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La capitale morale: con il culo degli altri

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Veni, vidi, tacui (cit. Donald Herron) la frase perfetta per descrivere il “sistema” dell’azienda di trasporto lombarda.

Ma procediamo  per punti,  15 novembre 2017 viene dato il via libera definitivo dell’Aula della Camera alla legge sul Whistleblowing. Il testo sulla segnalazione di attività illecite nell’amministrazione pubblica o in aziende private da parte del dipendente che ne venga a conoscenza, integra la normativa sulla tutela dei lavoratori del settore pubblico che segnalino illeciti e introduce forme di tutela anche per i lavoratori del settore privato.

La locuzione Whistleblower identifica un individuo che denuncia pubblicamente o riferisca alle autorità attività illecite o fraudolente all’interno del governo, di un’organizzazione pubblica o privata o di un’azienda. Le rivelazioni o denunce, possono essere di varia natura: violazione di una legge o regolamento, minaccia di un interesse pubblico come in caso di corruzione e frode, gravi e specifiche situazioni di pericolo per la salute e la sicurezza pubblica.

I whistleblower possono denunciare le condotte illecite o pericoli di cui sono venuti a conoscenza all’interno dell’organizzazione stessa, all’Autoritá Giudiziaria o renderle pubbliche attraverso i media o le associazioni ed enti che si occupano dei problemi in questione.

Spesso i whistleblower, soprattutto a causa dell’attuale carenza normativa, spinti da elevati valori di moralità ed altruismo, si espongono singolarmente a ritorsioni, rivalse, azioni vessatorie, da parte dell’istituzione o azienda destinataria della segnalazione o singoli soggetti ovvero organizzazioni responsabili ed oggetto delle accuse, venendo sanzionati disciplinarmente, licenziati o minacciati fisicamente.

Il simbolo di questa storia è Andrea Franzoso,  il whistleblower che  svelò i furti di Ferrovie Nord Milano e le “spese pazze” dell’allora suo presidente Norberto Achille ,  troviamo la sua vicenda nel libro Il Disobbediente (edizioni Paper First).  Andrea Franzoso, il disobbediente,  funzionario delle Ferrovie Nord Milano con l’aiuto del collega Luigi Nocerino scoperchiò il “sistema” dell’azienda di trasporto lombarda, sotto quel coperchio il gup Roberto Arnaldi ha stabilito per l’ex presidente di Ferrovie Nord Milano spa holding,  Norberto Achille,  due anni e otto mesi di carcere nel processo in abbreviato in cui l’ex dirigente era accusato di peculato e truffa. Il pm Giovanni Polizzi, che aveva chiesto esattamente la stessa pena, lo accusava di avere distratto dalla società, partecipata da Regione Lombardia e da Ferrovie dello Stato, 429mila euro, fondi di cui aveva disponibilità per via delle “funzioni svolte” e che avrebbe utilizzato, invece, per fini personali suoi e dei suoi familiari: la moglie e due figli.

Secondo il capo di imputazione, Achille avrebbe “destinato” due “utenze telefoniche aziendali a uso esclusivo” della moglie e del figlio Marco e si sarebbe fatto “addebitare le telefonate effettuate dall’altro figlio” Filippo (arrestato nel giugno 2015 con l’accusa di aver aggredito il padre per avere soldi) sulla sua utenza aziendale, per un totale di oltre 124mila euro. In più, avrebbe utilizzato le carte di credito aziendali “per spese personali proprie e dei propri familiari” per un totale di 74.144 euro: si va dai 3.750 euro spesi in “scommesse sportive” ai 7.634 in abbonamento alla pay tv, compresi i costi per la “visione di una serie di film pornografici”.

Tra le contestazioni anche l’uso improprio delle auto di Fnm “a lui assegnate” anche messe a disposizione, con tanto di autista, per “gli accompagnamenti” del figlio Filippo. Per l’accusa, tra l’altro, Achille non avrebbe comunicato alla società le multe prese dal figlio Marco con macchine aziendali, mettendole quindi in conto a Ferrovie Nord Milano che avrebbe pagato indebitamente oltre 158mila euro.

La giustizia ha fatto il suo corso, ma lungo questo percorso che fine avrà fatto Andrea franzoso, che ne è stato di quel disobbediente che si è permesso di mettere in  discussione le virtù della capitale morale d’Italia ?

Andrea Franzoso dovette presentare un ricorso al tribunale del lavoro per essere stato rimosso dal suo incarico, dopo aver presentato la denuncia contro il manager:  cioè il trattamento ricevuto dal funzionario della partecipata della Regione Ferrovie Nord Milano spa per aver denunciato, è stata la rimozione dal suo incarico – si legge nel ricorso presentato al tribunale del Lavoro – “costretto a trascorrere la giornata lavorativa nella più completa inattività e con progressivo isolamento: i colleghi di lavoro erano restii a recarsi nel suo ufficio per timore di essergli associati e subire ritorsioni”.

