Tempo pieno: la scuola del Sud rivendichi i suoi diritti

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di Ciro Esposito

Di fronte all’esodo di decine di migliaia di insegnanti del Sud al Nord si tende a rispondere che “i posti sono al Nord”. Non ci si ci chiede perché mai ci siano così tante cattedre in più nelle regioni settentrionali. Se ce lo si chiede si dà una risposta sbagliata o quantomeno parziale. Infatti,  si chiamano in causa il fenomeno dell’immigrazione (e del decremento demografico al Sud, cui contribuiscono fuga dei cervelli ed emigrazione dei prof).

In realtà i dati veri – guarda caso i meno citati dai media – ci dicono che la sproporzione di cattedre – e di investimenti – tra il Nord e il Sud dipende da altri fattori: al Sud hanno colpito maggiormente i tagli governativi; è al Sud che la dispersione scolastica è più alta; è al Nord che ci sono più insegnanti di sostegno e più, molte più classi che effettuano il tempo pieno.

La differenza tra il tempo pieno al Nord e al Sud è abissale. Il caso – noto agli addetti ai lavori – venne sollevato mesi fa da due deputati meridionali, Luigi Gallo e Maria Marzana, che denunciarono: ”Su un totale di 917058 studenti delle scuole primarie statali che usufruiscono del tempo pieno, ben il 58,5% frequentano scuole del Nord, il 26% scuole del Centro e solo l’11,7% del Sud e delle isole”.

Ora comincia a muoversi anche il movimento sindacale, almeno al livello della denuncia. In questi giorni si sta tenendo il Congresso della Cisl scuola territoriale  e la questione del tempo pieno ha trovato spazio nella relazione della sua segretaria regionale Rosanna Colonna, che a questo proposito si chiede:”Ci sono forse due Italie? Perché non ci può essere la garanzia del diritto allo studio per tutti?”.

Il tempo pieno altrove è una realtà consolidata, che ha dato ottimi risultati nella lotta alla dispersione scolastica.  Per questo la regione Campania non può permettersi di perdere duemila insegnanti che, trasferiti al Nord, sono rientrati per un anno scolastico nelle sedi d’origine grazie all’istituto dell’”assegnazione provvisoria”. A breve si ripeterà la lotteria dell’assegnazione, sembra che per loro il precariato non finisca mai.

La scuola meridionale batta un colpo e rivendichi con maggiore determinazione i suoi diritti: sul tempo pieno si può costituire un’alleanza virtuosa e trasversale tra enti locali, insegnanti, meridionalismo trasversale e variamente inteso.

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