Archivio Comunicati

I comunicati ufficiali di Unione Mediterranea

MO! – Unione Mediterranea. Circolo territoriale Nord-Ovest

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È con immenso piacere che comunico la riapertura del circolo territoriale Nord Ovest. Il circolo inaugura le attività, e le persone che gli hanno dato vita sono chiamate a cogliere una sfida appassionante: trovare la formula per esprimere una proficua politica meridionalista fuori dai propri territori d’origine. Siamo chiamati ad esprimere un contributo dedicato alle nostre terre, ma che sia inclusivo ed arricchente anche nei confronti della collettività che ci ospita.

Domenico Santoro
Responsabile Circolo Territoriale Nord-Ovest

Come il lupo tra le pecore – Salvini a Il Mattino di Napoli

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L’apparizione di Matteo Salvini al Mattino ha del fiabesco. I toni morbidi e sognanti della fiaba hanno accompagnato le parole del segretario leghista, assoluto protagonista del forum organizzato dal quotidiano napoletano in vista della manifestazione attesa in città l’undici marzo e promossa da “Noi con Salvini”.

Una chiacchierata fiabesca nei toni. Moderazione, rispetto e cortesia. Salvini è stato squisito, negando prepotentemente il registro utilizzato nella sua comunicazione politica usuale. Ostentando una sicurezza ed un savoir faire degno dei più raffinati salotti, ha speso parole d’ammirazione per Napoli. I maliziosi avranno pensato alla più banale captatio benevolentiae ma sarà bene non prestare orecchio a questi livorosi pignoli.

Fiabesco all’inverosimile nei temi. Buonsenso elargito a piene mani su (quasi) tutti i punti trattati. Chi non vorrebbe liberarsi di una classe politica cialtrona ed inefficiente al punto tale da non riuscire a spendere le casse di dobloni che ogni anno arrivano al sud? Chi non vorrebbe vedere il porto di Napoli in pieno sviluppo? Chi non vorrebbe vedere un “generico” sviluppo infrastrutturale al mezzogiorno? Chi potrebbe non simpatizzare per l’uomo che ha pietà dei nostri emigrati?

Insomma, Matteo ci vuole bene. Basta far fuori la Merkel (che lui sostituirebbe con Marine LePen), l’Euro ed i tanto vituperati, mostruosi migranti, per far decollare le sue idee di sviluppo ecumenico e perequante. Spiace non aver avuto una scheda elettorale sottomano. Si sarebbe votato Lega Nord senza pensarci un attimo.

Ma visto che non avevamo matite copiative ed urne elettorali nei paraggi, forse è bene che ci si fermi un attimo a riflettere sulla fiaba salviniana, perché potrebbe non essere esattamente aderente alla realtà.

Innanzitutto ci chiediamo come mai il segretario leghista abbia eluso tutte le domande direttamente poste da Marco Esposito. Domande tecniche, più concrete di quelle necessariamente generiche poste nell’arco del dibattito da Barbano e Perone. Nei casi in cui si è trovato, suo malgrado, a non poter evadere, l’arrembante padano si è rifugiato in comode ammissioni di ignoranza. Ammissioni che risultano un po’ sconfortanti se prodotte da chi si prende la briga di venire a Napoli a “salvarci da noi stessi”, a maggior ragione se certi argomenti recano in calce l’ingombrante firma di Roberto Calderoli, vera e propria eminenza leghista.

A corroborare i dubbi sulla sincerità organica della trama salviniana ci si mette l’incidente sul residuo fiscale. Braccato sull’argomento della odierna sperequazione economica nel bel paese, la prima ed immediata difesa che sgorga sulle labbra del bel Matteo assomiglia pericolosamente ad un vecchio refrain della lega più oltranzista. Marco Esposito non fa quasi in tempo ad articolare la domanda sui criteri del federalismo fiscale che Salvini vomita quasi istintivamente la manfrina delle povere regioni del nord depredate dal famelico e parassitario sud.

Non appena gli si fa notare che se chi è più ricco non investe su chi è più povero lo sviluppo infrastrutturale che fino poco prima lui stesso caldeggiava rimarrebbe lettera morta, il verdissimo si ravvede. Fa marcia indietro facendo passare per rivoluzionaria una banalità: “molta della tassazione dovrebbe rimanere in loco, e poi chi sta meglio aiuterà chi sta peggio”. Incredibile la facilità con la quale il funambolo lombardo riesca a passare in poco più di due frasi dalle geremiadi sul principio di solidarietà fiscale invalso nell’occidente moderno, alla pleonastica e convinta affermazione dello stesso.

