Fondi europei, uno scippo tira l’altro

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I fondi Ue hanno una regola: l’Europa te li dà se lo Stato che li riceve partecipa al finanziamento dei progetti autorizzati in misura variabile (50% se è uno stato ricco e 25% se è uno stato povero). I soldi europei non rientrano nel famoso “patto di stabilità”, cioè possono essere spesi senza sfondare le soglie di deficit annuo (3% del Pil). Il cofinanziamento invece oggi è una spesa che fa aumentare il deficit. Tutto chiaro fin qui? Bene, proseguiamo.

Molti paesi europei stanno dicendo all’Europa: ma se non ce la faccio a spendere il cofinanziamento per il vincolo del deficit al 3% non spendo neppure i fondi europei con danni per la crescita e gli investimenti: è più giusto che tutti i fondi europei (quelli che arrivano dalla Ue e quelli che mette lo stato nazionale) siano fuori dal patto di stabilità. Un ragionamento sensato in fase di crisi come adesso. E che sembra che la Ue stia per accogliere.

Cosa fa allora l’Italia? Per prima cosa taglia il cofinanziamento dal 50% finora utilizzato in tutta Italia al 25%; ma il taglio riguarda solo le regioni del Sud. In questo modo risparmia 12 miliardi di euro (2014-2020) che, dice Derlrio, finiranno in un nuovo fondo sempre a disposizione del Sud che quindi non perderebbe un centesimo. Nel frattempo l’Italia lascia al 50% il cofinanziamento dei fondi europei destinati al Centronord.

Ed ecco ora che il piano del governo diventa chiaro: se l’Ue dice sì alla regola della libera spesa dei fondi europei (quelli provenienti dalla Ue e il cofinanziamento) il Nord Italia per ogni euro che riceve da Bruxelles ne aggiunge uno da Roma e tutto l’investimento è liberamente spendibile. Al Sud, con il cofinanziamento al 25% dell’investimento per ogni euro che arriva da Bruxelles Roma mette appena 33 centesimi, ovvero un terzo di prima e un terzo del Nord.

Poi Roma, per accontentare il Sud, dichiara che in un fondo “parallelo” ci saranno i tanti 67 centesimi risparmiati dal cofinanziamento per ogni euro ricevuto da Bruxelles, per un totale di 12 miliardi. Tuttavia quei 12 miliardi, essendo fuori dal capitolo Fondi Ue, rientrano sicuramente nel deficit e quindi mettono a rischio il parametro del 3%. In pratica: non si potranno spendere o lo si potrà fare in modo molto diluito nel tempo.

Mi rendo conto che la vicenda è tecnica e ho provato a esser del tutto chiaro. Ma sono pronto a chiarire qualsiasi dubbio.

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