Una Pontida migrante ed antirazzista, alla quale MO! – Unione Mediterranea aderisce con gioia

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di Raffaele Vescera

Il 22, nella cabala napoletana, è il numero dei pazzi e i napoletani hanno avuto la pazza idea di andare a Pontida, il 22 aprile. A far che? Per contestare il giorno della manifestazione commemorativa dei leghisti di un’inesistente Padania e un improbabile Alberto da Giussano e per festeggiare “l’orgoglio terrone e antirazzista”. No, non c’entra con i film di Checco Zalone e la pipì nell’ampolla dell’acqua del Po, la storia è vera, neomeridionalisti e centri sociali, non solo napoletani ma in partenza dall’Italia intera, stanchi di decenni di insulti e di vessazioni anti Sud da parte della Lega Nord, si organizzano per invadere pacificamente e festosamente la cittadina di Pontida con mandolini e tamburelli, allo scopo di mostrare ai “travestiti barbari cornuti” un modo meno cupo di stare insieme.

Salvini grida alla provocazione contro il sabato del villaggio e il sindaco leghista di Pontida, spaventato dall’arrivo dei terùn, ordina con un editto il coprifuoco totale del paese con chiusura del traffico, di tutti gli esercizi pubblici e commerciali, cimitero e farmacie comprese. Al che, i meridionalisti hanno risposto che la provocazione l’hanno subìta loro, con la forzata visita di Salvini a Napoli, e che a Pontida andranno già muniti del necessario, pizze, birre e aspirine in caso di mal di testa nel sentire le fregnacce razziste solitamente divulgate nelle nebbiose vallate subalpine, in quanto al cimitero sperano di non averne bisogno e per i certificati comunali, impossibili da chiedere agli uffici chiusi, sarà affare dei paesani.

Perché arrivare a tanto, vi chiederete? Provate voi a subire per un quarto di secolo ingiurie e insulti di ogni sorta, che vanno dal “terroni scansafatiche” al “tutti furbi e mafiosi”, dopo aver buttato il sangue da emigrati, in dieci milioni, nelle industrie del Nord per arricchirlo. Al Sud è ormai opinione diffusa che la Lega Nord sia stata inventata a fine anni ’80 dagli industriali settentrionali per fermare lo sviluppo del Mezzogiorno, che in quegli anni, crescendo più del Nord, grazie alla vituperata eppure efficace Cassa del Mezzogiorno, aveva fermato l’emigrazione della propria manodopera, facendola mancare alle fabbriche padane.

Quella Cassa del Mezzogiorno, accusata di ogni misfatto e ruberia, che assorbiva appena lo 0,5% del Pil nazionale, ridusse il divario economico Nord-Sud dal 53% del dopoguerra al 67% di fine anni ’80. Così continuando ancora per vent’anni, l’avrebbe azzerato, unendo per davvero l’Italia e gli italiani. Invece, a vent’anni dalla chiusura della Cassa, il divario del Sud rispetto al Nord è ritornato prossimo alla fatidica soglia del 50% del dopoguerra. Le nazioni industriali hanno bisogno di colonie, d’oltremare o interne che siano, per approfittare delle sacche di disoccupati da usare quale manodopera a basso prezzo. Più di tutto spaventava la crescita industriale del Mezzogiorno in grado di fare concorrenza a quella del Nord, mettendola in crisi.

I leghisti lamentavano l’ingiustizia dei fondi addizionali per il Sud, appena mezzo punto del Pil, dimenticando che gli investimenti ordinari dello stato per il Sud erano di dieci punti inferiori al dovuto in rapporto agli abitanti, mediamente inferiori del 40% a quelli fatti per il Nord. Quel 40% di differenza che segna la ricchezza pro capite tra un italiano e un “diversamente italiano” abitante al Sud. Dicevano che i politici meridionali rubavano soldi alla Cassa del Mezzogiorno, vero, ma che forse le ruberie ben più grandi dei politici settentrionali, lombardi in testa, hanno fermato gli investimenti statali al Nord?

Le tensioni sociali nascono dalle ingiustizie, non è necessario ricordarlo, e se al danno economico subìto dal Mezzogiorno si aggiungono gli insulti ai suoi abitanti, definiti “topi di fogna da sterminare con il fuoco del Vesuvio”, si capisce la reazione in atto al Sud. A Pontida non ci andranno solo i centri sociali napoletani, ci saranno anche i movimenti meridionalisti organizzati, quali “Unione Mediterranea”, ben lontani dalla jacquerie e dalle violenze di piazza. Ci andranno per festeggiare “l’orgoglio terrone” con canti e balli, ma molti sospettano anche che faranno tremare Pontida con una sonora pernacchia corale all’indirizzo della controparte, che riunisce leghisti e neofascisti in un antistorico ritorno al razzismo.

Tuttavia, tutto ciò non garantisce lo svolgimento pacifico della giornata, considerando la possibile presenza di provocatori organizzati, solitamente usati nelle manifestazioni di piazza per giustificare il ricorso al manganello e per squalificare i manifestanti pacifici. Cossiga dixit. Si spera che il buonsenso dei partecipanti sappia riconoscere e allontanare tali inquietanti presenze.

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4 commenti

  • Francamente non condivido l’iniziativa anche se lodevole. Sembriamo come l’imputato che deve dimostrare la propria innocenza dinanzi al giudice (sic!).
    Ritengo che il miglior modo per migliorare (mi sto violentando) Napoli sia quello di migliorarla sempre più. Grazie a questa amministrazione la città sta facendo sensibili passi avanti. Ma i ritardi e le frenate accumulati richiedono sempre maggiore impegno. Oggi c’è molta più gente nel paese che conosce e apprezza Napoli per le sue incomparabili bellezze e qualità. Ma questo produce qualche fastidio presso i soliti noti. Certo la città è ancora al centro di – passatemi il termine – feroci invettive sia esterne come pure interne, queste ultime da parte di gentaglia mossa da chissà quali meschini interessi (o, semplicemente, perché da piccoli le è stata fatta una sostanziosa lavata di cervello. Mi ricordo certi…canti a scuola elementare e media). Napoli non deve dimostrare niente a nessuno. Napul è.
    Intanto colpisce tutto questo affaccendarsi intorno alla città. E’ una trappola. Si sa che tenere buona la città vuol dire tenere sotto controllo tutto il Sud. Il quale per (ri)mettersi in marcia ha bisogno di investimenti nelle infrastrutture, nella cura del territorio, nell’incoraggiamento concreto a chi vuole mettersi in gioco. I giovani sono l’oro del mondo e – ergo – di Napoli. Lo so, sembro un visionario, ma bisogna farcela da soli. A ben vedere, le risorse ci sono. Infatti, a fronte di auspicabili risultati, gli osservatori “onesti” sorrideranno, mentre gli “altri” continueranno a tendere trappole. Nelle quali bisogna continuare a non cadere.

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