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Come il lupo tra le pecore – Salvini a Il Mattino di Napoli

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L’apparizione di Matteo Salvini al Mattino ha del fiabesco. I toni morbidi e sognanti della fiaba hanno accompagnato le parole del segretario leghista, assoluto protagonista del forum organizzato dal quotidiano napoletano in vista della manifestazione attesa in città l’undici marzo e promossa da “Noi con Salvini”.

Una chiacchierata fiabesca nei toni. Moderazione, rispetto e cortesia. Salvini è stato squisito, negando prepotentemente il registro utilizzato nella sua comunicazione politica usuale. Ostentando una sicurezza ed un savoir faire degno dei più raffinati salotti, ha speso parole d’ammirazione per Napoli. I maliziosi avranno pensato alla più banale captatio benevolentiae ma sarà bene non prestare orecchio a questi livorosi pignoli.

Fiabesco all’inverosimile nei temi. Buonsenso elargito a piene mani su (quasi) tutti i punti trattati. Chi non vorrebbe liberarsi di una classe politica cialtrona ed inefficiente al punto tale da non riuscire a spendere le casse di dobloni che ogni anno arrivano al sud? Chi non vorrebbe vedere il porto di Napoli in pieno sviluppo? Chi non vorrebbe vedere un “generico” sviluppo infrastrutturale al mezzogiorno? Chi potrebbe non simpatizzare per l’uomo che ha pietà dei nostri emigrati?

Insomma, Matteo ci vuole bene. Basta far fuori la Merkel (che lui sostituirebbe con Marine LePen), l’Euro ed i tanto vituperati, mostruosi migranti, per far decollare le sue idee di sviluppo ecumenico e perequante. Spiace non aver avuto una scheda elettorale sottomano. Si sarebbe votato Lega Nord senza pensarci un attimo.

Ma visto che non avevamo matite copiative ed urne elettorali nei paraggi, forse è bene che ci si fermi un attimo a riflettere sulla fiaba salviniana, perché potrebbe non essere esattamente aderente alla realtà.

Innanzitutto ci chiediamo come mai il segretario leghista abbia eluso tutte le domande direttamente poste da Marco Esposito. Domande tecniche, più concrete di quelle necessariamente generiche poste nell’arco del dibattito da Barbano e Perone. Nei casi in cui si è trovato, suo malgrado, a non poter evadere, l’arrembante padano si è rifugiato in comode ammissioni di ignoranza. Ammissioni che risultano un po’ sconfortanti se prodotte da chi si prende la briga di venire a Napoli a “salvarci da noi stessi”, a maggior ragione se certi argomenti recano in calce l’ingombrante firma di Roberto Calderoli, vera e propria eminenza leghista.

A corroborare i dubbi sulla sincerità organica della trama salviniana ci si mette l’incidente sul residuo fiscale. Braccato sull’argomento della odierna sperequazione economica nel bel paese, la prima ed immediata difesa che sgorga sulle labbra del bel Matteo assomiglia pericolosamente ad un vecchio refrain della lega più oltranzista. Marco Esposito non fa quasi in tempo ad articolare la domanda sui criteri del federalismo fiscale che Salvini vomita quasi istintivamente la manfrina delle povere regioni del nord depredate dal famelico e parassitario sud.

Non appena gli si fa notare che se chi è più ricco non investe su chi è più povero lo sviluppo infrastrutturale che fino poco prima lui stesso caldeggiava rimarrebbe lettera morta, il verdissimo si ravvede. Fa marcia indietro facendo passare per rivoluzionaria una banalità: “molta della tassazione dovrebbe rimanere in loco, e poi chi sta meglio aiuterà chi sta peggio”. Incredibile la facilità con la quale il funambolo lombardo riesca a passare in poco più di due frasi dalle geremiadi sul principio di solidarietà fiscale invalso nell’occidente moderno, alla pleonastica e convinta affermazione dello stesso.

Un caso esemplare del famoso “tutto e contrario di tutto”.

