccarsi le maniche”, imparando dai pugliesi, perché esistono diversi Sud, uno per ogni regione, e non va bene che le regioni meridionali si uniscano per fare fronte comune.

Insomma, sfottuti a casa nostra con una caterva di allucinanti banalità, di chiacchiere un tanto al chilo, meno male per lui che è volato in America, sospettiamo che se queste cose le avesse dette a Bari, ci sarebbe stata una mezza rivolta.

A contorno, ci ha finiti di sfottere l’amministratore di Trenitalia, Elia, che ha fatto esporre sul binario uno di Bari il Frecciarossa Mennea, il treno più veloce d’Italia che non correrà mai né al Sud e né tantomeno in Puglia, la regione di Mennea, che in cambio avrà solo un vecchio Frecciarossa, uno solo che farà su e giù da Milano a Bari correndo sul vecchio binario adriatico a metà della velocità che gli consentirebbero i motori se ci fosse un binario per l’alta velocità, e che per passare una mattinata di lavoro a Milano, obbligherà i baresi a due pernottamenti. Per protesta, molti amministratori pugliesi hanno disertato la cerimonia. Fosse che il Sud cominci a svegliarsi sul serio?

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Un commento

  • Ha ragione Renzie: “Rimbocchiamoci le maniche”. E allora, ragazzi, cosa aspettiamo?. Incominciamo a mettere giù un piano (concreto), fare un po’ di conti e poi…via, si parte. La forza non sia, è con noi. Sarà dura e lunga, ma ce la faremo. D’altro lato, cominciano ad ammetterlo anche loro (Speranza: “E’ una scissione silenziosa, il tricolore e l’inno sono soltanto un guscio vuoto” (Il Fatto quotidiano, 12/9/2015). Cominciamo a scrivere noi la (nostra) storia.
    Un abbraccio
    Amedeo

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