Colleghi, compagni di lavoro, che vennero, videro, tacquero. Scrive Andrea Franzoso nel libro «Il disobbediente» (PaperFirst editore) che il giorno in cui si scoprì che era stato lui a far scoppiare il bubbone, fu circondato da colleghi in festa, compresa una segretaria dell’ormai ex presidente Achille: «È una bella donna sui quarant’anni. Alta, bionda, sempre in grande spolvero e con indosso abiti griffati. Scuotendo i pugni in avanti, esulta: “Evvai, ragazziii!”. Ride nervosamente e domanda: “Posso abbracciarvi?”. Mi faccio avanti, lei si avvicina a braccia aperte. Mi stringe forte a sé e mi stampa due grossi baci sulle guance: “Grazie, Andrea”. (…) La osservo con una punta di amarezza. Dov’era, lei, in tutti questi anni?»… «I più coraggiosi, quelli che per primi si erano affrettati a manifestare platealmente, a me e a Luigi Nocerino il proprio sostegno, sono i primi anche a voltarci le spalle e a salire sul nuovo carro – o meglio: Carroccio – del vincitore». Carroccio ferroviario affidato dal governatore leghista Roberto Maroni al nuovo presidente delle Fnm, il non meno leghista Andrea Gibelli. Piazzato lì «per garantire», diceva, «maggiore semplificazione e trasparenza». Prima mossa: la rimozione non dei tanti che «non avevano visto» ma di chi aveva denunciato l’andazzo. Un segnale al «sistema» molto esplicito.

Eppure  Andrea Franzoso non è stato il primo, nella storia italiana, a pagar cara la scelta di denunciare un’abitudine poco morale,  il garibaldino Cristiano Lobbia che, eletto deputato, denunciò al Parlamento di Firenze, il 5 giugno 1869 (poi si dice fatta l’Italia…), la cessione per quindici anni a faccendieri anonimi raccolti intorno al Credito Mobiliare, della Regia Tabacchi, cioè il monopolio che secondo il banchiere Rothschild era «l’unica entrata sicura dello Stato», in cambio di un anticipo di 180 milioni. Meno della metà di quelli offerti a condizioni migliori (…) da certi finanzieri parigini e londinesi. Fu esaltato come un eroe, sulle prime, il parlamentare garibaldino. Ma poi venne annientato da una macchina del fango mai vista prima…

La morale di questa vicenda? Ognuno ne tragga la sua. Io l’ho trovata e l’ho messa  nel  titolo volgaruccio di questo articolo: la morale con il culo degli altri.

Adesso possiamo tornare al vero sport nazionale: il pregiudizio verso quei furbetti del sud che sanno solo rubare.  E  la capitale morale ? e Andrea Franzoso? Nessun problema un paio di talk show con il terroncello che si ruba la pensione, qualche falso invalido, un paio di parcheggiatori abusivi e tutto torna al suo posto.

 

MASSIMO MASTRUZZO

Timeo Danaos et dona ferentes

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di Massimo Mastruzzo
Portavoce nazionale di MO Unione Mediterranea

Disse Laocoonte ai Troiani, che volevano far entrare il famoso cavallo entro le mura della città: “Timeo Danaos et dona ferentes“. La prudenza non è mai troppa.
Vittorio Feltri con uno slancio che rischia di far traballare il suo personaggio di moralizzazione dei terroni, scopre, e scrive, che questi non sono antropologicamente inferiori ed il problema del non lavoro non è legato all’indole dei terroni, ma è la carenza di infrastrutture, che sono il propellente dell’economia, la prima causa del sottosviluppo del Mezzogiorno.
Sottolinea come la prima autostrada italiana, la Torino-Milano-Bergamo-Brescia, sia stata il trampolino per far decollare l’economia di quel territorio.

Se avesse anche aggiunto che da contro l’ultima è stata la Salerno-Reggio Calabria ( difatti non completamente terminata) e che intere aree del sud sono scoperte di una rete autostradale e ferroviaria degna di una nazione europea, domani come riconoscimento compravo un numero del suo quotidiano.
Stavo per lasciare il pc e andare in edicola quando scorrendo l’articolo di Feltri, nel passaggio dove fa riferimento alla Calabria, leggo: “Lo Stato unitario non ha spinto lo sviluppo della Regione, non ha dato strade e ferrovie, nessuna infrastruttura indispensabile per lo sviluppo
Poi ho letto dei trecentomila calabresi che dopo il trattamento sono risultati degni dei costumi Lombardi addirittura indistinguibili dagli indigeni,( Poteva almeno resistere fino all”ultimo) e riflettuto sul fatto che in fondo il lettore medio di Feltri sicuramente non avrebbe gradito questo scostamento dal pregiudizio che fa del quotidiano di Feltri la sua lettura preferita, ed ogni giornale si rivolge alla sua platea per mantenere quel rapporto di fiducia che è tra le fondamenta della vita del giornale stesso, ed ho quindi deciso di aspettare per vedere se la mutazione genetica di Feltri è un incidente di percorso lungo la comunicazione di Libero o una vera svolta rispetto al fango versato fino ad ora sui Terù.

Fonte: Vittorio Feltri: “Calabria e Meridione, il problema non è l’indole dei terroni. Ma…”

Crollo di studenti nel Mezzogiorno: inizia il percorso di desertificazione umana?

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L’allarme già lanciato dallo Svimez sul rischio desertificazione umana per il Mezzogiorno, comincia purtroppo a rivelarsi nella sua drammatica concretezza.

È la rivista “Tuttoscuola” a rilanciare i numeri, e a riproporre dunque il fenomeno, riprendendo il focus del ministero dell’Istruzione “Anticipazioni sui principali dati della scuola statale” relativo al 2017-18.
Secondo i dati elaborati, rilevando i decrementi dei singoli settori in ogni regione, il crollo è soprattutto in alcune regioni del Sud: Campania e Sicilia in testa. Tutta colpa del calo demografico che svuota le aule soprattutto alla materna (meno 29.181 bimbi rispetto al 2016-17) e alla primaria (meno 34.874 alunni)

IL CALO ALLA SCUOLA DELL’INFANZIA E PRIMARIA che si è verificato soprattutto in Calabria (-4.820) e in Sicilia (-3.333), altro non è che il cerino che dà fuoco alla miccia dell’allarme lanciato dallo Svimez , il quale ha stilato un rapporto basato sui dati Miur per gli anni scolastici 2016-17 e 2017-18. Anche alla scuola primaria, la Sicilia vede un decremento elevato: meno 6.226 alunni; seguono Campania (meno 6.037), Puglia (meno 3.439), Calabria (meno 2.248). Nelle scuole medie – spiega Tuttoscuola – al netto delle compensazioni per aumento di iscritti, il calo complessivo di alunni ha superato le 8 mila unità, con Campania e Sicilia che, ancora una volta, sono andate in rosso: 2.713 alunni in meno la prima, 2.391 in meno la seconda. Negli istituti superiori il record negativo si è registrato in Puglia (-2.768), seguita dalla Calabria (-1.651).