Sorge quasi il sospetto che questo contorsionismo sia stato dettato dall’incoerenza di base del presunto buonsenso salviniano. Costretto a prendere pubblicamente le parti del sud per raccattare voti, ma intimamente consapevole di giocare per un’altra squadra.

Il tutto appare abbastanza grottesco anche tralasciando il siparietto durante il quale il nostro nega che il federalismo fiscale sia mai stato applicato. Naturalmente lo scivolone gli procura le giuste bacchettate dagli interlocutori

L’ultima domanda che ci poniamo riguarda l’argomento apparentemente più “leggero”, ma che invece è estremamente rivelatorio.

Ci chiediamo infatti come Salvini possa continuare a giustificare il fattaccio dei cori razzisti con cui dimostrava, tempo fa, le proprie doti canore. Prima prova a negare, e poi riduce tutto a bighellonate per le quali ha già chiesto scusa. La cosa fastidiosa è che – mentre ribadisce scuse non troppo convinte – riesce a trattare la questione con quel tono paternalistico di chi, ad esempio, giustifica il bullismo a scuola col più sospetto dei “so’ regazzi”.

Per levarsi le castagne dal fuoco deve necessariamente minimizzare amenità del calibro di “Vesuvio lavali col Fuoco”, sdoganandole ed equiparandole al normale sfottò da stadio (come se un vaffan* fosse in qualche misura paragonabile all’augurare catastrofi naturali). Nessuna presa di posizione reale, insomma, ma artifici retorici atti a “ripulire” il tronco razzista dell’albero ed agghindarlo con le foglie di una contrizione insincera e di circostanza. Le foglie di plastica dell’ipocrisia.

Questo piccolo ed apparentemente secondario elemento da in realtà la cifra del personaggio Salvini: predicare meravigliosamente ma essere incapaci di razzolare altrettanto bene. Raccontare la fiaba più rassicurante e benevola, ma avallare e rappresentare l’esatto contrario quando i nodi vengono al pettine. La lega ha avuto mille ed una occasioni per occuparsi di un’equa distribuzione delle risorse e dunque per favorire la transizione verso forme giuste di federalismo. In nessuna di queste occasioni si è rivelata diversa da se stessa, ovvero una forma di sindacato politico degli interessi tosco-padani più gretti. Oggi Matteo Salvini ci chiede un atto di fede. Noi dovremmo credere alla conversione radicale della Lega sulla base di mezz’oretta di “sani principi” e belle parole.

Salvini ci chiede di credere alle fiabe!

Secondo noi, invece, la narrazione leghista si sgretola ai primi raggi del sole napoletano. Si sente puzza di bruciato a grande distanza ed a ben vedere questo è naturale perché Salvini vende fumo, e per produrre fumo devi bruciare qualcosa. In questo caso ad andare fra le fiamme è stato il pudore di chi rappresenta da anni un serio ostacolo al nostro sviluppo, mentre oggi viene in casa nostra e pretende di insegnarci a risorgere.

Il segretario della lega nord rimane fiabesco in un’unico elemento: Salvini è il lupo. Il lupo travestito da pecora che pretende di intrufolarsi nel gregge per mangiare più comodamente.

Solo che a noi, di fare le pecore, non va più.

156 anni fa sono sbarcate le camicie rosse, ed oggi sbarcano quelle verdi. Se in mezzo ci mettiamo il colore delle camicie di “Noi con Salvini” (bianche, con lunghe maniche legate dietro la schiena) otteniamo un’infausta cromìa che al Sud ha portato solo ed unicamente sventura.

L’11 Marzo, alle 14, in piazza Sannazaro a Napoli, portiamo l’azzurro del nostro mare ed usiamolo per lavare via questo tricolore di disgrazie.

Dossier federalismo fiscale: svelati i trucchi per fregare il Sud.

