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IL MERIDIONE CERCA SE STESSO

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MA DEVE FARLO DA SOLO.

Deve essere stato l’incontro tra il Governatore del Veneto, il Leghista Luca Zaia, e la neo Ministra degli Affari Regionali e delle  Autonomie, la leghista veneta Erika Stefani, avvenuto per siglare l’intesa in cui si stabiliscono per legge, più poteri ma soprattutto più soldi, 35 miliardi di euro,  per il nord a destare le attenzioni dei governatori delle Regioni del mezzogiorno : Vincenzo De Luca (Campania), Nello Musumeci (Sicilia), Mario Oliverio (Calabria), Marcello Pittella (Basilicata), e Donato Toma (Molise). In collegamento c’è Michele Emiliano (Puglia), che aderisce al “ Patto per sud” .

Un accordo politico per tutelare al meglio gli interessi del Sud attraverso “una grande battaglia comune per il Mezzogiorno”. La proposta è stata del governatore campano Vincenzo De Luca ci sono tutti i presidenti delle regioni del Sud chiamati a raccolta a Napoli per verificare la possibilità di varare politiche economiche comuni all’interno di un accordo politico.

Ma cos’è IL SEQUEL di Ritorno al Futuro – Il patto per il sud ?

Rewind: Il 20 marzo 2000, a Napoli, Bassolino ed altri rappresentanti del territorio del Mezzogiorno come  Giovanni Di Stasi (Molise), Giannicola Sinisi (Puglia), Nuccio Fava (Calabria), Filippo Bubbico (Basilicata)  sottoscrivono il Patto di Eboli, un “Manifesto” che doveva tradursi in  un accordo politico per tutelare al meglio gli interessi del Sud attraverso “una grande battaglia comune per il Mezzogiorno”.                          ”Non prenderemo ordini dai partiti, ne’ in sede locale ne’ in sede nazionale”. Con questo messaggio, i cinque candidati per la presidenza delle Regioni del Mezzogiorno si avviavano ad una stretta e forte collaborazione, che implicava una sorta di affrancamento dai partiti nazionali.

Doveva  rappresentare la via d’uscita  alla condizione coloniale del territorio meridionale.

Ma della indicazione exit non vi si è trovata traccia in nessuna realtà amministrativa del sud, forse perché  amministrate da esponenti espressione di partiti nazionali che hanno preso ordini dai loro partiti sia in sede locale  che in sede nazionale?

Tra il dire e il fare c’è di mezzo, ancora, il partito nazionale

Voglio credere nella buona fede delle intenzioni, seppur stranamente ciclicamente ventennali, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo, ancora, il partito nazionale ovvero l’equilibrio nazionale duale costruito su un sistema coloniale.

“… L’unità non era avvenuta su una base di eguaglianza, ma come egemonia del nord sul Mezzogiorno…”   “ … il nord concretamente era una piovra  ce si arriccia alle spese del sud…”    (cit. Antonio Gramsci)

Il Sud è sempre stato “oggetto” di politiche pubbliche decise altrove, mai “soggetto” determinate di esse semplicemente perché dietro ad ogni azione di politica locale, seppur  ricca di buoni propositi, si nascondono le reali intenzioni del sistema politico italiano: il mantenimento dello status quo che “garantisce” la stabilità di un sistema nazionale collaudato da 157 anni.

Meridionalismo alternativa possibile

I partiti nazionali, ed i loro rappresentanti, sono inadatti ad affrontare la Questione Meridionale in quanto ne sono stati la causa o quanto meno sono stati fortemente collusi con chi l’ha favorita, e soprattutto perché lo stato dei fatti, inclusi i vari Patti per il sud,  ne offre una conferma a prova di smentita.                   la Questione Sud non può essere affrontata da chi contemporaneamente deve pensare al nord, questo perché la disomogeneità territoriale è talmente ampia che se chi ha meno non si costruisce una propria rappresentanza autonoma dai partiti nazionali difficilmente otterrà più di quanto gli viene già “concesso”.
La mia vuole essere una dichiarazione universale del concetto di meridionalismo. Il Meridionalismo deve darsi un’identità essere dichiaratamente alternativa ai partiti nazionali.

NO ai Partiti nazionali, perché?

Una azienda gestisce due società: una milita perennemente ai vertici del campionato nazionale e compete alla pari con le altre realtà della UE, l’altra milita perennemente in terza serie e lotta, ultima tra le 270 presenti in UE, per non retrocedere definitivamente.
Come può questa azienda, avendo a disposizione lo stesso bilancio, mantenere la competitività della società che compete ai vertici nazionali ed europei e aiutare la società intrappolata in terza serie ?         Nella migliore delle ipotesi, e sperando nella buona fede di chi amministra questa azienda, si procederà con il mantenere alta la competitività della società più ricca, prevedendo per la società più povera di mantenere  “dignitosamente” l’ultimo posto in UE.

Meridionalismo ok, ma cos’è ?