Il recente stanziamento di 209 milioni  per la fascia d’età zero-sei anni, nelle modalità in cui è stato ripartito, meno dove il meno è già un marchio di fabbrica con monopolio di Stato, rischia di rappresentare il colpo a quanto già inflitto dalla Commissione Bicamerale sul federalismo fiscale che ha approvato le tabelle che assegnano zero agli asili nido  nei Comuni del Mezzogiorno.

La cura richiesta per un paziente oramai in rianimazione, il Mezzogiorno, non potrà mai arrivare da chi è stato la causa dei suoi mali. La malattia si chiama Questione Meridionale e i virus si chiamano partiti nazionali, di destra e di sinistra.

Massimo Mastruzzo
Portavoce nazionale di MO Unione Mediterranea

Scuola infanzia, il 74% dei fondi assegnato al nord

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di Massimo Mastruzzo
Portavoce nazionale MO Unione Mediterranea

Vito De Filippo (Sant’Arcangelo PZ Basilicata, 27 agosto 1963) presidente della Regione Basilicata dal 2005 al 2013, Sottosegretario di stato alla salute nel Governo Renzi dal 28 febbraio 2014 al 12 dicembre 2016 e dell’istruzione, dell’università e della ricerca nel Governo Gentiloni dal 29 dicembre 2016.

Mi interessa poco l’appartenenza politica di questo sottosegretario (La Margherita fino al 2007, Partito Democratico dal 2007), ritenengo responsabili in egual misura, per le condizioni in cui versa il Mezzogiorno, tutti i partiti nazionali, tuttavia vado sempre curiosamente alla ricerca delle origini di chi rappresenta un determinato territorio per vedere come questi ne affronta e ne difende gli interessi.

Valeria Fedeli (Treviglio BG Lombardia, 29 luglio 1949) è una sindacalista e politica italiana, ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca dal 12 dicembre 2016 nel Governo Gentiloni.
La ministra Valeria Fedeli, per potenziare il sistema d’istruzione per l’infanzia ha ripartito 209 milioni di euro destinati a migliorare i servizi offerti per 3 milioni di bambini che non hanno ancora compiuto sei anni.

Il riparto proposto dal ministero dell’Istruzione è stato approvato dagli enti locali nella Conferenza unificata del 2 novembre scorso, riunione nella quale le istituzioni dei territori meridionali non hanno brillato per capacità di difendere gli interessi dei cittadini che vanno a rappresentare.
Per il governo era presente il sottosegretario all’Istruzione Vito De Filippo, lucano.
Per il sottosegretario della Basilicata, «stiamo costruendo insieme, ciascuno per la propria parte, percorsi di crescita eguale su tutto il territorio, a partire dall’infanzia».
Per la ministra della Lombardia, che parla di standard uniformi su tutto il territorio nazionale:” : «Con questo Piano – dichiara la Ministra Valeria Fedeli – stiamo garantendo alle bambine e ai bambini pari opportunità di educazione, istruzione, cura, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche e culturali».
Ma veniamo al dunque anche per capire dovo voglio arrivare con questa premessa «territoriale»:
La fascia di età 3-6 anni non ha forti squilibri territoriali e raggiunge una copertura del 90%. Inoltre la scuola materna statale è più presente al Sud che al Nord, visto che il 45% degli iscritti si trova nel Mezzogiorno. Quindi considerare solo l’età delle materne e soltanto i non iscritti alle scuole dell’infanzia statali non porta affatto un riequilibrio territoriale e, in ogni caso, non in favore del Mezzogiorno.

In pratica per la perequazione si è utilizzato il solo parametro dove il Sud ha risultati più consistenti del Nord: le materne statali. Ignorando tutti gli altri.

Cosa ha fatto il ministero? Come principale criterio (peso del 50%) ha considerato gli iscritti agli asili al 31 dicembre 2015, iscritti che ovviamente sono più al Nord. Per il secondo parametro (peso del 40%) ha contato i bambini reali. Come criterio marginale (10%) ha considerato la popolazione di età 3-6 anni non iscritta alla scuola dell’infanzia statale «in modo da garantire un accesso maggiore».


Il risultato, soddisfacente (giustamente) per la ministra lombarda ma avallato (incredibilmente) anche dal sottosegretario della Basilicata, porta nello stesso momento in cui assegna 90 euro per ogni bambino in Emilia Romagna ad assegnarne 43 per uno in in Campania.

Il doppio, un bambino in Emilia romagna vale il doppio del suo coetane in campania, alla faccia degli “standard uniformi su tutto il territorio nazionale”.

Il Centronord ha fatto così la parte del leone con il 74,23% delle risorse assegnate, sebbene i bambini residenti in quell’area siano il 65,52%. Il Mezzogiorno si è dovuto accontentare del 25,77% delle risorse nonostante la quota di bambini sia del 34,48%.

