La lega va alla guerra (sì, ma interna)

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di Raffaele Vescera

La Lega va alla guerra. No, non si tratta di una guerra da fare elmi cornuti in testa e spada di latta agitata contro un “terun” immaginario, lo scontro è tutto interno. Il giorno “dell’orgoglio terrone”, recentemente svoltosi a Pontida alla presenza di quattromila partecipanti, convenuti non solo dal Sud per dire no al razzismo e alla politica antimeridionale della Lega, ha sortito l’effetto di scatenare l’opposizione interna che rifiuta il nuovo corso salviniano. Il pacifico concertone con i migliori musicisti partenopei, il civile comportamento dei partecipanti che non hanno lasciato un pezzo di carta sul prato, l’assurda chiusura di ogni attività della cittadina simbolo della farlocca storiella padana, decretata dal sindaco leghista con la cancellazione sul muro d’ingresso del paese della scritta “Padroni a casa nostra” e gli abitanti rintanati nelle case, ha provocato un vero e proprio choc nei militanti leghisti.

Responsabile dell’evidente beffa subita in “casa propria”, è ritenuto Salvini il quale con il suo fallimentare tentativo di conquistare il Sud alla politica leghista avrebbe scatenato le ire e le ritorsioni dei “terun”. Così, sullo stesso muro di Pontida, nei giorni scorsi è apparso lo striscione «Il popolo padano non vuole un segretario itagliano: Salvini fora da i ball» accanto alla scritta spray contro il sindaco «Carozzi dimettiti».

Ma questo è stato solo il primo segnale scatenante, dopo le passate critiche di Bossi alla politica nazionale di Salvini, oggi è sceso in campo Gianni Fava, assessore di Maroni, che si presenta come l’anti-Salvini e critica aspramente la deriva estremistica di destra della Lega: “Che c’entra Le Pen con noi? Bossi voti per me, dobbiamo tornare alla nostra politica tradizionale, limitata alle questioni del Nord”, ha dichiarato Fava, il quale ha aggiunto che sfiderà Salvini al prossimo congresso della Lega previsto nel mese in corso. Mentre Bossi, accompagnandolo in giro nelle sezioni della Lega, riferendosi a possibili brogli congressuali, ha detto: “Se succede qualcosa nella Lega, Salvini è un uomo senza sedia e quindi è un uomo morto”, Si prepara dunque una notte dei lunghi coltelli all’interno della Lega?

Ma l’oggetto del contendere non riguarda solo il mancato e per certi versi impossibile sfondamento a Sud della Lega Nord, la cui politica antimeridionale e razzista agli occhi degli abitanti delle ex Due Sicilie la fa apparire come il nemico numero uno, la stessa incursione di Salvini a Napoli ne ha dato prova. La contesa principale, molto probabilmente, riguarda il prossimo futuro di governo del centrodestra. Una Lega che va a braccetto con i gruppetti neonazisti, in chiave anti immigrati, potrebbe creare qualche imbarazzo alla grande alleanza anti Movimento Cinque Stelle, da qualcuno ipotizzata e comunque lasciata intendere dalle parole di Renzi. Non è la prima volta che il Pd, anche nelle sue passate versioni, ha fatto ricorso ad alleanze “impure”, complice Berlusconi. Lo stesso Bossi spingerebbe in questa direzione, anche motivato dalla possibile condanna chiesta dal Pm di Genova nel processo che lo vede coinvolto nella truffa da 56 milioni di euro. Un volemose bene tra Pd e centrodestra metterebbe al sicuro il sistema vigente che fa dell’Italia il paese più corrotto d’Europa, secondo solo alla Bulgaria, dando loro speranze di lunga impunità.

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