Mito Xylella: tra realtà e invenzione

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di Beatrice Lizza

Gli undici milioni di olivi millenari che popolano il Salento non sono più un simbolo di pace: l’iniziativa di piantare centinaia di olivi in risposta alle condanne a morte sentenziate dall’UE, suona come una vera e propria dichiarazione di guerra.
Ma cos’è questa Xylella Fastidiosa? Quanto è realmente dannosa e quanto si sa a proposito?
L’olivo è una pianta che ha bisogno di cure e precise conoscenze tecniche per ottenere le sue pregiate olive, vanto del Made in Italy. Sono almeno vent’anni, però, che i proprietari degli oliveti non sono più agricoltori e la mano d’opera specializzata offre, giustamente, servizi a prezzi crescenti: si parla di centinaia di euro per la potatura di alcune decine di alberi. E se le olive sono puramente made in Italy, lo è anche l’interesse pressoché nullo dello Stato, il quale non ne tutela né la produzione, né la preziosa biodiversità, né la qualità. E’ comprensibile che un buon numero di proprietari favorisca l’utilizzo di agenti chimici come diserbanti e pesticidi, nettamente più economici dei lavoratori in grado di applicare tecniche agronomiche tradizionali e naturali. Il batterio assassino pare essere in grado di uccidere, da solo, centinaia di alberi, ma è davvero così?
In realtà il problema diagnosticato alle piante cosiddette “infette”, è stato segnalato per la prima volta nel 2010 e si chiama CoDiro (complesso di disseccamento rapido dell’Olivo).
In quanto “complesso”, appunto, non dipende direttamente dalla Xylella, ma presenta diverse concause: il lepidottero “Rodilegno giallo” e alcune specie funghi patogeni. E’ giusto precisare che la Xylella, come tutti gli altri batteri, non sia in grado di intaccare la salubrità della pianta a meno che questa non sia già debilitata.
Un’altra lacuna nell’informazione nazionale è quella di omettere che, sebbene sia stato riconosciuto il batterio, non ci sono dimostrazioni scientifiche della sua patogenicità, ovvero l’effettiva capacità del microrganismo di creare un danno. Eppure le altre ipotesi scientifiche, seppur avanzate da ricercatori affermati, non hanno riscontrato lo stesso successo mediatico.
La denuncia del professore Giuseppe Altieri (professore di fitopatologia, entomologia, agricoltura biologica e agroecologia) è rimasta pressoché ignorata, eppure questa volta gli imputati sono l’abbandono colturale, causato dalla mancanza di trattamenti biologici e potature autunnali, oltre ai disseccanti (utilizzati principalmente lungo le linee ferroviarie) che intaccano l’equilibrio microbico dei terreni, indebolendo le piante e i loro sistemi immunitari.

Inascoltate anche le proteste di agricoltori e studiosi che, documenti del ministero alla mano, hanno ricordato agli onorevoli boia del verde, che appena il 2% delle 26.755 piante campionate per la relazione Mipaaf del 6 Luglio 2015 (tra cui anche mandorli, oleandri e viti) è risultato positivo alla presenza di Xylella.

Nonostante tutte le perplessità sull’entità del batterio, dal 2014 le eradicazioni procedono senza pietà “per evitare la contaminazione e la diffusione”, anche se numerose testimonianze ci parlano di alberi tagliati a pezzi, ma che vengono lasciati sul posto per settimane!
Il famigerato microrganismo non può spostarsi da solo, ma ha bisogno di un insetto vettore per propagarsi, la cosiddetta Sputacchina. Vettore estremamente diffuso in tutto il territorio, prontamente individuato ma non (ancora una volta) scientificamente provato!
La risposta delle autorità competenti, alla luce di questa nuova scoperta è stata quella di ordinare l’utilizzo di fiumi di fitofarmaci, della stessa famiglia di quelli denunciati come i responsabili del disseccamento.

Questo è il batterio Xylella: un microrganismo di patogenicità dubbia, timidamente affermato come concausa di un disastro annunciato.
La frettolosa condanna a morte di piante plurisecolari è inaccettabile, mentre sotto le loro fronde si moltiplicano vistosamente le zone d’ombra.

La domanda è sempre la stessa: cui prodest?

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