Buon anno scolastico a (quasi) tutti!

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Dispersione scolastica e carenza di tempo pieno al Sud: la denuncia di “Save the Children” cade nel vuoto politico.

La scuola meridionale comincia il nuovo anno scolastico con molte ferite aperte. A mettere il dito nella piaga questa volta è l’associazione “Save the Chidren”, che ha pubblicato il rapporto “(Non) tutti a scuola”, il risultato di un’indagine sul servizio di ristorazione scolastica per la scuola primaria in Italia.
Si tratta di un’analisi molto particolareggiata. Infatti, sono stati presi in esame 45 comuni capoluoghi di provincia con più di centomila abitanti, sui quali si sviluppa un’analisi composta di diverse variabili: alunni ammessi alla mensa; costi a carico delle famiglie; tariffe; criteri di esenzione e agevolazione; restrizioni ed eventuali esclusioni a causa di morosità.

Per evidenziare l’esistenza di “due Italie” anche a proposito delle mense scolastiche basta prendere in esame la prima voce: gli accessi. In ben otto regioni più di un alunno su due non accede alla mensa, che spesso al Sud non è proprio prevista. Accedono al servizio mensa il 19,96% degli alunni siciliani; il 26,90% di quelli pugliesi; il 30,66% dei molisani; il 35,42% dei campani e il 36,89% degli alunni calabresi.
“Save the Children” sottolinea “la forte associazione tra le regioni in cui la mensa è poco presente e le regioni in cui è fortemente diffusa la dispersione scolastica: la mensa, quando associata al tempo pieno, al contrario, diviene un forte strumento di contrasto alla dispersione e alla povertà, così come riconosciuto nel IV Piano Nazionale Infanzia”.
Questa indagine – e la sua conclusione – confortano le iniziative “dal basso” che al riguardo si stanno mettendo faticosamente in piedi. Scrivo faticosamente, perché i comitati impegnati nella rivendicazione del tempo pieno e prolungato al Sud stanno trovando ostacoli nelle stesse istituzioni locali. Denuncia Rocco Civitelli della Rete Sanità: “Il 25 luglio abbiamo incontrato il Dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale, presente Marco Rossi Doria, in qualità di delegato del Ministro. Tutte le nostre proposte sono state respinte, anche quella sull’attuazione del tempo prolungato nella scuola media del Rione: 40 ore di lezione invece di 30”.

La Regione Campania, con l’assessora Lucia Fortini, si disinteressa del tempo pieno e prolungato ma riesuma – con un nuovo nome – vecchi progetti già rivelatisi fallimentari: una volta era “Scuole Aperte”, ora è “Scuola Viva”, che utilizza finanziamenti del Fondo Sociale Europeo: interventi limitati e dispersivi che non hanno inciso nemmeno superficialmente sulla dispersione scolastica.
Ciliegina sulla torta: le scuole aperte d’estate. La Campania era la prima regione per scuole ammesse ai finanziamenti (fondi PON), ma per i pasticci e la lentezza del Ministero tutto è stato rinviato all’anno prossimo.

In questa solitudine comincia il nuovo anno della scuola meridionale.

Auguri.

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