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L’UFFICIO PARLAMENTARE DI BILANCIO SMONTA IL FEDERALISMO FISCALE

di Marco Esposito (articolo pubblicato su Il Mattino il 15/12/2016)

Il federalismo fiscale funziona al contrario: toglie ai Comuni in regioni povere e dà con generosità ai Comuni ricchi. E l’effetto cresce nel tempo, con un balzo già nel 2017 se saranno approvati i nuovi fabbisogni standard comunali.
Ecco: se il governo cerca un dossier simbolo dal quale ripartire per segnare una svolta in favore del Mezzogiorno, lo ha già sul tavolo. È la durissima relazione presentata in Parlamento dall’economista Alberto Zanardi, dell’Ufficio parlamentare di bilancio. L’Upb è una struttura tecnica e indipendente voluta dalla Ue per tenere d’occhio i conti degli Stati aderenti all’Unione europea. Zanardi ha messo a punto un dossier denso di dati e di osservazioni critiche che svela (o conferma, per i lettori del Mattino) i trucchi messi in atto per favorire le aree ricche anche quando scatta la solidarietà.

Zanardi, milanese e bocconiano, non si fa scrupolo a tirare in ballo la sua Milano. La quale, è cosa nota, è una città molto ricca e quindi le spetta contribuire non poco al Fondo di solidarietà comunale. In particolare, per la cosiddetta perequazione delle capacità fiscali, Milano versa un gettito di oltre 400 euro per abitante. Non sono pochi soldi, ma a chi vanno? Sono destinati, com’è giusto, a Comuni che ne hanno più bisogno. E chi ha fabbisogni particolarmente elevati? Milano! Che quindi si restituisce 350 euro a testa riducendo l’effettiva solidarietà ad appena 50 euro. «La determinazione dei fabbisogni standard – spiega Zanardi – essendo in parte basata sui servizi effettivamente forniti, rispecchia le capacità fiscali di ciascun Comune». In pratica se un Comune ha alte capacità fiscali (cioè è ricco) fornisce più servizi, da cui si afferma che ha più bisogni e quindi le ricchezze se le tiene, almeno in massima parte.

Tale sistema è già scattato per il 2016 e aveva come paradosso più evidente l’assegnazione di un fabbisogno zero ai Comuni dove nel 2010 (anno di riferimento) non c’era l’asilo nido. Nel 2017, continua Zanardi, il riferimento è aggiornato al 2013 ma c’è stato un «potenziamento dell’attenzione ai servizi effettivamente forniti». L’economista non fa esempi, ma i lettori del Mattino già sanno: a Caserta nel 2013 non c’era servizio di autobus perché la società di trasporto pubblico era fallita e così si è deciso di assegnare alla città fabbisogno zero di trasporto pubblico per il 2017. Come a dire: «Non passa l’autobus? Vuol dire che non ti serve».

Tale regola, va ricordato, è talmente contraria al buon senso e agli obiettivi del federalismo che la Commissione bicamerale per il federalismo fiscale ha chiesto al governo di togliere per il 2017 quegli zeri sul trasporto pubblico locale e sugli asili nido. Il governo Renzi non ha avuto il tempo di dare una risposta. Ecco perché l’esecutivo Gentiloni, che ha fatto dell’attenzione al Sud un proprio marchio di fabbrica, ha l’occasione di dare un segnale concreto, anche perché la relazione dell’Ufficio parlamentare di bilancio documenta, al di là di ogni ragionevole dubbio, la deriva che ha preso il federalismo, fino a calcolare il punto di arrivo, con Napoli – già oggi la città più colpita – che a regime si vedrebbe tagliato «il 24,3% delle risorse» mentre «Roma accrescerebbe la sua dotazione di risorse del 23%».

Zanardi poi puntualizza che molti problemi nascono dal fatto che siamo «in assenza della fissazione da parte del governo centrale di Lep», ovvero livelli essenziali di prestazioni sociali da garantire in tutta Italia. Con la conseguenza che «si indeboliscono gli incentivi agli enti in ritardo a promuovere un adeguamento delle loro forniture pubbliche» mentre cresce il «rischio di cristallizzare le disparità». Infine, accusa Zanardi, non è mai partita la perequazione delle infrastrutture previste dalla legge 42 del 2009, cioè gli interventi statali per superare i divari storici.