Meridionalismo è prendere coscienza della condizione in cui versa il territorio meridionale e chi ci vive. È considerare se questa condizione di minorità ha delle responsabilità politiche nazionali o è da addebitare ad una incapacità antropologica dei meridionali.
È ragionare sulla possibilità che il mancato rispetto dell’art. 3 della Costituzione sia una distrazione dei vari governi che si sono alternati oppure una assurda volontà di mantenere lo status quo.
È riflettere sulla possibilità che la condizione di minorità possa essere risolta da chi, avendo governato, l’ha causata oppure partendo dalla costruzione di una realtà territoriale che, in quanto tale, non può che essere definita Meridionalista.
Credere ancora che la soluzione per il Mezzogiorno possa arrivare da partiti nazionali (anche quelli in buona fede) è rincorrere un luce in fondo ad un tunnel per scoprire che si tratta, ancora una volta, dell’ennesima lampadina accesa.

 

Massimo Mastruzzo

Portavoce Nazionale MO Unione Mediterranea

 

 

PARLARE DI SCUOLA, PARLARE DI SUD. QUANDO TI COSTRINGONO A RINUNCIARE ALL’AMORE PER LA TUA TERRA.

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Con una sottile punta di sadismo, mi son scelto gli argomenti più difficili da affrontare: la scuola pubblica, in questo paese, ha sempre vissuto in un sottile intreccio tra ideologia dominante e contrastanti interessi da soddisfare e, soprattutto, armonizzare. Alla fine, ne è uscito un gran casino, con peculiarità solo italiane: il ruolo come miraggio, da ottenere solo dopo sessantaquattro concorsi, cinquantotto master, trentadue trasferimenti, svariate 104 e una ventina d’anni circa di attesa estenuante.

Alla fine di questo percorso, il docente, partito col sogno di essere un professionista, si rende conto di non essere altro che ( stremato ) un clone, svuotato di ogni idea, passione e illusione. Al contempo, l’utenza, cioè le famiglie, i bambini, gli alunni e gli studenti, restano muti spettatori di disservizi, losche trame tra colleghi, oscuri desideri di riforme strutturali che vagano tra l’esigenza della continuità didattica e la voglia di sottrarsi ad ogni ostacolo che allontani i loro pargoli o se stessi dalla più veloce uscita possibile da questo inferno dantesco ( come dar loro torto,vista anche l’inutilità della cultura in questo paese, dove ogni cosa ha ormai un prezzo, dal diploma sino alla laurea e dove il lavoro lo acquisisci grazie a tutto, tranne che alla tua preparazione ).

Naturalmente, come sempre in Italia, a questo tragico balletto, non partecipa un unico attore, ma una pletora di protagonisti, tutti pronti a spartirsi anche la più piccola fetta del mercato ortofrutticolo aperto ad ogni stagione ed ora: sindacati, che si moltiplicano come pani e pesci, nella loro dannosa inutilità; partiti, occupati a suggerire e accaparrarsi risorse e cariche, vampirizzando ogni speranza di un sia pur minimo cambiamento, che impedirebbe loro di sguazzare in quell’oceano di fango, dove, nell’oscurità, tutto può essere pescato, senza che nessun guardiacoste ti interecetti; enti di formazione e università, che, tutte, più o meno, espressione di movimenti o partiti, si appropriano di un flusso generoso di danaro, reso pulito e non riconducibile direttamente ad ogni tipo di mazzetta.

Inutile dire che chiaramente, se questo è il quadro nazionale… il sud poi ne diventa totalmente cannibalizzato. Negli anni il suo destino è stato sempre e solo quello di fornire manodopera a basso costo per il nord: le famiglie del sud si dovevano far carico dei costi derivanti dal voler regalare una certa cultura ai propri figli e di questi sacrifici, naturalmente, ad avvantaggiarsene era il nord.

Decine di migliaia di meridionali sono saliti al Nord per poter insegnare, senza mai far ritorno a casa. Nel frattempo i figli del nord andavano in fabbrica, con stipendi più lauti, quattordicesima e premio di produttività, se non si dedicavano ad attività ancora più lucrose, che permettevano loro di gareggiare su strade pubbliche tra Lamborghini e Ferrari, in spregio ad ogni normativa o regolamento. Ma non basta: per evitare che il prof meridionale possa tornare al Sud, si tagliano risorse e si dirottano sempre più al Nord e si diminuiscono i posti di lavoro, TOGLIENDO COSì OGNI SPERANZA E DESIDERIO DI RIENTRO IN PATRIA.
Chi resta sa di essere condannato a decenni di supplenze, viaggi della speranza e di dover un giorno RIMPIANGERE L’AMORE CHE HA PROVATO E PROVA NEI RIGUARDI DELLA TERRA CHE LO HA GENERATO.

Giuseppe De Cicco 
Responsabile circolo territoriale Emilia-Romagna.

In un territorio dove si rischia di morire di tumore, intanto si muore per una lamiera.