Un caso esemplare del famoso “tutto e contrario di tutto”.

Sorge quasi il sospetto che questo contorsionismo sia stato dettato dall’incoerenza di base del presunto buonsenso salviniano. Costretto a prendere pubblicamente le parti del sud per raccattare voti, ma intimamente consapevole di giocare per un’altra squadra.

Il tutto appare abbastanza grottesco anche tralasciando il siparietto durante il quale il nostro nega che il federalismo fiscale sia mai stato applicato. Naturalmente lo scivolone gli procura le giuste bacchettate dagli interlocutori

L’ultima domanda che ci poniamo riguarda l’argomento apparentemente più “leggero”, ma che invece è estremamente rivelatorio.

Ci chiediamo infatti come Salvini possa continuare a giustificare il fattaccio dei cori razzisti con cui dimostrava, tempo fa, le proprie doti canore. Prima prova a negare, e poi riduce tutto a bighellonate per le quali ha già chiesto scusa. La cosa fastidiosa è che – mentre ribadisce scuse non troppo convinte – riesce a trattare la questione con quel tono paternalistico di chi, ad esempio, giustifica il bullismo a scuola col più sospetto dei “so’ regazzi”.

Per levarsi le castagne dal fuoco deve necessariamente minimizzare amenità del calibro di “Vesuvio lavali col Fuoco”, sdoganandole ed equiparandole al normale sfottò da stadio (come se un vaffan* fosse in qualche misura paragonabile all’augurare catastrofi naturali). Nessuna presa di posizione reale, insomma, ma artifici retorici atti a “ripulire” il tronco razzista dell’albero ed agghindarlo con le foglie di una contrizione insincera e di circostanza. Le foglie di plastica dell’ipocrisia.

Questo piccolo ed apparentemente secondario elemento da in realtà la cifra del personaggio Salvini: predicare meravigliosamente ma essere incapaci di razzolare altrettanto bene. Raccontare la fiaba più rassicurante e benevola, ma avallare e rappresentare l’esatto contrario quando i nodi vengono al pettine. La lega ha avuto mille ed una occasioni per occuparsi di un’equa distribuzione delle risorse e dunque per favorire la transizione verso forme giuste di federalismo. In nessuna di queste occasioni si è rivelata diversa da se stessa, ovvero una forma di sindacato politico degli interessi tosco-padani più gretti. Oggi Matteo Salvini ci chiede un atto di fede. Noi dovremmo credere alla conversione radicale della Lega sulla base di mezz’oretta di “sani principi” e belle parole.

Salvini ci chiede di credere alle fiabe!

Secondo noi, invece, la narrazione leghista si sgretola ai primi raggi del sole napoletano. Si sente puzza di bruciato a grande distanza ed a ben vedere questo è naturale perché Salvini vende fumo, e per produrre fumo devi bruciare qualcosa. In questo caso ad andare fra le fiamme è stato il pudore di chi rappresenta da anni un serio ostacolo al nostro sviluppo, mentre oggi viene in casa nostra e pretende di insegnarci a risorgere.

Il segretario della lega nord rimane fiabesco in un’unico elemento: Salvini è il lupo. Il lupo travestito da pecora che pretende di intrufolarsi nel gregge per mangiare più comodamente.

Solo che a noi, di fare le pecore, non va più.

156 anni fa sono sbarcate le camicie rosse, ed oggi sbarcano quelle verdi. Se in mezzo ci mettiamo il colore delle camicie di “Noi con Salvini” (bianche, con lunghe maniche legate dietro la schiena) otteniamo un’infausta cromìa che al Sud ha portato solo ed unicamente sventura.

L’11 Marzo, alle 14, in piazza Sannazaro a Napoli, portiamo l’azzurro del nostro mare ed usiamolo per lavare via questo tricolore di disgrazie.

PIANO DELLE AREE – Una posizione chiara a tutela dei nostri territori

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di Nicola Manfredelli

Il Piano delle Aree è innanzitutto un fattore di coesione sociale e territoriale che mette mano agli squilibri non più accettabili tra cittadini e amministrazioni pubbliche. A MO! – Unione Mediterranea sta molto a cuore il ripristino di un provvedimento che va nella direzione di individuare nei territori la sovranità decisionale sull’uso delle risorse e sulla salvaguardia dell’ambiente.

