Facile come rubare il futuro ai Calabresi – Quale prospettiva, senza trasporti?

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di Massimo Mastruzzo

“Facile come rubare le caramelle ad un bambino”

Il detto è famoso e talmente diffuso che difficilmente si riesce ad immaginare un’altra idiomatica che possa rendere così universalmente il senso inteso. Eppure se l’andazzo rimane questo, il primato di tanta locuzione potrebbe essere insidiato da “facile come rubare il futuro ai calabresi”.

La Calabria, infatti, dopo essere stata colpita via mare e via terra, viene ora “bombardata” per via aerea.

Non sazi dei mancati investimenti nelle infrastrutture terrestri che stanno soffocando il porto di Gioia Tauro, non soddisfatti del nulla ferroviario e autostradale, i mammasantissima del trasporto pubblico affondano un’altra stilettata al mai troppo auspicato sviluppo meridionale. L’ultimo affronto viene dal presidente dell’Anac Vito Riggio che, ritenendo inutili gli aeroporti di Crotone e Reggio, suggerisce addirittura una loro chiusura.

Questo, per una delle aree più svantaggiate d’Italia, è quanto di più cinico, iniquo e politicamente deleterio ci si potesse aspettare, soprattutto all’indomani delle dichiarazioni di Gentiloni che invitava ad investire nel Mezzogiorno. Perdonatemi il francesismo ma in Calabria gli eventuali investitori come cazzo ci devono arrivare? Se continuiamo a presentare una parte del paese non già come un luogo su cui investire ma come un ramo aziendale infruttuoso, chi volete che si interessi alle sorti di milioni di contribuenti? Invece di risolvere l’evidente deficit infrastrutturale che taglia dal Paese e dall’Europa le nostre aree, ci propinano soluzioni che affondano ogni speranza di ripresa.

Credo che l’unico comportamento da adottare sia non aspettarsi nulla dalla politica nazionale. Proporre vie nuove e strettamente legate al nostro territorio dovrà essere la nostra difesa. Imporre forze fresche che abbiano a cuore gli interessi della nostra Patria: l’unico contrattacco possibile.

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Un commento

  • Ma, secondo voi, aver consentito ad un criminale di avvicinarsi ad un – magari solo un balordo ma, probabilmente uno della gang – in presenza di telecamere e quanto altro utile a diffondere la scena, non sia stato tutto – lasciatemi pure esagerare – programmato? Don Giulio era quel che era ma le sue “battute” spesso erano ficcanti. Es., quando affermò che a pensare male si fa peccato, ma spesso si indovina. E’ vero che mi si può opporre che lo stato italiano è una caricatura di stato (ved. quest’altra furbizia sulla scarcerazione di Riina), però, certo è che un paese in cui l’informazione è abbastanza censurata e nello stesso tempo si vuole dare – almeno sul web – un’immagine più decente di sè non può consentire quella vergogna. A meno che – come accennato – non è stato fatto per poter permettere a certa teppaglia mediatica di poterci ricamare sopra.
    Dico solo che – e sono d’accordo con l’ultima parte dell’intervento – bisogna rendersi autonomi (e anche qualcosa di più), in modo da gestircela da noi stessi la giustizia, mostrando laddove occorre un minimo di polso. Non si può avere pietà per simile feccia. Dentro di me ho pianto quando hanno ucciso Falcone e Borsellino.

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