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La discarica di San Calogero, oggetto del processo “Poison”, è ritenuta la più pericolosa d’Europa in quanto contiene oltre 130mila tonnellate di rifiuti provenienti da centrali termoelettriche a carbone. Si tratta di rifiuti molto pericolosi. Siamo in un territorio che confina con le provincie di Vibo Valentia e Reggio Calabria, sulla statale 18 che dalla vicina Piana di Gioia Tauro porta verso Vibo Valentia, al bivio per la frazione Calimera sorge la ex fabbrica di laterizi abbandonata da quasi dieci anni. Secondo la Procura di Vibo Valentia, tra il 2000 e 2007, Tir avevano effettuato 4512 conferimenti, trasportando a San Calogero le scorie tossiche provenienti per lo più dalla centrale termoelettrica dell’Enel di Brindisi. Sarebbero stati stoccati metalli pesanti, solfuri, cloruri, fluoruri, nichel, selenio, stagno e vanadio. I periti dell’accusa non escludevano «la concreta e reale possibilità che i componenti pericolosi presenti in abbondanza nel sito potessero essere diffusi nell’ambiente circostante». Da qui il rischio concreto di compromettere irrimediabilmente la salute del territorio e dei propri cittadini, visto che lo smaltimento potrebbe avere effetti devastanti se si considera la presenza di due corsi d’acqua nei pressi dell’ex fornace oggi,  purtroppo, tornata alla ribalta per l’omicidio, il 2 giugno scorso, del povero Sacko Soumayla .

Incredibilmente dalle menti bacate di molti utenti dei social, probabilmente corrose da una continua campagna politica leghista basata sull’odio, il problema non sono quelle 130mila tonnellata di morte ma è quel ragazzo di 29 anni bracciante con i documenti in regola e padre di una bambina di 5 anni che nell’area dell’ex fornace abbandonata, assieme a due connazionali non stavano rubando nulla, stavano solo cercando delle lamiere – hanno raccontato gli altri due – per i loro alloggi di fortuna nella baraccopoli di San Ferdinando.

Che la magistratura non sia riuscita a consegnare alla giustizia i 14 imputati ritenuti responsabili di “avvelenamento colposo” in quanto il reato è andato prescritto, non sembra aver intaccato le loro coscienze razziste, che invece giungono fino alla giustificazione di un omicidio per un, probabile, furto di lamiere in un ex sito industriale che, pur sotto sequestro da quasi dieci anni, qualcuno considera ancora cosa sua.

MO Unione Mediterranea in occasione delle elezioni europee di Maggio 2014, ha presentato la lista civica di scopo Terra Nostra, con l’obiettivo di inoltrare una petizione al Parlamento europeo per l’istituzione di una commissione straordinaria d’inchiesta, che avesse il compito di monitorare e realizzare verifiche ed analisi sul territorio dell’Italia meridionale e della Sicilia, Il giorno 25 giugno 2015 una delegazione di Unione Mediterranea ha presentato alla Commissione per le Petizioni dell’Unione Europea la petizione, con la petizione anche un dossier di 70 pagine, in cui si denunciavano le violazioni in vaste aree dell’Italia meridionale e della Sicilia degli articoli 1 (dignità umana), 2 (diritto alla vita), 15 (libertà professionale e diritto di lavorare), 31 (condizioni di lavoro giuste ed eque), 34 (sicurezza sociale e assistenza sociale), 35 (protezione della salute), 37 (protezione dell’ambiente) e 38 (protezione dei consumatori) della medesima Carta.

Il 17 marzo 2016 la Commissione per le Petizioni dell’Unione Europea ha dichiarato ricevibile la petizione n. 0748/2015

La Presidente della Commissione, on. Cecilia Wikström, con lettera del 17/03/2016 protocollo D305560, ha inviato la petizione all’allora Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, nella speranza che “possa essere usata come contributo alla vostra attività”. Abbiamo cercato negli ultimi mesi di ottenere quanto richiesto, sollecitando in tal senso l’attuale Presidente Antonio Tajani, ma solo un’azione congiunta di eurodeputati meridionalisti, oggi ancora assenti, potrebbe portare ad ottenere qualche risultato pratico.

A pagina 52 punto f del dossier viene menzionato proprio quel sito denunciato nella Petizione (Clicca qui per scaricare l’intera petizione in formato PDF)  che abbiamo presentato a Bruxelles, e recita:

  1. f) SAN CALOGERO: interramento rifiuti tossici Dopo quattro anni dall’ emissione degli avvisi di garanzia e numerosi rinvii delle udienze per mancanza di giudici si è aperto il processo “Poison” che vede 12 persone accusate di aver provocato un disastro ambientale gestendo abusivamente 127.000 tonnellate di rifiuti industriali tossici provenienti da Brindisi e poi finiti illegalmente, dal 2000 al 2007, negli impianti della discarica “Fornace tranquilla” di San Calogero. Il presidente del Tribunale monocratico, Anna Rombolà, ha infatti incardinato il dibattimento dopo aver rigettato alcune questioni preliminari ed ammesso le richieste istruttorie. Lo stesso magistrato ha accolto la costituzione di parte civile del Comune di San Calogero e del Wwf, rinviando il processo al 19 febbraio quando saranno sentiti i primi testi dell’accusa. La gran parte dei reati contestati, che risalgono ad un lasso di tempo compreso tra il 2000 e il 2007, sono ormai prossimi alla prescrizione. Nella passata udienza il giudice Lucia Monaco, designata dopo oltre un anno, si era astenuta dalla trattazione poiché incompatibile avendo già fatto il gip nello stesso procedimento. Il presidente del Tribunale, Antonio Di Marco, aveva poi designato un nuovo magistrato non incompatibile, individuandolo nel giudice Anna Rombolà. Il giro d’affari al centro dell’inchiesta condotta nel 2010 si aggirerebbe attorno 18 milioni di euro perché tanto sarebbe costato il regolare smaltimento alle centrali Enel di Brindisi, Priolo Gargallo e Termini Imerese da cui provenivano i rifiuti smaltiti invece nel Vibonese. L’indagine condotta nel 2010 dal personale della Guardia di Finanza di Vibo, ruotava attorno al rilascio di autorizzazioni non conformi nei confronti della società sotto inchiesta: la “Fornace Tranquilla Srl”, il cui titolare, Giuseppe Romeo, arrestato nel novembre 2009, avrebbe attestato falsamente, secondo l’accusa, il recupero mai avvenuto dei rifiuti pericolosi che, di volta in volta, venivano inviati nel territorio di San Calogero a ridosso di coltivazioni di agrumi.

