La sanità differenziata

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I sostenitori del “Sì” tra le argomentazioni adottate nella campagna referendaria, focalizzano l’attenzione sulle maggiori garanzie che deriverebbero in materia di salute, nel caso in cui la riforma dovesse divenire legge. Ma procediamo per ordine.
Con la Riforma del Titolo V, diversi sono stati i contenziosi tra Stato e Regioni. Le modifiche del 2001 hanno dato vita ad un Federalismo Fiscale non solidale ma asimmetrico; le regioni avrebbero dovuto colmare le diversità sul territorio e ledere gli ostacoli alla fruizione dei diritti.
Sarebbe stato compito del Fondo Perequativo, come quanto disposto dall’art. 119 della Costituzione, “rimuovere gli equilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti alla persona”, e tra questi, anche quello alla salute. Tale norma costituzionale non ha trovato applicazione, il fondo non è mai stato adeguatamente finanziato, i cittadini non si sono visti riconoscere un’uguaglianza dei servizi e delle prestazioni sanitarie, a prescindere dalla regione di appartenenza.
Un vizio originario contenuto nel Titolo V, a cui si è tentato di sopperire, con la Riforma Renzi- Boschi, aggirando il problema. L’attuale riforma che modifica l’articolo 117, non garantisce la fruizione del diritto equamente su tutto il territorio, non scioglie il nodo : con la Riforma non si inciderà sulle risorse, e quindi sul reale e originario problema; lo Stato determinerà solo i livelli essenziali. Come disciplina il 119 modificato: “Con legge dello Stato sono definiti indicatori di riferimento di costo e di fabbisogno che promuovono condizioni di efficienza nell’esercizio delle medesime funzioni”.
Compare sempre la parola “efficienza”, non equità, ergo, la prestazione e fruibilità dei servizi non dipenderà dai bisogni dei cittadini, ma sarà condizionata dalle risorse disponibili sul territorio.
La riforma costituzionale, ancora una volta, si rivela uno specchietto per le allodole, anche in materia di salute. Il binomio dicotomico regioni virtuose- inefficienti, segnerà una volta per tutte la costituzionalizzazione di una linea politica discriminante tra regioni ricche e regioni povere. La salvaguardia e la tutela dei diritti sociali escono pesantemente inficiati nella loro ragion d’essere; stiamo assistendo al dispiegamento di una riforma non perequativa ma discriminante, volta ad istituire una graduatoria tra cittadini meritevoli e no, sulla base di un criterio avente per ratio la ricchezza che sta a monte in ogni singola regione.
Carmen Altilia

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