La Campania è il territorio più penalizzato visto che è seconda per numero di piccoli e appena settima per risorse assegnate.
Una presa in giro che viola la legge. Il decreto 65/2017 infatti impone, all’articolo 4, di avviare un progressivo riequilibrio territoriale per l’altra fascia di età, quella da 0 a 3 anni, dove la carenza di asili nido nel Mezzogiorno è fortissima.

Inoltre, all’articolo 12, si indica nei criteri di riparto la «capacità massima fiscale» dei territori. Il principio cui si ispira la legge è chiaro: non è logico assegnare risorse aggiuntive a territori che hanno già cospicue entrate fiscali proprie, mentre le risorse vanno concentrate nelle aree dove il gettito fiscale, anche alzando le aliquote al massimo, non è sufficiente a pagare i servizi per l’infanzia.
Un principio di riequilibrio che avrebbe favorito le famiglie del Mezzogiorno, ma che è sparito del tutto nei conteggi del Miur.
Un’offesa ai diritti dell’infanzia, un calcio ai principi d’uguaglianza e una violazione neppure ben nascosta della legge , una infame operazione già usata dalla Commissione Bicamerale sul federalismo fiscale che ha approvato le tabelle che assegnano zero agli asili nido nei Comuni del Mezzogiorno.
Se si fossero conteggiati 90 euro per i maschi e 43 euro per le femmine ci sarebbe stata una clamorosa violazione delle pari opportunità; altrettanto grave però è ripartire 90 euro agli emiliani e 43 euro ai campani, i quali già partono in posizione svantaggiata.
Fino a prova contraria, assegnare più risorse dove ci sono più asili allarga le differenze, non le riduce. Farlo ai danni di bambine e bambini di 0-6 anni è iniquo, illegale e immorale.
Veder i figli spuri di questa nazione continuare ad essere marchiati con il segno meno davanti ad ogni diritto, farlo anche con i bambini così da istruirli fin da piccoli alla minorità, mentre i rappresentanti del popolo del Mezzogiorno approvano quando non plaudono, fa comprendere la necessità di creare una forza rappresentativa indipendente dai partiti nazinali ma soprattutto dagli ascari locali, pedine fondamentali per le strategie utili al «bene nazionale»


Fonte: Articolo di Marco Esposito cui va il nostro ringraziamento per il suo lavoro di divulgazione

 


È Brescia la vera terra dei fuochi?

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di Massimo Mastruzzo

La provincia di Brescia smaltisce 57 milioni di metri cubi di rifiuti tossici, quella di Caserta, nella Gomorra di Saviano, 10 milioni. La verità fa male se si mettono in fila altri dati: l’incanto delle colline moreniche dei laghi, quelle dolci e succose di Franciacorta, le bellezze della Brescia antica attorniate da cave piene di amianto, pcb, metalli ferrosi.»

Questo è quanto dichiarava nel giugno 2015 Marino Ruzzanenti, ambientalista fondatore di «Cittadini per il riciclaggio»

Oggi a Brescia, dove in una città già avvelenata dalla Caffaro, c’è anche l’inceneritore più potente d’Europa, il procuratore aggiunto Sandro Raimondi dichiara:”Brescia nuova terra dei fuochi“.

Brescia nuova terra dei fuochi” , il procuratore aggiunto della magistratura cittadina Raimondi, lo ha detto durante l’audizione alla commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti a Montecitorio parlando dell’inchiesta di luglio sui rifiuti ( Qui il link del testo completo )

Un incendio sviluppatosi nell’ottobre 2014 al capannone di trattamento della spazzatura alla Trailer di Rezzato, un comune limitrofo a Brescia, aveva portato alla luce 100 tonnellate di rifiuti in balle e altri 200 senza alcun imballo, questo in sintesi quello che aveva fatto avviare l’indagine.

Diversi rifiuti speciali, ma non pericolosi, erano finiti anche negli impianti di A2a a Brescia. Il lavoro prodotto dall’indagine era poi arrivato al giudice di Brescia Alessandra Sabatucci che a luglio aveva firmato l’ordinanza di arresto per due persone e indagato altre 26, mentre i gruppi per il trattamento dei rifiuti coinvolti erano 24.

L’inchiesta della magistratura sta arrivando a conclusione e lunedì 9 ottobre è stato dato spazio alla prima udienza dopo una richiesta arrivata dallo stesso procuratore Sandro Raimondi.

I rappresentanti di alcuni gruppi coinvolti nell’indagine, compresa A2a, si sono presentati in camera di consiglio davanti al giudice. È in questa occasione il magistrato ha chiesto al gip di interdire temporaneamente dall’attività le aziende coinvolte, tra queste anche A2A Ambiente a Brescia, oppure imporre il divieto di fare contratti pubblici o ancora di procedere con il commissariamento.

Il prossimo 25 ottobre ci sarà il prosieguo dell’udienza, l’8 novembre il giudice si esprimerà sulla richiesta del procuratore.

Dall’audizione alla commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti del procuratore Raimondi si comprendeva anche come le stesse aziende NON hanno dovuto fare ricorso alla criminalità organizzata “perché ormai hanno imparato e sanno come si fa, lo fanno in autonomia“.

La stoccata è arrivata quando ha fatto riferimento ai rapporti tra amministratori pubblici e i vertici delle aziende indagate: “Ci sono rapporti inquietanti tra amministratori pubblici e i vertici di queste aziende. Il coniuge del presidente di una provincia del NORD ha avuto una Fiat da 30 mila euro pagati con finte consulenze e che avrebbero permesso ad A2a di comprare una società, la Aral, che con il traffico illecito di rifiuti è riuscita ad andare in attivo dopo il pesante passivo“.