D’altronde non si chiede nulla di straordinario ma soltanto di dare attuazione a uno degli orientamenti più importanti dell’UE (purtroppo solo in minima parte preso in considerazione) che è il Principio della sussidiarietà, non solo quella verticale, che quasi sempre è a prevalenza centralistica, ma soprattutto quella orizzontale, che assegna voce in capitolo alle popolazioni locali.

Nelle regioni meridionali in particolare lo strumento del Piano delle Aree assume una valenza di notevole rilievo poiché siamo in presenza di una situazione di rischio ambientale non più sostenibile, denunciata dal nostro movimento con una PETIZIONE presentata al Parlamento Europeo, con la quale, ai sensi dell’art. 44 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE abbiamo chiesto l’istituzione di una Commissione Speciale per verificare il rispetto di tali Diritti Fondamentali nelle regioni del SUD. Sono note le vicende della Terra dei Fuochi in Campania, così come quelle delle violazioni in tante altre zone del Sud. Non ultime le violazioni in materia di concessione delle licenze offshore in Calabria e quelle che riguardano le ipotesi di disastro ambientale nei territori della Lucania dove l’impatto delle attività petrolifere sta compromettendo le risorse naturali di vaste zone.

Per tutelare i nostri territori si rende necessario introdurre strumenti normativi, regolamentari, programmatori, in grado di scongiurare ulteriori interventi che potrebbero procurare danni irreversibili. Considerato che in aggiunta alla già rilevante attività estrattiva dell’Eni e della Total, che riguarda all’incirca il 20% dell’intero territorio regionale su cui si estraggono oltre 100.000 barili al giorno di petrolio, sono in essere ulteriori richieste di autorizzazione di pozzi petroliferi da parte della Shell nell’area del Potentino. In Basilicata è in corso un’azione del consiglio regionale per concordare con le altre regioni l’approvazione di un testo di legge che possa essere presentato al Parlamento su proposta dei Consigli regionali per reintrodurre il Piano delle Aree, che nell’immediato può rappresentare un utile strumento per superare lo stato di confusione che si è determinato e le preoccupazioni circa un quadro autorizzativo che lascia campo aperto a qualsiasi intervento a forte impatto sull’ambiente.

Più in generale le azioni di sfruttamento eterodirette sul territorio si scontrano (specialmente a sud) col diritto all’autodeterminazione di chi quei territori li vive. Troppo spesso si è sacrificato un patrimonio paesaggistico, naturalistico e culturale nel nome di un presunto sviluppo che pure non ha lasciato ricchezza là dove questi processi di sfruttamento hanno avuto luogo.

NIMBY – Not In My Backyard (non nel mio giardino). Se n’è parlato anche durante il referendum del 17 aprile. L’accusa di particolarismo serve solo ad attaccare e delegittimare chi si oppone alle trivelle, togliendo peso invece alle istanze propositive di cui il piano delle aree fa parte a pieno titolo.

Tuttavia MO! – Unione Mediterranea fa presente che oltre al ripristino del Piano della Aree si rende necessario introdurre nella normativa anche strumenti di Partecipazione attiva dei cittadini prevedendo, almeno per le attività maggiormente sensibili per l’ambiente e la salute delle popolazioni, di introdurre forme obbligatorie di iniziative pubbliche, sia informative (Conferenze semestrali sullo stato dell’Ambiente) che consultive (Parere Popolare tramite consultazione dei cittadini residenti) in modo da restituire alle comunità locali la sovranità degli orientamenti sugli interventi che incidono sulla conservazione e sulla tutela dell’ambiente in cui vivono”.

Il solito vecchio vizio

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Il solito vecchio vizio. E’ una delle locuzioni che campeggia sulla prima pagina di un noto quotidiano “nazionale”.

Libero, il giornaletto diretto da Vittorio Feltri, titola a nove colonne usando la peggiore retorica neolombrosiana. Dispiace, nel 2017, leggere che qualcuno vive ancora di stereotipi gretti ed insulsi. Ma conosciamo il nostro pollo. Feltri è un poveraccio che campa di sovvenzioni statali, frustrato dall’insostenibile confronto con la nobile scuola giornalistica che lo ha preceduto, e che lui scimmiotta indebitamente da anni. Capiamo che vendere qualche copia in più, nello stato psicologico in cui si trova il buon Vittorio possa rappresentare un toccasana, e quindi paternamente comprendiamo.