Il neo Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha puntato in quei territori su una campagna elettorale tipicamente leghista rilanciando un cavallo di battaglia già collaudato: individuare un nemico da offrire ai potenziali elettori. Qualche anno addietro i prescelti furono i Terún offerti sull’altare della padana, oggi i “fortunati” sono gli immigrati. In una Regione, la Calabria, in un territorio come quello della Piana di Gioia tauro, il nemico individuato come causa di tutti i mali è, secondo Salvini e i suoi elettori Terroni, lo straniero, il negro, u niru. E così il senatore Matteo Salvini viene eletto proprio in Calabria, la Lega nella Piana ha incassato 7 mila voti, un’enormità. 55 mila i voti ottenuti dalla Lega in Calabria: il 13% a Rosarno, l’8,4% a Lamezia Terme, 11,2% a Tortona, l’11,7% a Nocera Terinese, il 14,9 % a San Mango d’Aquino, il 12% a Corigliano … La folla lo acclamava al grido «Matteo salvaci tu».

Da che cosa? Dalle denunce presentate a Bruxelles nella petizione di MO Unione Mediterranea? Dalla crescente disoccupazione? Dal rischio desertificazione umana e industriale (dati svimez) ?, dall’ultimo posto tra le 270 regione della UE (dati Eurostat) ? NO… la salvezza viene invocata dall’invasione dello straniero, l’invasione di una terra che economicamente non esiste già più, provate a vendere un casa o un terreno e  ne constaterete un valore praticamente nullo.

La verità è che il gioco sulle paure di ciò che non si conosce è vecchio quanto il mondo, quando il mondo si credeva fosse ancora quadrato e asserire che era tondo rappresentava un rischio concreto, e ancora oggi in molti abboccano.

Ma di che cosa abbiamo veramente paura, quando abbiamo paura, possibile che in Calabria il pericolo sia rappresentato da un immigrato ?

Povera terra mia.

Massimo Mastruzzo

Portavoce Nazionale MO Unione Mediterranea

Chi è davvero Giuseppe Conte?

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Dopo il contratto siglato tra 5 Stelle e Lega, che ricorda tanto il contratto con gli italiani firmato più volte da Berlusconi negli studi di Porta a Porta, ecco spuntare il nome del premier – e ci teniamo a sottolineare che, no, a differenza di quantoaffermato in questi anni dagli elettori italiani medi, il Presidente del Consiglio NON è eletto dal popolo – per questo nuovo governo: si tratta del pugliese Giuseppe Conte, il quale, se riceverà l’incarico dal Presidente della Repubblica di formare il nuovo governo, inaugurerà quella che Di Maio ha già indicato come “Terza Repubblica” (ma possiamo davvero definirla tale, caro Luigi? C’è realmente un cambiamento epocale da dover giustificare un’affermazione del genere? Ti prego, illuminaci.) e che ufficializza il legame con la Lega.
Gradito anche a Salvini e ai suoi fedelissimi – e la cosa ci è suonata abbastanza strana, parliamo comunque di un “terrone” puro, nato e cresciuto nella provincia di Foggia -, l’avvocato Conte si è già distinto sulle cronache nostrane e non per i suoi meriti da legale. Del tutto nuovo in campo politico, sul suo curriculum è possibile leggere prestigiose formazioni in alcune delle migliori università del mondo, ma, inaspettatamente è stato smentito. O per meglio dire, è stato smentito a metà: la New York University (NYU) ha dichiarato al Times di non rilevare tra i suoi registri il nome di Conte, il quale aveva affermato di aver trascorso un periodo non inferiore ad un mese presso il college americano, ma dagli uffici della NYU sono letteralmente cascati dal pero. Al massimo, hanno fatto sapere, è probabile che l’assenza del nominativo del futuro/probabile/chilosa premier sia dovuto al fatto che Conte abbia seguito semplicemente un seminario durato uno, massimo due giorni. Strano, però, in America pare siano molto fiscali su queste cose ed in effetti trovato l’inghippo, svelato l’arcano: sono state rese note dall’AdnKronos delle e-mail scambiate fra Conte e Mark Geistfeld , il responsabile civile della New York University School of Law, che proverebbero diverse visite dell’avvocato pugliese a New York con l’utilizzo della biblioteca, scambi culturali e collaborazioni con i colleghi dell’ateneo americano.