Come hanno reagito i parlamentari della Bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale dopo aver ascoltato il j’accuse di Zanardi? Sono intervenuti in tre. Il presidente della Commissione, il deputato leghista Giancarlo Giorgetti, si è detto allarmato perché, a suo dire, i Comuni della Liguria e quelli della provincia di Sondrio ne uscirebbero «massacrati». Ha preso poi la parola la senatrice del Pd Magda Angela Zanoni che ha chiesto i dettagli regionali: «A me ovviamente interessa il Piemonte», ha precisato. Infine è intervenuta un’altra senatrice del Pd, Maria Cecilia Guerra, la quale pur affermando che a lei come emiliana «va anche bene» si è posta il problema che si stanno assegnando a dei tecnici (la Sose, la Commissione tecnica fabbisogni standard) delle scelte che dovrebbero essere politiche. E i parlamentari meridionali? Assenti o silenti.

Manutenzione strade, più soldi al Nord: lo stratagemma per fregare il Sud.

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Dopo l’inchiesta sui costi standard e i trucchi utilizzati per favorire il Nord, sulle pagine de “Il Mattino” Marco Esposito torna a parlare di fabbisogni e servizi essenziali, smascherando le evidenti disparità nel riparto di risorse per la manutenzione di 130 mila chilometri di strade provinciali. Il servizio pubblico preso a campione mette a confronto i criteri di assegnazione dei fondi per la Città metropolitana di Milano e la Città metropolitana di Napoli, la prima con meno strade da manutenere e più soldi da spendere, la seconda con più strade da mettere a posto e la metà dei fondi da gestire. <<La Determinazione dei fabbisogni standard per le Province e le Città metropolitane>> nasconde in 88 pagine-spiega Esposito-delle vere e proprie trappole per il Mezzogiorno. Le strade gestite dalla Città metropolitana di Milano ammontano a circa 800 chilometri; quella di Napoli gestisce 1.629 chilometri, il doppio. Eppure a Milano vengono assegnati 27 milioni per la manutenzione mentre alla Città metropolitana di Napoli appena 15 milioni. Come si spiega una tale disparità?

La formula per la ripartizione di risorse  viene calcolata dalla Sose (società del Ministero del Tesoro) e approvata dalla Commissione tecnica sui fabbisogni standard (Ctfs). Il parametro per l’assegnazione dei fondi è stabilito in base al numero di chilometri da manutenere, e pertanto, a Napoli come <<fabbisogno base>>  viene destinato almeno il doppio del finanziamento necessario per Milano. Ma è qui che scatta lo stratagemma per fregare il Sud. I tecnici della Sose hanno applicato due bonus aggiuntivi di finanziamento: il primo proporzionale ai chilometri di strada in montagna, l’altro legato al numero di occupati sul territorio, che da solo vale più di tutte le somme destinate per la riparazione dei tratti stradali.

Come chiarisce l’inchiesta, per ogni chilometro di strada in montagna scatta un bonus di 2.744 euro. Nonostante vi siano ben tredici Comuni che superano i 1000 metri di quota sia per la presenza del Vesuvio che del Faito, con il massimo a Pimonte (che arriva a una vetta di 1.444 metri), per la Città metropolitana di Napoli non è previsto nessun incentivo, garantito altresì per le Province meno montane di Pavia, Rimini e Cesena. E’ calcolato invece in 17,87 euro il gettone aggiuntivo per ogni occupato: per riparare le buche, Milano riceve 34 mila euro per chilometro, Napoli solo 9 mila euro senza che venga spiegata la ratio di tale illogica sperequazione.