Questa vicenda per me, è doppiamente triste, il territorio dove sono nato e cresciuto e quello dove sono stato costretto ad emigrare per lavorare da una nazione con una disomogeneità territoriale unica in Europa accomunati dallo stesso tragico destino scritto da industriali-criminali che lucrano sulla pelle dei cittadini.

Un rammarico però mi ferisce, forse, ancora di più: il pregiudizio nazionale post unitario che ha cercato di pulirsi la coscienza attraverso l’accusa dell’erba marcia del vicino, non vedendo così quella ancora più marcia sotto i propri piedi.

Questa deviazione della realtà prosegue incredibilmente anche dopo che diverse inchieste, come quella di Legambiente che ha presentato il dossier LE ROTTE DELLA TERRA DEI FUOCHI (qui scarica il dossier) hanno evidenziato quanto l’accusatore fosse in realtà più “sporco” dell’accusato, ed è così deviante che, ad esempio, all’immediata ed ingiustificata fobia della mozzarella di bufala nell’immediato post terra dei fuochi, nessuna giustificabile attenzione è stata rivolta al territorio con maggior produzione di inquinanti. Uno squilibrio tra eccessivo allarmismo da una parte ed eccessiva protezione del tessuto economico dall’altra che è sintomatico di questa nazione: il sud e i suoi figli spuri sono quelli sporchi, il nord non può esserlo.

Questo nonostante localmente è risaputo che fino agli anni ’80 non c’era una legge sullo smaltimento dei rifiuti speciali e le cave di terra e sabbia nel bresciano erano buche perfette.

Le aziende pagavano il proprietario e le riempivano soprattutto con scarti dell’industria siderurgica .

Sembra che questo secolo e mezzo di pregiudizio nei confronti del sud, abbia totalmente alterato la visione dell’opinione pubblica da modificarne geneticamente la capacità di giudizio critico, altrimenti non si spiega come mai si continui a pensare che il “nemico” arrivi da lontano e non dal territorio italiano più industrializzato e di conseguenza il maggior produttore di rifiuti industriali: il lombardo-veneto.

 

Avranno Memoria anche per le altre Questioni?

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di Massimo Mastruzzo

Il fascino del meridionalismo sembra aver abbagliato anche gli “attenti partiti nazionali” di colpo illuminati da una Questione Meridionale in realtà ben identificabile nel suo periodo storico di nascita: all’indomani dell’Unità d’Italia.

L’impegno del movimento 5 stelle in favore di una giornata dedicata alle vittime meridionali dell’Unità è indiscutibilmente lodevole, al Consiglio regionale pugliese il M5S ha promosso una «giornata della memoria per le vittime meridionali dell’Unità d’Italia e i paesi rasi al suolo» per il 13 febbraio, il giorno in cui nel 1861 cadde per ultima Gaeta, ed  è  già stata approvata.

Una mozione su cui si è registrato il consenso anche di Michele Emiliano, e anche Nunzia De Girolamo di Forza Italia ha presentato una proposta per il ricordo delle vittime innocenti.

A una prima lettura, si potrebbe essere contenti che finalmente anche la “politica che conta” si sia accorta che il Sud esiste, vederla abbracciare battaglie che, ad esempio, Il Movimento neoborbonico combatte fin dalla sua nascita nel 1993, fa comunque piacere.  Ma dopo 157 anni di distrazione di tutti i partiti nazionali, un mah vogliamo concedercelo: senza voler apparire schizzinosi e sottolineando che meglio tardi che mai, sorge spontaneo sospettare, e solo l’amore per la nostra terra sa quanto vorremmo sbagliarci, che qualcuno possa pensare che regalare una, sacorosanta e auspicabile anche per noi,  giornata della Memoria possa distrarci dai, non me ne voglia nessuno, concreti problemi di una irrisolta Questione Meridionale .

Unione Mediterranea nasce per affermare un  Meridionalismo 2.0 che denunci la disomogeneità nazionale unica in Europa.

Marco Esposito fondatore e primo segretario di Unione Mediterranea ha tracciato con le sue denunce il percorso che intendiamo percorrere, questo percorso non esclude assolutamente iniziative come quelle della giornata della memoria, che è anche la nostra memoria e che quindi appoggiamo indiscutibilmente, ma se dai partiti nazionali, dai quali abbiamo imparato dopo quasi 160 anni a difenderci diffidando a priori da ogni qualsivoglia promessa, soprattutto nei periodi pre-elettorali, ci aspettiamo che oltre alla gradita giornata della Memoria, si espongano su altre Questioni come quella che vede due porti del nord collegati dalla TAV e all’interno degli stessi confini nazionali il più importante porto del sud, quello di Gioia Tauro che  al contrario il suo futuro lo vede fortemente precario per l’assoluta assenza delle necessarie infrastrutture extraportuali.

In  un articolo del 2015 Beatrice Lizza scriveva come Nel «Piano strategico nazionale della portualità e della logistica», approvato dal governo, si specificasse la necessità di creare le condizioni per il transito di treni porta container da 750 metri in su per i porti di Gioia Tauro, Taranto e Napoli-Salerno.

Ancora oggi però, i porti di Gioia Tauro e Taranto sono adibiti esclusivamente al trasbordo su altre navi, poichè non dispongono dei collegamenti via terra adeguati alle nuove esigenze commerciali, ed i sassi trovati da Delrio sembra abbiano defitivamente indotto Gentiloni a consigliare ai cinesi di puntare sui porti di Genova e Trieste.