Mentre i giornali parlavano di questo appunto (magari poteva essere una svista, magari il piccolo gonfiamento su di un curriculum comunque di tutto rispetto, come successo per le consulenze, in realtà ne è stata registrata UNA sola, alla Camera di Commercio, dell’Industria e dell’Artigianato di Roma), ecco spuntare altre tre news su che portano il giallo ad infittirsi ancora di più: la “Social Justice Group”, “l’Association Henri Capitant des amis de la culture juridique française” ed il metodo stamina – quest’ultimo punto, però, è preferibile non approfondirlo. Per quanto l’avvocato sia stato tra i promotori per la fondazione della ONLUS Voa Voa voluta dai genitori di Sofia, ricordiamo che pochi mesi fa la bambina è purtroppo venuta a mancare e in tribunale Conte ha comunque svolto il suo compito di legale, rappresentando i genitori della piccola. Insomma, parliamo di un’anima innocente vittima non solo della malattia ma anche di un uomo come Vanoni e della sua cura, smentita dalla comunità scientifica. Sarebbe il caso di non farci dell’ironia sopra.

Tornando a noi, Conte ha affermato di essere membro della “Social Justice Group” presso l’Unione Europea, peccato che un organo di questo genere non esista in seno all’UE (ops) e che, probabilmente, il futuro premier volesse riferirsi alla “Social Justice European Private Law”, della quale firmò, assieme ad altri professori europei, un manifesto nel lontano 2004 ma di cui, come affermato dal presidente della citata associazione, non è mai stato membro (doppio ops).
Per quanto riguarda “l’Association Henri Capitant des amis de la culture juridique française”, il Post ha dichiarato, fra le altre cose, che l’iscrizione a questa associazione giurista francese è in realtà aperta a chiunque, previo pagamento, ovviamente. Insomma, non contano i meriti accademici, conta il voler vincere facile!

E va bhe, forza, un altro paio di piccoli errori: dobbiamo forse ricordare il curriculum dei precedenti premier o dei membri dei precedenti governi? Andiamo, in questo abbiamo avuto la fortuna di leggere delle fitte riunioni fra Di Maio e Salvini, i salvatori della patria, specie del Sud Italia, che nel celebre contratto di governo (oh, guai a chiamarla alleanza, eh) ha davvero occupato un enorme spazio nel fascicolo pubblicato qualche giorno fa! Quasi occupava le 40 e passa pagine presentate. E poi, signori, a chi non capita di sbagliare e confondersi?
Certo è che un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, tre indizi… bhe, non scomodiamo la Christie per risolvere questo caso e pensiamo al povero Mattarella, da settimane al centro delle attenzioni soprattutto dei social network: chissà se ci sorprenderà decidendo di assegnare l’incarico ad un’altra persona, gabbando Di Maio e Salvini e togliendo Conte dai riflettori sotto i quali è stato praticamente gettato nel giro di sole 24 ore. E chissà se quei buchi neri nel curriculum del pugliese futuro (forse) premier vengano finalmente riempiti e corretti, facendo chiarezza una volta per tutte, lasciandoci comprendere chi sia realmente la figura di Giuseppe Conte.

Maria Stella Judith Rossi

Intanto che in italia assistiamo ad “un’orgia politica” il sud rischia un gancio che potrebbe mandarlo definitivamente al tappeto.

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Un taglio ai fondi di coesione del 5%, quasi quattro miliardi di tagli, che si aggiungerebbero ai circa 2,5 miliardi che il nostro Paese rischia di perdere per effetto della proposta di dicembre di Bruxelles che li vorrebbe destinare ai Paesi che vogliono attuare le riforme strutturali.

Il pericolo per l’Italia è una sforbiciata di 6 miliardi, di cui circa 4 sono quelli che perderebbe il Sud.

Oggi, 2 maggio, quando la Commissione presenterà ai governi (in Italia non sappiamo ancora a quale) la sua proposta sul nuovo quadro finanziario dell’Unione, che dovrebbe ripartire un budget di 1.020 miliardi nei sette anni dal 2021 al 2027. Un bilancio condizionato dalla necessità di far quadrare i conti dopo la Brexit. Di Maio, Salvini, Berlusconi e Renzi, non sono ancora giunti alla divisione delle poltrone e questo potrebbe essere letale per il Mezzogiorno.
La stangata per il Sud sui fondi di coesione si tradurrebbe infatti in un taglio di 1,08 miliardi dei programmi operativi Fse (Fondo sociale europeo) e Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale) che penalizzeranno soprattutto Puglia (360 milioni ), Campania (266 milioni) e Sicilia (265 milioni).
Per il sud si tratta di una battaglia per la sopravvivenza, il punto di non ritorno, per un territorio abbandonato dalla politica nazionale, è ormai dietro l’angolo. Già ultime in Italia le regioni del Mezzogiorno sono, secondo Eurostat, anche le ultime tra le 270 Regioni della UE.
MO Unione Mediterranea non accetterà passivamente di veder morire la propria terra.