“Cosa c’entri il tasso di occupazione con la riparazione delle buche non si capisce. Ma gli occupati guarda caso, hanno il non trascurabile merito di essere presenti più al Nord che al Sud e così tornando al confronto Milano-Napoli con quasi 1,4 milioni di occupati la città lombarda riceve un bonus di 25 milioni, ossia 10 volte il fabbisogno di base, mentre Napoli deve accontentarsi di appena  10 milioni”, conclude Esposito.

Fabbisogni standard: diritti zero al Sud, l’Italia garantisce solo il Nord.

Marco Esposito
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Sulle pagine de “Il Mattino” Marco Esposito spiega in dettaglio i parametri utilizzati per il calcolo dei fabbisogni standard. Ecco l’elenco dei diritti negati al Sud per convenienza del Nord:

-Sanità 108,6 miliardi. Il riparto dei fondi tra le regioni avviene dando un peso maggiore agli anziani. Così i posti in cui l’aspettativa di vita media è più bassa, Campania in testa, ricevono meno finanziamenti.

-Università 6,9 miliardi. Il costo standard per studente è calcolato sui soli studenti in corso, dando valore zero a chi è fuori corso. Negli atenei del Sud la quota di fuori corso è più consistente.

-Istruzione 4,1 miliardi. Il fabbisogno di servizi comunali di istruzione è calcolato sulla base della spesa storica (più alta al Nord) e non a livelli di prestazioni sociali omogenei sul territorio.

-Strade 1,5 miliardi. Tra i parametri per finanziare le strade provinciali e metropolitane c’è il numero di occupati sul territorio, il quale è ovviamente più altro nelle zone ricche.

-Asili nido 1,3 miliardi. Il fabbisogno comunale non è misurato in base al fabbisogno di bambini da zero a tre anni ma sugli asili nido esistenti nel 2013. Chi aveva zero asili si ritrova fabbisogno zero.

-Trasporti 0,9 miliardi. Il fabbisogno comunale è misurato solo per i comuni che avevano il servizio nel 2013. A Caserta quell’anno la società del Tpl era fallita, per cui nel 2017 il fabbisogno è zero.

Fonte Il Mattino.

Ballarò, Gomorra: “Questa è Napoli”. In TV si racconta solo il Sud che conviene all’Italia. Lettera a Massimo Giannini.

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Gent. Massimo Giannini,

se le scrivo è perchè non sopporto l’idea di restare in silenzio dopo quanto visto a Ballarò nella puntata del 23/02/2016, ad apertura della quale è stato affrontato il tema della criminalità a Napoli.

Sarò diretta: sono stufa di sentir parlare del Sud e di Napoli, metropoli simbolo del Mezzogiorno, sempre in chiave fatalistica e negativa, come un posto dove si vive solo di miseria e tutto è abbandonato a se stesso, all’incuria e alla malavita. Io difendo chi fa inchiesta, chi porta alla luce disagi e problemi, ma per denunciare chi ne ha le responsabilità e dire a chiare lettere cosa o chi alimenta il fenomeno criminale.

Andrebbe specificato che se la criminalità è così predominante in taluni contesti, è perchè è riuscita a sostituirsi al potere statale nell’erogazione di servizi, facendo da cuscinetto ammortizzatore di necessità e bisogni delle fasce più deboli, al punto di realizzare un’economia parallela che tiene a freno il tappo della disperazione: la grave e perdurante assenza di Stato, nei quartieri cosiddetti a rischio, è la motivazione principale e non gregaria, dell’aumento della malavita, che come facilmente intuibile, si irrobustisce se non subisce una decisa e decisiva opera di contrasto.

“Come si vive a Gomorra?” o “Questa è la fotografia di Napoli!”, sono ottimi titoli da prima pagina, ma suggeriscono pericolosamente a chi guarda e ascolta, che non esistono realtà diverse dal crimine e offrono una giustificazione a posteriori, alle dichiarazioni del Presidente della Commissione nazionale antimafia, Rosy Bindi, secondo la quale la camorra è un elemento costitutivo della città, una sorta di predisposizione endemica ed ineluttabile alla delinquenza, che esiste ed è una piaga sociale, ma che di certo non può essere analizzata come un fatto genetico o etnico dei napoletani.