Ad onor del vero, bisogna però ricordare che in Cina anche il sud ha ricevuto le dovute attenzioni: alla cerimonia di apertura del Forum non è mancato nella ‘scaletta’ dello spettacolo previsto un tenore che intonava ‘O sole mio’… A riguardo i partiti nazionali fulminati dal meridionalismo come si sentono di intonare?

Rispetto al gennaio 2015 quando La Commissione Bicamerale sul federalismo fiscale ha approvato le tabelle che assegnano zero asili nido nei Comuni del Mezzogiorno (La relazione finale  del provvedimento è stata scritta a quattro mani dalla relatrice del Pd di Modena, la senatrice Maria Cecilia Guerra e per i Cinquestelle dal deputato di Belluno Federico D’Incà), è cambiato qualcosa? Nella Bicamerale sul federalismo fiscale (dove si parla di asili nido, per capirci) i 5 Stelle hanno quattro rappresentanti.

Se lo spirito meridionalista è sincero, potrebbero iniziare a battere un colpo lì, visto che un pochino, quando ne avevamo denunciato l’anomalia, si erano risentiti e l’On. Luigi  Gallo aveva seccatamente affermato: “Cerchiamo di fare chiarezza su una balla che sta circolando in rete e su un giornale perchè strumentale a screditare il M5S nelle regioni del SUD…”  Affermazioni alle quali il Dott. Marco Esposito che aveva sgamato l’inghippo ,  rispose con chiarezza e trasparenza a quanto affermato dal parlamentare dei Cinquestelle.

Altra questione di interesse meridionale:  rispetto alla prospettiva di un percorso politico meridionalista quale la creazione di una Macroregione del sud, i partiti nazionali come si pongono? Nel caso volessero approfondire trovano indicazioni da pagina 111 del libro SEPARIAMOCI di Marco Esposito.

In ultimo, solo per non apparire troppo schizzinosi,  di fronte all’esodo di decine di migliaia di insegnanti del Sud costretti a migrare perchè sembra che “i posti sono al Nord” e di conseguenza davanti alle cifre fornite dalla Svimez relative al rischio desertificazione demografica del meridione, quali provvedimenti la politica nazionale intende prendere?

Fonti:

Viaggio in Neoborbonia tra i nostalgici del Regno del Sud (il venerdì di Repubblica del 29 settembre)

Grillo-Neoborbonici: la strana alleanza “per difendere il Sud” (Repubblica.it di martedì 3 ottobre )

Il peso delle parole – Il terremoto e la danza dei Soloni

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di Massimo Mastruzzo

Il peso delle parole è pari a quello delle tante macerie ancora presenti all’Aquila, ad Amatrice, ad Arquata del Tronto. La comunicazione può essere, alle volte, fuorviante e quando è gestita con leggerezza o peggio ancora con malizia il suo impatto può essere devastante.

Quanto essa possa far male ad un determinato territorio lo abbiamo purtroppo già constatato in altre circostanze. L’esempio più lampante riguarda gli allarmismi in merito ai prodotti agro-alimentari Campani spesso indiscriminatamente ed ingiustificatamente legati alla terra dei fuochi. Naturalmente nessun giornalista o presunto tale si è mai preso la briga di affermare esplicitamente corbellerie simili, ma chi dovrebbe fare “informazione” in questo maledetto paese spesso preferisce cavalcare i pregiudizi dell’opinione pubblica più che stroncare sul nascere una scemenza. I pennivendoli italiani hanno capito che tira di più un pelo di bufala che un carro di onesti buoi, i quali avranno il boriosissimo vizio di verificare scientificamente le fonti ed i fatti prima di pubblicare qualsiasi cosa. Vuoi mettere?

Con il terremoto di Ischia si è ripetuto questo protocollo. La comunicazione “arricchita” di informazioni slegate dai reali avvenimenti e collegate pindaricamente ad altre situazioni che, se non completamente, sono perlomeno non direttamente relazionate all’avvenimento in oggetto. Abbiamo dovuto aspettare la veemente reazione di Vincenzo Ferrandino (sindaco di Ischia) e di Vincenzo De Luca (bontà sua) per notare un generale ma troppo timido rientro nei ranghi del carrozzone mediatico nazionale.

Con buona pace dei teorici del piagnisteo nessuno ha mai negato il fenomeno dell’abusivismo, problema che è presente adesso, lo era sicuramente prima e, con molte probabilità, lo sarà anche dopo. A noi sembra strano che però esso sia diventato il protagonista della narrazione televisiva più che un eventuale co-fattore dell’attuale situazione. Non che ci si aspettasse una particolare solidarietà da una nazione che considera tutto ciò che sta sotto la linea gotica come “nordafrica” (nell’accezione denigratorioa salviniana; noi meridionali consideriamo quelle terre sorelle e bellissime). Cionondimeno ci saremmo accontentati di una cronaca dei fatti più legata alle stretta attualità.

Le immagini ci mostrano chiaramente che, (e lo ribadiamo con forza) il pur presente abusivismo non c’entra nulla, o se c’entra lo fa in minima parte. Naturalmente questa è una nostra sensazione che – al contrario dei nostri omologhi più titolati -, non vorremmo trattare da verità rivelata prima che venga confermata dalle indagini tecniche. Purtroppo certe penne (anche molto quotate) non hanno usato ad Ischia questa cortesia prima di esprimersi in senso contrario e totalmente dimentico dei (sacrosanti) moti solidaristici dimostrati in occasione di eventi verificatisi un po’ più a nord del golfo di Napoli.

Ma mentre Tiberio Timperi si erge a paladino di una libera(mente faziosa) informazione apprendiamo che probabilmente i crolli hanno interessato immobili antichi e non abusivi. Questi sono i fatti (che comunque aspettiamo di veder certificati), il resto è una forma già purtroppo consueta di sciacallaggio condita da siparietti indegni.