Massimo Mastruzzo 
Portavoce Nazionale MO Unione Mediterranea

 

La partita elettorale è ancora aperta ma già sappiamo chi, in ogni caso, perderà

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Il voto della massa, soprattutto meridionale, verso la novità rappresentata dal M5S era scontato; questa massa ( non i pochi che si studiano i programmi elettorali e hanno le capacità di valutarne la fattibilità) non si sarebbe mai rivolta a chi riteneva che in questi anni l’avesse tradita, dal Pd (compreso il surrogato LeU) a Berlusconi (cacchio ancora Berlusconi) che probabilmente ha favorito proprio per la sua eterna presenza che i moderati del centrodestra cedessero il passo ad un Salvini rinvigorito dall’emergenza migranti.
Questa congiuntura negativa dei moderati del centrodestra e del centrosinistra sommata alla novità del M5S ( sempre in crescita dalle precedenti tornate elettorali) e alla politica della paura della Lega non poteva che portare a questo risultato.
Che questo diventi spendibile anche per la nostra Questione Meridionale non può essere che una scommessa, una partita a poker con tanto di jolly e bluff e i pochi che si studiano i programmi elettorali e hanno le capacità di valutarne la fattibilità suppongo ne siano consci rispetto alla massa che non poteva che usare la pancia in questa scelta senza badare troppo a chi in questa mano di poker elettorale era seduto al tavolo verde, tanto i perdenti nelle partite (elettorali) precedenti erano stati comunque e sempre gli stessi: i meridionali.
MO Unione Mediterranea non vuole partecipare a questa partita dove il sud rischia di perdere per l’ennesima volta.

COSA MANCA AL SUD

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di Massimo Mastruzzo
Portavoce Nazionale MO Unione Mediterranea

Cosa manca al Sud? una vera coscienza meridionalista. E non perché non amiamo la nostra terra, ma perché anni di colonizzazione ci hanno convinti che da soli non saremmo capaci di salvarci e perché nessuno si metterebbe a fare il ragionamento perverso del “Prima il Nord” dell’Homo padanus. Non tanto per educazione, quanto per la convinzione che nulla possa cambiare, che non valga la pena lottare.

Tanto per cominciare, il Sud non si è mai reso conto che sono i suoi voti a decidere le elezioni in Italia, né che con i suoi voti abbia sempre mantenuto in piedi un sistema che lo danneggiava incrementando il divario col Nord. Forse che ai meridionali vada bene così: assistenzialismo e qualche condono in cambio di voti ?

Quando la Lega Nord era ancora brutta e cattiva e con il coso duro urlava “separiamoci”, non solo nessuno gli ha risposto che stava usando un tono fortemente anticostituzionale, ma con il suo “coso” duro è arrivata a governare l’Italia al motto di Prima il Nord.

Mentre il Sud, che sul suo “coso” duro ha sempre mantenuto una certa privacy, se prova ad alzare il ditino per prendere la parola viene additato di revanscismo.

Anche questa volta il Sud va al voto elemosinando attenzione dagli stessi distratti partiti nazionali, speranzoso che prima o poi qualcuno gli porga la mano per tirarlo fuori dalla palude degli ultimi posti dell’intera Comunità Europea, e magari, nella migliore tradizione del cornuto e mazziato,  la mano spera che gliela porga l’ex partito secessionista fautore della Padania libera, oggi però pentito e convertito sulla via della Salerno/Reggio Calabria a nuovo Salvatore del povero popolo meridionale.
Avendo il Sud un problema comune: il dramma del lavoro che non c’è, servizi , infrastrutture, ferrovie, strade, ospedali, inefficienti ( ignorati da sempre da tutte le forze in campo, e per questo presenti da decenni ) non vedo come la soluzione possa arrivare dalla possibilità di poter acquistare un’arma per la difesa personale o dalla lotta, giusta o sbagliata non è argomento di quest’articolo, degli immigrati arrivati quando oramai Garibaldi &co. avevano già obbedito. I problemi del meridione c’erano prima degli immigrati e ci sono anche adesso. I nostri nonni furono costretti a emigrare per gli stessi motivi per cui oggi lo fanno i loro nipoti. Questo non vuol dire che non esiste il problema della regolamentazione dell’immigrazione, ma dubito che sia il primo problema del Mezzogiorno.

I meridionali che osannano Salvini (alleato con Berlusconi e Meloni) dovrebbero ricordare che pizzo e mazzette le pretende la mafia locale, con la collusione della stessa politica, non certo lo straniero che raccoglie pomodori e arance nei campi.

La Questione Meridionale, rimane uno storico problema nazionale, vecchio almeno quanto gli stessi soliti partiti che oggi ci offrono con l’ennesima legislatura la stessa soluzione riscaldata.

 

SE SADISMO E RINCOGLIONISMO CI TAPPANO GLI OCCHI

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di Massimo Mastruzzo
Portavoce Nazionale MO Unione Mediterranea

I sondaggi elettorali indicano che, anche a ragione della complessa legge elettorale, il Mezzogiorno avrà un peso preponderante sul risultato finale. Vediamo come chi oggi cerca voti ha ridotto il Mezzogiorno.

