Comunicato UM Lucania: L’inchiesta della Procura Ambientale Antimafia sulle estrazioni petrolifere smonta il teorema del consociativismo tra affari e politica

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Gli arresti e i provvedimenti cautelari adottati dal Nucleo dei Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente nei confronti di dirigenti dell’Eni, di Tecnoparco, della Regione Basilicata e di pubblici amministratori, danno pienamente ragione alle iniziative di Unione Mediterranea, che a più riprese ha denunciato il circolo vizioso a cui sono stati assoggettati i territori e le popolazioni del Sud.

“A noi non ci coglie di sorpresa l’esito di questa coraggiosa inchiesta della Procura di Potenza che mette a nudo i comportamenti truffaldini sui rifiuti pericolosi – dichiara il coordinatore regionale lucano del movimento, Nicola Manfredelli – poiché abbiamo fatto proprio del superamento della condizione di grave ed insopportabile danneggiamento dei cittadini meridionali, la ragione primaria della nascita di Unione Mediterranea”.

Già nei mesi scorsi, il Movimento, che si batte per l’autonomia e l’indipendenza del Sud, ha sollevato la questione delle disparità di trattamento in termini di ambiente e tutela della salute, consegnando un dossier all’Unione Europea, in cui è fatto riferimento anche alle conseguenze delle attività estrattive petrolifere in Basilicata, sottoscritto da oltre 13.000 firmatari per chiedere l’istituzione di una Commissione Speciale sul rispetto dei principi della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea nelle regioni meridionali.

Anche nelle iniziative a favore del SI per l’imminente Referendum, Unione Mediterranea ha sempre specificato che il blocco delle concessioni in mare deve essere vista non come la risoluzione del problema ma come una tappa di un processo di revisione complessiva delle autorizzazioni, soprattutto quelle in terra ferma, in aree antropizzate, che pongono a grave rischio la salute delle popolazioni locali.

Lo slogan, NÈ IN MARE E NÈ IN TERRA | NÈ A DANNO DEI PESCI E NÉ A DANNO DELLA GENTE | trova pieno riscontro negli avvenimenti di queste ultime ore in Basilicata.

E’ molto grave ed irresponsabile la tattica del “tuttapostismo” adottata dalle società petrolifere e dalla politica accomodante e subalterna agli interessi delle multinazionali; si tratta di un teorema che è stato autorevolmente confutato dalle inequivocabili dichiarazioni del Procuratore della Direzione Nazionale Antimafia, Alfredo Roberti: “Spiace rilevare che, per risparmiare decine di milioni di euro, ci si riduca ad avvelenare il territorio, attraverso i vecchi meccanismi truffaldini del cambio del codice rifiuti CER, che viene modificato con la compiacenza di chi dovrebbe controllare e non controlla“.

Si parla di una cifra risparmiata ogni anno dall’Eni, di circa 70milioni di € sullo smaltimento dei rifiuti petroliferi, che suona come una doppia beffa per il popolo lucano; in sostanza, oltre all’attentato alla salute dei cittadini, l’Eni si è ripresa con gli interessi al 100×100 quanto avrebbe dovuto erogare con il bonus sulla card ai patentati, stimato in 30-35 milioni di € all’anno: in pratica te ne do 35 e me ne riprendo 70!

Una realtà dei fatti ben diversa da quella che si è voluta far apparire attraverso il “tuttapostismo” che nasconde e sostiene il “colonialismo” da cui deve affrancarsi il Sud e che è alla base delle iniziative di Unione Mediterranea che già nei prossimi giorni organizzerà un raduno ad Avigliano con i simpatizzanti lucani e con la partecipazione degli esponenti nazionali, Flavia Sorrentino e Marco Esposito.

                                                                                               Unione Mediterranea Lucania 

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