Sportello antidiffamazione a Napoli: un esempio da estendere e approfondire

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di Ciro Esposito

Il Comune di Napoli ha istituito lo sportello “Difendi la città”, con il compito di raccogliere le segnalazioni dei cittadini relative alle offese diffamatorie contro Napoli. Non si tratta di perseguire le critiche all’amministrazione, come pure sta scrivendo qualche penna importante (e intinta nel veleno) della stampa nazionale. In realtà la differenza tra critica e diffamazione è evidente, non serve rimestare nel torbido. Non ci sarà nessun automatismo: il cittadino segnala, l’Avvocatura valuta se procedere o meno. Certamente, uscite come quella del Sindaco di Cantù (“Napoli fogna infernale”) o quella precedente di Roberto Calderoli (“Napoli fogna da bonificare”) sarebbero prese in considerazione.

Negli ultimi anni si è prodotto un circolo vizioso: giornalisti in cerca di notorietà, politici in affanno o starlette televisive in ombra, la sparano grossa su Napoli, sollevano un polverone, finiscono sui giornali, vengono ospitati in tv e dividono il web… raggiungendo così il proprio obiettivo. Non rispondere significa far passare il loro messaggio, rispondere vuol dire fare il loro gioco. Ora, sapendo di rischiare più facilmente una querela e di essere colpiti nel portafogli, saranno più attenti.

Lo “sportello antidiffamazione” si inserisce nel progetto “Napoli Autonoma”, la cui delega è stata affidata a Flavia Sorrentino, la capolista di “MO! Unione Mediterranea” alla passate elezioni comunali, che prosegue così il suo impegno meridionalista. Lo stesso Sindaco De Magistris sottolinea il legame tra lo sportello e il rilancio della città: in una società fondata sulla comunicazione, la reputazione ha ancora di più un valore economico. In questo caso l’immagine non ha nulla di effimero o di estemporaneo.

L’iniziativa del Comune di Napoli potrebbe essere estesa e approfondita. Infatti, pur senza tirare in ballo le tifoserie degli stadi,  i casi di insulti, offese e vere proprie discriminazioni ai danni dei meridionali (e non solo dei napoletani) sono frequenti e non sembra che siano in diminuzione. All’estero abbiamo degli esempi – non dico dei modelli – che sarebbe utile studiare.  Una su tutte, l’attività dell’Anti-defamation League, fondata nel 1913,  che ha avuto un’importanza storica nel contenere la diffusione dell’antisemitismo negli Stati Uniti.

Davanti a me ho l’immagine di quell’insegnante mortificata cui il Dirigente Scolastico di un istituto del Settentrione strappò in faccia la richiesta di usufruire della Legge 104: “Tanto a Napoli sono tutte false!”. Il sindacato fece rientrare quella prepotenza, ma se il Dirigente avesse saputo di un’associazione antidiscriminazione a tutela dei meridionali, probabilmente non si sarebbe permesso quell’abuso.

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