L’ Eurostat, all’interno del suo volume annuale dedicato alle  270 regioni dell’ Unione Europea,  ci dice che:

In UE il 71,4% di chi ha terminato l’università trova un’occupazione entro tre anni, in Italia ci riesce appena il 44,2%, nel Mezzogiorno il 26,7% e in Calabria la percentuale crolla addirittura al 20,3%, dati peggiori si trovano solo per la Guyana francese 44,7% (è una regione e un dipartimento d’oltremare della Francia che si trova nell’America meridionale)  e per la regione bulgara di Severozapaden 46,5%.

Calabria, Sicilia, Campania e Puglia, sono in Europa le regioni in cui lavora meno di una persona su due fra i 20 e i 64 anni. Il digitale è ormai indispensabile per la maggior parte delle occupazioni ma nel Sud Italia e nelle isole solo il 57,5% ,fra i 16 e i 74 anni, usa regolarmente internet, quasi 20 punti percentuali meno della media Ue (79%). E appena il 27% lo fa da dispositivi mobili come smartphone o tablet (media Ue 59%).

Una donna residente al Sud ha meno della metà delle possibilità di trovare un lavoro rispetto a una nata o emigrata a Nord, dove il tasso di occupazione femminile è del 44,9 per cento a fronte del 22,3 per cento del Sud.

A questi dati vanno sommati quelli Svimez che danno un sud a rischio desertificazione umana e industriale e portano a una disomogeneità territoriale tra il nord e il sud d’Italia che non ha eguali in Europa.

Se non riusciamo a leggere questi dati che, seppur nell’ultima legislatura sono assai peggiorati, storicamente accompagnano e condannano il Mezzogiorno e ci facciamo (ri)fottere da chi in questi decenni (ma potremmo dire secolo) ha già governato con questi tristi numeri e oggi ci promette che con una pensione da 1000 €, con il “mandiamo via gli stranieri che ci rubano il lavoro” (quale?), con la (ri)modifica dell’art. 18 (per chi ha un lavoro), con un reddito di cittadinanza, ecc.ecc, il sud si staccherà dal fondo di questa deprimente classifica, non saremo antropologicamente inferiori ma un pochino di sadismo da cabina elettorale sicuramente lo possediamo.

I Governi italiani sono sordi da 160 anni, MO Unione Mediterranea, dopo aver presentato una petizione a Bruxelles per denunciare le condizioni del Mezzogiorno, vuole iniziare un percorso per rivolgere, con le prossime elezioni Europee, le istanze del Mezzogiorno direttamente a Bruxelles.

Se non capiamo che solo una coscienza meridionalista può contribuire alla nostra causa, oltre che sadismo probabilmente soffriamo anche di rincoglionismo.

 

Cosa c’entra il fascismo con il meridionalismo? Niente.

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di Raffaele Vescera

Che c’entra il fascismo con il meridionalismo?
Se qualcuno crede che l’ormai impetuosa consapevolezza neo-meridionalista possa avere un’anima reazionaria, nostalgica, fascista o comunque violenta si sbaglia di grosso. La cultura della violenza politica, del razzismo, del nazionalismo esasperato e del militarismo si è storicamente affermata al Nord dello stivale. Il fascismo, come universalmente riconosciuto, è un fenomeno violento nato tra gli agrari padani che organizzavano squadre armate per reprimere il forte movimento bracciantile. Stessa cosa, è vero, accadeva al Sud, dove gli agrari facevano ricorso alle bande mafiose, ma questo sistema segreto non poteva affermarsi come ideologia politica, cosa che invece avvenne al Nord, dove il fascismo conquistò presto il consenso degli industriali che lo usarono per fermare la ribellione della classe operaia, anche questa violenta in verità. Ma forse quest’ultima aveva l’attenuante della legittima difesa.
Consenso ricevuto anche dal liberalismo italiano, compreso quello di Benedetto Croce, che seppur pentito, ha prodotto danni enormi alla sua gente.

Insieme al controllo degli operai, il capitalismo italiano, uscito rafforzato dalla grande guerra, (costata un milione di morti vieppiù meridionali mandati al macello nelle trincee poiché i settentrionali servivano quale forza lavoro nel triangolo industriale) mirando all’ulteriore espansione produttiva, sposava in pieno la vieta ideologia “imperiale” dei Savoia, coltivata da secoli in Piemonte. Piemonte definito dal Amadeo Bordiga, sodale di Gramsci, uno staterello militarista. Il modello coloniale adottato dal Piemonte, a partire dal ‘700 in Sardegna, una terra letteralmente desertificata, con i Sardi, trattati quale razza inferiore da sfruttare, fu riproposto un secolo dopo nelle Due Sicilie, e il secolo successivo in Africa e nei Balcani.

“L’Italia settentrionale ha soggiogato l’Italia meridionale e le isole, riducendole a colonie di sfruttamento”. Scriveva Antonio Gramsci, e ancora: “Lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti.”
Ma la sinistra italiana dimenticava presto queste elementari verità storiche enunciate da Gramsci e sposava essa stessa la teoria interessata di un Sud colpevole della propria povertà. La classe operaia del Nord veniva così messa contro i contadini del Sud, impedendo l’alleanza propugnata da Gramsci, mentre il capitalismo industriale del Nord, votato al fascismo, ben si saldava con quello agrario del Sud. Ancora una volta a rimorchio degli interessi subalpini, dopo l’alleanza “risorgimentale”.