Ma dato che la presente genialata ci costringe, nostro malgrado, ad occuparci di questa “scorreggia di pulce”, lasciateci fare qualche considerazione in merito. Vogliamo parlare anche noi del “solito vecchio vizio”. Ma di quale vizio vogliamo parlare?

Semplice. Parliamo del vizio tutto itaGliano di fare finta che certi fenomeni siano rintracciabili esclusivamente a determinate latitudini. Latitudini, beninteso, parecchio distanti da quelle della “capitale morale” dove ha – casualmente – sede il fogliaccio in questione. Parliamo naturalmente della Milano di Belsito, di Expo 2015, di Formigoni e del padrone di Vittorio Feltri, il non proprio limpidissimo ex-Cavalier Silvio Berlusconi.

Il vizio di alimentare pregiudizi ridicoli adottando semplificazioni talmente sgangherate da rasentare la dabbenaggine. Per rendersene conto basta leggere l’articoletto propinatoci e fare un po’ di fact checking. Si parla, infatti, di assenteismo come se Napoli fosse la capitale mondiale del dipendente vacanziero. Eppure l’Inps smentisce categoricamente questa fantasiosa distribuzione geografica. Per inciso, la realtà vede il Nord-Ovest in testa e comunque la Lombardia precedere la Campania. Si passa poi ai dipendenti pubblici. Ne avrebbe di più la Campania rispetto alla Lombardia. I poverini di Libero si dimenano come tonni nel tentativo di far sembrare Napoli un parcheggio per fancazzisti mantenuti a spese nostre. Eppure si dimenticano, nella loro attentissima analisi, di riportare i criteri del confronto. I paladini dell’efficienza meneghina prendono la percentuale di dipendenti pubblici rispetto al totale dei lavoratori e confrontano i valori delle due regioni. Queste volpi della statistica teleguidata ignorano (non sappiamo quanto volutamente) che limitarsi al brutale risultato aritmetico esclude – da quello che dovrebbe essere un ragionamento serio – la considerazione secondo la quale al meridione il lavoro privato scarseggia e che quindi la percentuale dei dipendenti pubblici rispetto a quelli privati è destinata ad essere più alta a Sud, dove c’è minore occupazione. Cornuti e mazziati, in pratica.

Ma di cosa ci stupiamo? Il vizio di stuprare la statistica per favorire il Nord è effettivamente vecchio. Si vedano i funambolismi escogitati in merito al federalismo fiscale di marca Leghista.

Così come è vecchio (anche se non vecchissimo) il vizio di scambiare le bobine da ciclostile per un grossi rotoloni di carta igienica sui quali sprecare inchiostro, mentre gente del calibro di Montanelli si rivolta nella tomba. E’ disgustoso rilevare come, grazie alla pochezza ed alla bassezza di Vittorio Feltri e della sua redazione, una polemica che origina in ambito calcistico (e della quale non ci degniamo neanche di curarci), sia riuscita a trasformarsi nell’ennesima porcheria all’italiana. Il disprezzo stupido e mai sopito – anche se dissimulato ad usi elettorali – nei confronti dei “fratelli d’italia di serie B” quali noi Meridionali siamo considerati è vivo e vegeto e lo dimostra questa squallida intemerata colma di inesattezze e dal taglio politico criminale.

MO! – Unione Mediterranea è già da anni titolare di una querela nei confronti del giornalino in questione. Pietro Senaldi, in un editoriale del 5 settembre del 2014, si era prodotto in una serie di scemenze che sono state ritenute, su segnalazione del nostro movimento, degne dell’attenzione degli inquirenti. Il procedimento è tuttora in corso.

Ebbene, abbiamo detto che comprendiamo ma – a tutela dei Nostri Interessi – pensiamo che sia ora di ripetere l’esperienza e di querelare nuovamente questo bugiardino da lassativi che qualcuno si ostina ancora a chiamare, indebitamente, “giornale”.

Massimo Mastruzzo
Portavoce nazionale di MO! – Unione Mediterranea

#NOTRIV – MO! – Unione Mediterranea alla Camera dei Deputati

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La proposta di legge per la reintroduzione del Piano Aree è ormai in fase di pieno decollo. Il coordinamento delle sigle coinvolte nello studio e nella promozione di tale disegno di legge ha indetto una conferenza stampa a palazzo Montecitorio, presso la Camera dei Deputati, per illustrarne i contenuti.