Nessuno in studio che abbia dato realmente voce alla Napoli che non entra mai nelle case degli italiani. Da una parte Antonio Bassolino, candidato alle primarie del PD per la corsa a Palazzo San Giacomo, al quale non è stata fatta nemmeno una domanda sul suo operato di amministratore politico quando la città annegava nell’emergenza rifiuti ed era vittima con la Campania di uno spietato sistema di affarismo imprenditoriale e criminale; dall’ altra Valeria Ciarambino del M5s, in contrasto per ovvia posizione con Renzi, anche se il suo Movimento in Parlamento non si oppone mai alle scelte anti-meridionali dell’esecutivo.

Mi sarebbe piaciuto che le telecamere di Ballarò fossero andate a chiedere conto al Ministro dell’interno Angelino Alfano su come mai non si è mai visto alla testa dei cortei, accanto alla gente che scende in piazza, al di là dei luoghi comuni sull’omertà, per gridare tutta la propria rabbia contro la camorra. Mi sarebbe piaciuto se foste andati da Matteo Renzi a chiedere che fine ha fatto il Masterplan per il Sud e perchè questo Governo utilizza per il bonus occupazione previsto nella Legge di stabilità 2016, ben 2 miliardi di Fondi PAC del Sud, per agevolare l’occupazione lavorativa al Nord, quando a Napoli e in tutto il Mezzogiorno si muore di disperazione, disoccupazione e desertificazione industriale.

Sulle pagine de “Il Mattino” il giorno 15/02/2016 a cura di Marco Esposito, è uscito un articolo sui finanziamenti ferroviari del Governo al Sud (appena 400 milioni di euro contro 9 miliardi al centro-Nord), l’ennesimo di una lunga serie che denunciano tagli indecenti alla sanità, all’università, agli asili, agli investimenti nel Mezzogiorno. Mi piacerebbe capire perchè nelle trasmissioni nazionali, a partire da quella che Lei conduce, non viene mai invitato chi rappresenta politicamente le istanze del Sud, per offrigli la possibilità di smentire con dati ed argomentazioni, la retorica sul Mezzogiorno quale inguaribile palla al piede del Paese, mentre il pensiero leghista di Salvini sovrasta i salotti televisivi.

Quando Roberto Saviano in collegamento, afferma che non esiste nessun nuovo percorso per la salvezza del Sud, racchiude in breve il messaggio che passa quando si usano definizioni come: “Questa è Napoli” e cioè una città senza futuro dove tutti quelli che restano, presumibilmente i peggiori, sopravvivono “nella terra di Gomorra”. Così si chiude il cerchio dell’informazione italiana, ma non della realtà.

C’è un sentimento di ribellione che da Sud comincia a prendere forma, attraverso un fermento culturale e politico sempre più organizzato ed autonomo.
C’è una città, Napoli, che nonostante le continue discriminazioni, resiste e tesse la tela del cambiamento. Ecco perchè andrebbe sottolineato, con forza e contro corrente, che quella mostrata nel piccolo schermo è la parte di una verità più grande, fatta di donne ed uomini coraggiosi, che senza Stato e senza scorta questa terra ogni giorno la onorano, la vivono e la amano. Perchè la verità è tale, solo se raccontata tutta.

Distinti saluti,

Flavia Sorrentino

MO: i prossimi appuntamenti

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Sabato 20 Febbraio 2016, si terranno presso la Casa della Paesologia, a Trevico (AV), i parlamenti comunitari organizzati da Franco Arminio per la seconda festa (sessione invernale).

Interverranno in rappresentanza di Unione Mediterranea, Marco Esposito e Salvatore Legnante. Durante la giornata si ricorderà Ettore Scola nella casa in cui è nato.

