Io accuso – In memoria di Peppino Impastato

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Oggi è il 9 maggio. Oggi commemoriamo il martirio di Peppino Impastato. Quel Peppino Impastato che è diventato un vero e proprio vessillo avverso al cancro mafioso. Un santo laico che ha assunto i tratti ideali dell’eroe Gucciniano. Giovane e bello ci appare Peppino. Molti cedono al fascino angelicante di simili figure, scremando l’uomo ed assumendo l’icona.

Così Peppino Impastato diventa un abito per tutte le stagioni dell’antimafia, e miracolosamente si adegua ad ogni drappeggio politico o filosofico di chi combatte la piovra (o di chi dice di farlo). Questo, da un lato, fa un torto all’uomo Impastato ma dall’altro sopperisce ad una esigenza chiara. Chiunque combatta un nemico compatto dovendo contare su forze eterogenee sa bene quanto servano gli stendardi sotto i quali aggregare le proprie schiere. Lo avrebbe capito anche lui.

Oggi MO! – Unione Mediterranea non vuole usare questo torto a Peppino. La sua via non è esattamente la nostra, anche se ne condividiamo lunghi tratti. Noi oggi vogliamo, col cuore in mano, commemorare l’uomo, non la bandiera, e quindi non avocheremo nessuna paternità fittizia da parte sua.

Quello che però possiamo fare in totale autonomia, nel pieno rispetto per Giuseppe, è affermare senza alcun tentennamento che la sua battaglia contro la mafia è anche la nostra. Che onoriamo e ricordiamo con trasporto un figlio della nostra terra che per la nostra terra è stato chiamato a compiere il sacrificio estremo.

È proprio per continuare a combattere chi lo uccise che MO! – Unione Mediterranea punta il dito in faccia ai vari Badalamenti, Pesce, Bidognetti, Provenzano.

Ma non solo a loro. I mafiosi sono solo parte del problema. Puntiamo il dito contro questo stato che è da sempre alleato ed ha concesso dignità istituzionale alla mafia. Accusiamo platealmente questo stato di essere in rapporti di stretta collaborazione con la criminalità organizzata.

Accusiamo questo stato di essere corresponsabile e mandante della morte di Peppino, essendo contiguo al fenomeno mafioso e di conseguenza non titolare di una seria lotta nei confronti di quest’ultimo. Accusiamo questo stato di stare dalla parte sbagliata. Quando il governo italiano ha deciso di quale “parte di se” sbarazzarsi ha deciso di abbandonare (fra le altre) persone come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino o il generale Dalla Chiesa, conservando perversi vincoli con chi, ai maxiprocessi, siede dietro le sbarre.

Nulla di cui stupirsi, comunque. Nel triste maggio del 1978, chi deteneva il potere pubblico, abbandonava anche Aldo Moro. L’ennesimo suo uomo sacrificato sull’altare dalle trame oscure. Le scelte di campo del governo italiano sono purtroppo sempre state chiaramente orientate.

Probabilmente saremmo stati avversari politici di Peppino, ma ci onoriamo di combattere lo stesso nemico

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