MO – Unione Mediterranea e la Questione Ambientale.

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di Massimo Mastruzzo

Portavoce Nazionale di MO Unione Mediterranea
il 2017 si chiude con la frase ipocrita che arriva dall’Emilia Romagna: Abbiamo deciso di dare una mano a Roma invasa dai rifiuti per l’immagine della città nel mondo.  
Ipocrisia che negli anni ci hanno venduto insieme agli inceneritori, presentati come la soluzione ai rifiuti, ma in realtà fonte di ricco guadagno per i gestori: 200€ a tonnellata mica si buttano via mettendosi a riciclare, con il riciclo si guadagna poco e così gli impianti per il trattamento dei rifiuti sono stati messi in secondo piano dalla programmazione politica e grazie all’art. 35 dello Sblocca Italia i rifiuti da bruciare in questi impianti possono arrivare anche da altre regioni, salvo poi far lacrime di coccodrillo quando si dice di non volere i rifiuti di altre regioni, aizzando così cittadini contro altri cittadini, vittime in realtà degli stessi loschi affari, e l’affare immondizia da bruciare è oro che cola: tanto per fare un esempio, 50 mila tonnellate di rifiuti per 200€ fanno 10 milioni di euro!
Pensiamo all’inceneritore di Brescia (A2a), che nel 2015 ha bruciato 686mila tonnellate di rifiuti, o a quello di Acerra (sempre A2a) che fine farebbero se un intenso lavoro degli impianti di trattamento di rifiuti ne riducesse la quantità a disposizione… meno si brucia meno si guadagna.
Dieci passi verso Rifiuti Zero e riduzione progressiva degli inceneritori.
Un progetto che MO – Unione Mediterranea vuole sviluppare:
1.separazione alla fonte: organizzare la raccolta differenziata. La gestione dei rifiuti non e’ un problema tecnologico, ma organizzativo, dove il valore aggiunto non e’ quindi la tecnologia, ma il coinvolgimento della comunità chiamata a collaborare in un passaggio chiave per attuare la sostenibilità ambientale.
2.raccolta porta a porta: organizzare una raccolta differenziata “porta a porta”, che appare l’unico sistema efficace di RD in grado di raggiungere in poco tempo e su larga scala quote percentuali superiori al 70%. Quattro contenitori per organico, carta, multi materiale e residuo, il cui ritiro e’ previsto secondo un calendario settimanale prestabilito.
3.compostaggio: realizzazione di un impianto di compostaggio da prevedere prevalentemente in aree rurali e quindi vicine ai luoghi di utilizzo da parte degli agricoltori.
4.riciclaggio: realizzazione di piattaforme impiantistiche per il riciclaggio e il recupero dei materiali, finalizzato al reinserimento nella filiera produttiva.
5.riduzione dei rifiuti: diffusione del compostaggio domestico, sostituzione delle stoviglie e bottiglie in plastica, utilizzo dell’acqua del rubinetto (più sana e controllata di quella in bottiglia), utilizzo dei pannolini lavabili, acquisto alla spina di latte, bevande, detergenti, prodotti alimentari, sostituzione degli shoppers in plastica con sporte riutilizzabili.
6.riuso e riparazione: realizzazione di centri per la riparazione, il riuso e la decostruzione degli edifici, in cui beni durevoli, mobili, vestiti, infissi, sanitari, elettrodomestici, vengono riparati, riutilizzati e venduti. Questa tipologia di materiali, che costituisce circa il 3% del totale degli scarti, riveste però un grande valore economico, che può arricchire le imprese locali, con un’ottima resa occupazionale dimostrata da molte esperienze in Nord America e in Australia.
7. tariffazione puntuale: introduzione di sistemi di tariffazione che facciano pagare le utenze sulla base della produzione effettiva di rifiuti non riciclabili da raccogliere. Questo meccanismo premia il comportamento virtuoso dei cittadini e li incoraggia ad acquisti piu’ consapevoli.
8. recupero dei rifiuti: realizzazione di un impianto di recupero e selezione dei rifiuti, in modo da recuperare altri materiali riciclabili sfuggiti alla RD, impedire che rifiuti tossici possano essere inviati nella discarica pubblica transitoria e stabilizzare la frazione organica residua.
9. centro di ricerca e riprogettazione: chiusura del ciclo e analisi del residuo a valle di RD, recupero, riutilizzo, riparazione, riciclaggio, finalizzata alla riprogettazione industriale degli oggetti non riciclabili, e alla fornitura di un feedback alle imprese (realizzando la Responsabilità Estesa del Produttore) e alla promozione di buone pratiche di acquisto, produzione e consumo.
10. azzeramento rifiuti: raggiungimento entro il 2020/2025 dell’ azzeramento dei rifiuti, ricordando che la strategia Rifiuti Zero si situa oltre il riciclaggio. In questo modo Rifiuti Zero, innescato dal “trampolino” del porta a porta, diviene a sua volta “trampolino” per un vasto percorso di sostenibilità, che in modo concreto ci permette di mettere a segno scelte a difesa del pianeta.

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