Riteniamo ovvio il fatto che l’abusivismo edilizio vada contrastato e non condonato, così come dovrebbe essere ovvio ed incentivato il puntare sulla prevenzione e sulle ristrutturazioni per mezzo di tecniche e materiali antisismici. Non altrettanto ovvio sembra essere l’avvio di una immediata campagna di solidarietà nei confronti degli ischitani. Eppure in altre circostanze – più “settentrionalmente connotate” diciamo -, il meccanismo era stato questo: prima la solidarietà e poi, se del caso, le polemiche.

Il Sud che sta provando lentamente ad alzare la testa è un elemento alieno nella coscienza popolare italiana. Nel sentire nazionale il Meridione è povero ed incapace, è cialtrone ed assenteista, è la parte negativa della nazione e deve stare al suo posto. Perché lacerare il quadro così perfettamente acquisito e rassicurante? Perché mettere a repentaglio le cospicue tirature ottenute dicendo ciò che la gente è abituata a sentirsi dire?

Ma attenzione! Non ci permetteremmo mai di asserire concetti contrappositivi. Questi giochini squallidi li lasciamo a matteo salvini. Pensiamo più che altro al pregiudizio di cui parlavo poco sopra e del quale è responsabile non tanto chi lo subisce passivamente (noi meridionali piccoli e neri) o attivamente (l’ultras veronese che ci reputa materiale da “lava”-re via), ma chi lo alimenta e cavalca a fini strumentali trasformando un terremoto in una sorta di ispezione catastale in mondovisione.

Ci si auspica che nessuno neghi il problema dell’abusivismo e dello stupro perpetrato ai danni del nostro suolo. Ma mentre noi Meridionali ci assumiamo l’onere dell’autocritica (come se le storture avvenissero solo da Roma in giù) che almeno i Soloni tanto interessati al nostro mea maxima culpa imparino l’abc della comunicazione dacché dimostrano carenze a dir poco sospette in relazione alla propria onestà intellettuale e deontologia.

PS: mi scuso con chi possa trovare fuori luogo e “pesanti” le immagini associate a questo articolo. Non sono foto “shock” di macerie o di bimbi intrappolati. Quelle le potrete googlare per conto vostro. Ho usato immagini diffuse durante un periodo buio della Storia e che spero possano farvi capire quanto terribilmente possa nuocere una cattiva (quando non proprio orientata) informazione.

Come investire per 10 minuti!

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In questo paese si sono finanziati progetti per ponti e linee di super-alta velocità di non provata utilità che saranno il più grande investimento pubblico della storia di questa nazione pur interessando solo parte di essa. La stessa alta velocità a cui la Germania ha saggiamente già rinunciato considerando sufficiente la velocità di 250 chilometri all’ora e valutando troppo costosi i pochi minuti guadagnati in quelle poche tratte dove si sarebbero potuti raggiungere i 300 all’ora: Colonia-Francoforte e Norimberga-Ingolstadt.

Nel nostro paese le due tratte più lunghe che i treni possono percorrere a 300 all’ora sono quelle da Tavazzano (tra Milano e Lodi) a Modena (circa 150 km) e tra Roma e Napoli (poco meno di 200). Su 150 km di percorso la perdita di tempo rallentando da 300 a 250 all’ora è di sei minuti. Tenuto conto che da Bologna a Firenze la differenza è irrisoria e che da Firenze a Roma la linea è comunque limitata a 250 all’ora, la perdita di tempo da Milano a Roma sarebbe compresa tra i 5 e i 10 minuti (fonte ilsole24ore).

Milioni di fondi pubblici per 10 minuti in mezza Italia mentre da Trieste a Palermo in media si perde il 50% di acqua per mancata manutenzione degli impianti. In parole povere, 10 minuti che rischiano di lasciare per 8 ore senza acqua milioni di cittadini (quelli del nord potranno rivolgersi a quelli del sud per le istruzioni sul come fare visto che qui il razionamento dell’acqua è l’appuntamento fisso di ogni estate), 10 minuti che rischiano di mandare in fumo intere aree di macchia mediterranea per mancanza di mezzi e piani di prevenzione/interventi per gli incendi che sistematicamente si ripetono ogni anno.

Sembra che “la giovine Italia” si diverta di più a giocare 10 minuti con ponti e trenini piuttosto che guardare in faccia le reali esigenze della popolazione, tutta dal nord al sud.

Massimo Mastruzzo.

 

Vacanza di ritorno: il tempo scorre ma nulla cambia

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Ed è vacanza, di ritorno.

Ecco arrivato, dopo il Natale, l’altro momento dell’anno dove milioni di “turisti” tornano a casa. Come per ogni viaggio di ritorno si ricorre sempre più all’uso dei Bus come mezzo di trasporto ma “trasporto meridionali” con destinazione sud.

Non solo viaggi di piacere, ma soprattutto rientri in cerca d’amore, un amore pagato a caro prezzo alle compagnie aeree, alle poche rimaste che ancora operano negli aeroporti del sud, a Trenitalia, quella che la freccia rossa c’è ma non per tutti, e alle compagnie di trasporto su gomma, cresciute sempre più negli ultimi anni poiché fungono da alternativa economica.