Il nostro segretario, Pierluigi Peperoni, relazionerà in rappresentanza di MO! – Unione Mediterranea. La nostra voce si fa sentire chiaramente nelle sedi preposte. MO! – Unione Mediterranea non cederà di un passo in merito alla difesa del territorio, sposando e proponendo con totale convinzione iniziative di questo tipo e portando le ragioni della nostra terra su tutti i campi di battaglia possibili.

La conferenza stampa si terrà alle ore 16.00 e vedrà anche l’intervento di Roberta Radich (Coordinamento Nazionale No Triv), Marica Di Pierri (A SUD), Enzo Di Salvatore (costituzionalista), Paolo Carsetti (Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua Pubblica), Bengasi Battisti (Associazione “Comuni Virtuosi”), Maurizio Marcelli (Fiom-Cgil), Samuele Segoni (Alternativa Libera), Marco Baldassarre (Alternativa Libera), Pippo Civati (Possibile), Annalisa Corrado (Green Italia), Alfonso Pecoraro Scanio (Fondazione UniVerde), Nicola Stumpo (PD), Stefano Fassina (SI), Serena Pellegrino (SI), Gianni Melilla (SI), Rosa Rinaldi (PRC), Maurizio Acerbo (PRC).

Unione Mediterranea sottoscrive l’appello del Coordinamento nazionale NO TRIV per il ripristino del piano delle aree

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L’abrogazione di uno strumento di salvaguardia così importante costituisce l’ennesimo scippo ai nostri danni. Abolito (senza praticamente aver mai visto la luce) dalla legge di stabilità 2016 del governo Renzi il Piano deve essere reintrodotto a tutela del patrimonio ambientale Italiano e – soprattutto – Meridionale.

MO! Unione Mediterranea crede fermamente nello sfruttamento sostenibile delle risorse del territorio, ma gli enti privati operanti nel settore obbediscono esclusivamente a logiche di mercato, spesso proponendo piani industriali che sacrificano la tutela ambientale in favore della massimizzazione del profitto.

I governi Italiani non si sono mai fatti troppi problemi a favorire questa inclinazione, specialmente quando si tratta dei territori “della colonia”. La Val D’Agri è un chiaro esempio di come vanno le cose nel “bel paese”.

Il Piano Aree è uno strumento fondamentale in difesa dei nostri territori; il giusto contrappeso alle sciagure dello Sblocca Italia; un’arma per obbligare lo stato italiano a fare – ogni tanto – gli interessi di tutti, e non solo della parte “più forte”.

E ci è stato sottratto!

 

Clicca qui per scaricare l’appello in formato PDF.

Auguri Flavia Sorrentino

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MO! – Unione Mediterranea augura buon lavoro a Flavia Sorrentino per la carica acquisita in DemA. L’ingresso nel coordinamento della neonata formazione è il coronamento del preziosissimo lavoro che Flavia ha svolto in questi anni e che l’ha resa un vero e proprio patrimonio per le istanze di Napoli e di tutto il Meridione.

Flavia continua a fare parte della nostra famiglia. Proseguirà infatti a curare la stesura del progetto Napoli Autonoma, punto fondamentale della proposta di MO! – Unione Mediterranea e preciso impegno dell’attuale governo cittadino.

La Regione Calabria cambia idea. Trivelle nello Jonio? Si può fare

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Il Presidente Oliverio e l’Assessore all’Ambiente Rizzo non si sono ancora pronunciati sull’unico rimedio possibile per scongiurare l’arrivo delle trivelle nel Mar Jonio al largo di Crotone e Catanzaro: il ricorso al Tar Lazio contro i due decreti del Ministero dello Sviluppo Economico del 15 dicembre 2016 che autorizzano la compagnia Global Med a cercare gas e petrolio nel mare che fu di Ulisse, Pitagora, Cassiodoro e Campanella, in un’area vasta 1.500 kmq..

Per Oliverio e Rizzo il Referendum No Triv, richiesto dalle Assemblee di dieci Regioni tra cui la Calabria, sembra aver perso ogni significato politico e così anche il voto di oltre 382.000 cittadini calabresi che il 17 aprile 2016 votarono contro le trivelle in mare.

“Ai cannoni ad aria compressa della Global Med la Regione Calabria ha finora risposto con le lettere dell’Assessore all’Ambiente al Ministro Franceschini – dichiara Tiziana Medici, del Coordinamento Nazionale No Triv – Ai decreti del Ministero del Sottosegretario Gentile si risponde con atti amministrativi e ricorsi, non con le lettere”.