 

Domenica 21 Febbraio 2016, ore 09:00

presso il Centro Sociale di Rionero in Vulture (PZ) si terrà l’incontro-dibattito sul tema “Meridionalismo e Petrolio”, promosso da Giuseppe Di Bello. Sono previsti interventi della prof.ssa Albina Colella, di Pino Aprile e di Marco Esposito.

Catalogna: 5 domande a… Marco Esposito

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Abbiamo chiesto a vari esponenti del mondo meridionalista cosa ne pensano della recente elezione in Catalogna. Nei prossimi giorni provvederemo a pubblicare le risposte che ci sono pervenute.

Iniziamo da Marco Esposito, giornalista, esperto di economia, autore di “Chi paga la devolution?”, “Federalismo Avvelenato” e “Separiamoci”. Candidato Presidente alle scorse elezioni regionali in Campania con la lista civica MO!, di cui è fondatore.

1. Cosa ne pensa del percorso indipendentista catalano? È un modello riproducibile per il mezzogiorno d’Italia?

La Catalogna è un modello per i popoli di tutto il mondo: un percorso pacifico, trasparente, inarrestabile. Potranno fermarlo solo i catalani stessi.

2. Quali sono i punti in comune tra il nostro sud e la Catalogna?

Non molti, purtroppo. Da noi c’è una progressiva presa di coscienza della forza e delle potenzialità della nostra terra che può far pensare, in nuce, a un percorso catalano. C’è anche lo sforzo di agire superando le tradizionali differenze tra destra e sinistra, come per “Convergencia i Union”. Ma, se siamo franchi, dobbiamo ammettere che oggi prevalgono le differenze.

3. Quali sono, invece, le differenze?

Il territorio dell’ex Regno delle Due Sicilie ha subìto un’opera sistematica di cancellazione dell’identità che non ha paragoni in Europa. Anche perché Napoli, per dimensione e peso culturale, era una delle dieci città maggiori del mondo e, nel Continente, seconda solo a Parigi e Londra. L’umiliazione subita da un popolo si traduce, ancora oggi, nell’idea che non si possa fare, che non ci sia alcun “podemos” ma che il futuro sia segnato da quel passato. Ecco, credo che questa sia la sola differenza di rilievo.

4. La differente solidità dell’economia di queste due macroregioni non impone riflessioni diverse sull’opportunità di una secessione?

No. Il Sud Italia non è povero, più povero della Bulgaria o della Polonia, e non era più povero di quanto non lo fossero la Spagna o la Catalogna stessa pochi decenni fa. C’è stata una sistematica sottrazione di risorse – si pensi alla mancata spesa dei fondi europei – e oggi ci sono azioni governative che indeboliscono il Sud, a partire dall’attacco al sistema universitario e da quello fiscale. Ecco: un percorso verso l’indipendenza permetterebbe di liberare tutte le risorse che abbiamo. Il Sud dovrebbe proclamare l’indipendenza per autodifesa.

5. L’UE come si comporterebbe di fronte ad una tale possibilità? In particolare accetterebbe il rientro tra i Paesi membri di una nuova nazione, già ex-regione?

E’ comprensibile che i singoli stati non vedano di buon occhio le secessioni e che quindi facciano pressione sulla Ue, come ha fatto la Spagna, per creare incertezza sul futuro di chi è tentato dall’indipendenza. L’Unione europea, in realtà, ha dimostrato nel tempo di essere quanto mai pragmatica cioè di prendere atto delle situazioni di fatto. Se la Catalogna diventerà indipendente dovrà ricontrattare l’ingresso nella Ue, certo, ma ciò avverrà nel periodo di transizione che ogni separazione pacifica comporta. Non è immaginabile un’Europa che faccia a meno di Barcellona, di Edimburgo così come di Atene e, ovviamente, di Napoli. 

Piuttosto, ma qui il discorso si fa lungo, si dovrebbe cogliere l’occasione delle secessioni macroregionali per ripensare l’Europa, cosa della quale si avverte la necessità. Diciamo che è una ragione in più per guardare con simpatia a quel che accade in Catalogna. E per costruire un sentiero di libertà anche da noi.