Uno Stato cosciente della disomogenea condizione economica all’interno dei propri confini dovrebbe assumersi la responsabilità di creare condizioni più vantaggiose che permettano ai milioni di migranti interni un ritorno in famiglia economicamente più agevole piuttosto che compiere l’operazione opposta: sembra quasi che i nostri governanti siano d’accordo con le diverse compagnie per cercare di trarre maggior profitto da quei lavoratori migranti/vacanzieri che da oltre un secolo compiono periodicamente il loro lungo viaggio tra la terra madre ed il luogo, subdolamente imposto, del loro lavoro. La maggiore conseguenza di questo modus operandi è stata l’aver portato alcuni dei suoi territori ad essere a rischio estinzione demografica mentre altri a rischiare di scomparire proprio fisicamente a causa dell’eccessivo consumo di suolo per sfruttamento delle risorse (Basilicata docet).

Senza cadere in una smielata retorica, mi piace immaginare le tante mamme che si adoperano in cucina nella preparazione delle prelibatezze tradizionali in attesa di ospitare i figli per le vacanze, consce che il tempo che passeranno con loro sarà comunque insufficiente a colmare il vuoto d’amore fatto di anni di distanza.

E poi, padri e nonni che raccontano orgogliosi ad amici e parenti di figli che “si sono sistemati” e di nipoti tanto bravi e belli. Quanto è grande l’impazienza di vedere “quanto si sono fatti grandi” e quanto il rimpianto di non poterli vedere crescere o, come ogni nonno vorrebbe in fondo fare, di non poterli accompagnare a scuola o al parco!

Fortunatamente non abbiamo più le valigie di cartone ma, non per fare la solita retorica sul terrone che ritorna a casa, avremmo soltanto voluto poter scegliere se essere cittadini del mondo invece di essere costretti ad esserlo da questo Stato che, consapevolmente dal 1861, ci ha condannato ad avere un segno meno davanti ad ogni diritto ed anche davanti ai sentimenti. Siamo diventati cittadini di serie B.

Non saranno le cipolle che faranno scendere le lacrime a madri e padri davanti a figli e nipoti che a vacanze finite ripartiranno, ma sarà il sintomo della consapevolezza di uno Stato che ci ruba anche l’amore e di cui risulta difficile fidarsi.

Il tradimento dei sentimenti di un popolo porterà alla rivoluzione per il riscatto della propria esistenza.

Massimo Mastruzzo.

THE SUN: Napoli tra le città più pericolose al mondo? Ma famme ‘o piacere…

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ADDIRITTURA?

Il giornale inglese The Sun con una classifica a dir poco infondata ,inserisce Napoli tra le città più pericolose al mondo.

Eppure recenti dati Eurostat pongono in Europa proprio la Gran Bretagna sul podio più alto di questa triste classifica, e tralasciamo i dati sugli omicidi di Chicago negli USA.

l’ambasciata italiana a Londra ha protestato contro l’assurda classifica del Sun, ma il silenzio assenso dei nostri organi governativi fa più male dello stesso giornale inglese che probabilmete ha tra i suoi redattori molti appassionati delle varie serie Tv di Gomorra.

Ho riflettuto, dopo l’infelice uscita del THE SUN, se e in che modo prendere posizione, alla fine  ho deciso di far tesoro delle mie esperienza personale tralasciando dati e tabelle che potrebbero smentire, confermare, ribaltare ogni classifica semplicemente sottolineando un particolare dato piuttosto che un altro.

Sono stato a Londra poche settimane prima del triste attentato sul ponte Westminster, come ogni turista medio ho visitato i luoghi turisticamente più conosciuti e su quel ponte, non in una pericolosa zona di periferia comune ad ogni grande metropoli, ho fatto le classiche foto ricordo da far vedere ad amici e parenti.

Quando la Bbc ha trasmesso le immagini dell’auto dell’attentatore che attraversava il ponte di Westminster, investiva i pedoni, mostrando una donna che si buttava nel Tamigi, ho provato un brivido di paura. Sapendo che mia nipote vive a Londra, ciò mi fece temere per la sua incolumità. Fortunatamente, da provinciale quale sono, non ho ben presente le dimensione di una grande metropoli come Londra e mi tranquillizzai soltanto più tardi pensando che mia nipote vive lontano da quel bellissimo luogo meta di tanti turisti: Westminster con il suo Big Ben.

Pochi giorni dopo l’attentato, le indagini portarono a Birmingham, la seconda città inglese per grandezza dopo Londra, e un altro momento di paura mi assalì: il fratello minore di mia moglie lavora a Birmingham.

Bruxelles, 20 giugno 2017, una piccola esplosione e alcuni colpi d’arma da fuoco intorno alle 2 nella stazione centrale sono stati un attentato confermato dalle forze dell’ordine: meno di 48 ore prima mi trovavo in quella stazione alla ricerca del binario 1 per recarmi all’aeroporto.

Parigi: ho deciso, lasciandomi colpevolmente influenzare dai ripetuti attentati terroristici, che per il momento non farò viaggi nella bellissima capitale francese.

Napoli: attraente come una bella donna che si mostra disponibile ma non si concede, scoprire ad ogni “appuntamento” un angolo della sua bellezza è la sua arma di seduzione. Eventi spiacevoli? Personalemete nessuno, e non vuol dire che non ce ne siano, come in ogni altra grande metropoli qualche incoveniente  può accadere, ma da qui ad inserirla tra le città più pericolose al mondo, addirittura alla pari di luoghi tragici come Raqqa, governata dall’Isis… No, sono certo che i redattori del THE SUN hanno visto Napoli solo in qualche serie TV, immaginando qualche immagine di periferia come rappresentativa di una delle città più belle al mondo.

Cari redattori del THE SUN con una bella donna andateci a cena, accarezzatela, inebriatevi del suo profumo, ubriacatevi del suo sorriso, provate a corteggiarla e a fine serata tornate a letto sperando di sognarla. Se la guardate in TV …?

 

Massimo Mastruzzo

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