Quando il Piemonte, in guerra permanente da decenni, munito di un esercito mercenario al servizio delle potenze europee, invase le Due Sicilie, si trovò di fronte uno stato pacifico da secoli, dove la retorica militarista di stampo franco-prussiano non aveva mai attecchito tra le classi colte, più propense alla crescita intellettuale illuminata e all’uso delle arti più che delle armi, com’è giusto che sia in uno stato civile. Questa propensione, unita alle convinzioni cristiane della dinastia borbonica, facevano delle Due Sicilie uno stato moderato, comunque in crescita economica e proiettato verso traguardi di civile modernità, com’è accaduto ad altri stati europei di pari condizione che non hanno subito tale devastante, ancorché “fraterna”, occupazione.
L’animo pacifico dei meridionali cozzava con la retorica militarista fascista, capeggiata in gran parte da gerarchi di provenienza padana, come lo stesso Mussolini che, come riporta il diario di Giuseppe Bottai, nel 1935 sosteneva: “Bisognerà fare una marcia su Napoli, per spazzare via chitarre, mandolini, violini e cantastorie.” Poi, nel luglio del 1941, quando Napoli fu colpita dai primi attacchi aerei degli Alleati, Mussolini, secondo quanto riportato nel diario di Galeazzo Ciano, disse: “Sono lieto che Napoli abbia delle notti così severe. La razza diventerà più dura. La guerra farà dei napoletani un popolo nordico”.

Non è un caso che, il divario economico tra Nord e Sud, inesistente nel 1860, come dimostrato da vari studi economici, cresciuto via via a causa dello sfruttamento coloniale imposto al Sud dall’Italia unita, raggiunse il suo massimo storico, durante il ventennio nero: il 50%. Risalito al 68% negli anni ’80, grazie alla pur vituperata azione della Cassa del Mezzogiorno, e ridisceso in seguito, tornava all’attuale 53% . Ciò grazie all’azione politica, in accordo col berlusconismo e la complicità della sinistra, della Lega Nord, altra creatura del capitalismo subalpino, utile a stroncare sul nascere lo sviluppo industriale del Sud, concorrenziale a quello settentrionale. I valori adottati, sempre gli stessi del fascismo: razzismo e disprezzo verso gli “indolenti meridionali”. Tanto indolenti da essere estranei alla violenza fascista e al successivo terrorismo, di sinistra o di destra che fosse, ma tanto coraggiosi da essere stati i primi a ribellarsi, nel ’43 a Napoli, alla belve naziste, cacciate dalla città da donne e scugnizzi partenopei. Ma questa è un’altra storia.

No meridionalismo? no sud

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di Massimo Mastruzzo
Portavoce Nazionale di MO Unione Mediterranea.

Solo chi matura una coscienza meridionalista può contribuire alla nostra causa. Il resto pur, essendo battaglie condivisibili, non possono essere declinate al concetto di meridionalismo.

Tra un mese dovremo scegliere  a quale partito o movimento dare il nostro voto, ho sia amici che “tendono” a sinistra, sia amici che “bazzicano” a destra o che “credono” nei cinquestelle, tutti loro hanno le loro convinzioni e su alcuni punti ognuno di loro ha anche argomenti  condivisibili, ma nessuno verte verso la più grande questione italiana irrisolta: la Questione Meridionale.
Non è retorica, l’Italia ha nel suo sud le Regioni più povere d’Europa e seppur ogni nazione abbia al suo interno territori più o meno ricchi la disomogeneità territoriale presente in Italia non ha eguali in Europa.
Flax Tax, espulsioni, altri 80 euro, università gratis, reddito di cittadinanza, creeranno più occupazione nel Mezzogiorno o quanto meno renderanno almeno equa la disoccupazione?
Miglioreranno le infrastrutture ferroviarie autostradali?
Renderanno degna di uno Stato civile la sanità anche nel sud ?
No, nessuna delle proposte, condivisibili o meno, presente nei programmi dei partiti nazionali, sembra andare incontro alle esigenze di un meridione a rischio desertificazione umana e industriale; i bus che da sud a nord trasportano gli emigrati “Terroni” non subiranno improvvisi cali di clientela; il porto di Gioia Tauro, il più grande porto in Italia per il throughput container, il 9° in Europa ed il 6° nel Mediterraneo, continuerà a non avere le infrastrutture di terra che ne garantirebbero un futuro certo; Matera continuerà ad essere un capoluogo di provincia senza autostrada e senza ferrovia.
L’ elastico della disomogeneità tra il nord e il sud non si accorcerà ed il rischio che si spezzi diventa sempre più concreto.
Solo chi matura una coscienza meridionalista può contribuire alla causa del sud. Il resto saranno anche battaglie condivisibili ma non possono essere declinate al concetto di quel meridionalismo necessario, se non fondamentale, per le necessità del Mezzogiorno.

 

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