“In questa vicenda la Regione Calabria ha molto da farsi perdonare: nel corso del procedimento della Valutazione di Impatto Ambientale avviato nel dicembre 2014 e conclusosi nel 2016, non ha presentato alcuna osservazione contro i progetti petroliferi della Global Med”, precisa l’Avv. Francesco Tassone, Presidente di M.O. Unione Mediterranea, che rincara la dose: “Per il New York Times la Calabria è tra le prime 50 mete turistiche al mondo che tutti dovrebbero visitare; le trivelle minacciano questo importante primato e la Regione lascia fare ai nuovi colonizzatori”.

Eppure il 4 dicembre la larga maggioranza degli italiani (ed anche dei calabresi, quindi) ha votato contro la riforma costituzionale ribadendo così che le Regioni e gli enti locali devono essere protagonisti delle scelte che interessando il governo del territorio, l’ambiente e l’energia.

“Di questo la Regione Calabria deve tener conto. Inizi dunque con il ricorso al Tar Lazio e prosegua esercitando pressioni sul Governo per arrestare la corsa al gas ed al petrolio nel Mediterraneo e sulla terraferma”, chiosano all’unisono Medici e Tassone.

Roma, 30 gennaio 2017

 

Francesco Tassone

Presidente MO Unione Mediterranea

 

Tiziana Medici

Portavoce Coordinamento Nazionale No Triv

Crotone e Catanzaro: 1.500 kmq di mare concessi a Global Med per cercare gas e petrolio. Istituzioni ferme al palo.

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MO UNIONE MEDITERRANEA: “ATTACCO ALLA CALABRIA. SUBITO RICORSO Al TAR”

COORDINAMENTO NAZIONALE NO TRIV: “IMMOBILISMO E’ COMPLICITA’. GLI ITALIANI NON VOGLIONO LE TRIVELLE”

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha rilasciato a favore della società petrolifera statunitense GLOBAL MED LLC due nuovi permessi per la ricerca di idrocarburi, gas e petrolio nel mar Jonio, denominati rispettivamente «F.R 41.GM» ed «F.R 42.GM». È un lungo e largo tratto di costa ionica oggetto delle attenzioni dei mercanti dell’oro nero che, ricade nella giurisdizione delle province di Catanzaro e Crotone, aree contigue, pari rispettivamente a 748,6 kmq e 748,4 kmq, per un totale di 1.497 kmq.

A questi due permessi se ne aggiungerà a breve un terzo, più a sud, sempre in favore della compagnia GLOBAL MED LLC; così, i kmq di natura, messi a disposizione per un interesse reali di pochi e uno utopistico, apparente delle comunità locali, diverranno 2.200, 3.000 volte la superficie del terreno di gioco dell’“Ezio Scida” di Crotone o del “Nicola Ceravolo” di Catanzaro. Anche le sole, attività di ricerca avranno effetti negativi sia sull’ambiente marino, per l’impiego della tecnica dell’air-gun e sia sulla gracile e indifesa economia della costa jonica: si pensi soprattutto alla pesca ed al turismo.

“Questo ulteriore attacco terroristico, perpetrato ai danni della natura calabrese” afferma
Portavoce Nazionale di MO Unione Mediterranea, Massimo Mastruzzo“ si inquadra in una volontà costituita di mantenere in uno stato di arretratezza e sottomissione certi territori, oltre che rendere duratura ed inesorabile la colonizzazione, può essere fermato entro la fine di febbraio.

É necessario, per il futuro delle nuove generazioni che, almeno le amministrazioni comunali e i sindaci dei Comuni bagnati dallo Jonio, da Soverato a Crucoli, i Consigli Provinciali  di Catanzaro e Crotone e la Regione Calabria, anche disgiuntamente, deliberino allo scopo di costituirsi in giudizio innanzi al TAR Lazio entro fine febbraio. I motivi non mancano, visti alcuni vizi di legittimità degli atti, prontamente riscontrati da alcuni esperti in materia”.

Gli Enti interessati sono a conoscenza della necessità di agire in fretta visto che i decreti del Ministero dello Sviluppo Economico sono stati pubblicati sul Bollettino Ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse – Anno LX N. 12, del 31 Dicembre 2016. Anzi, sapevano da tempo che i permessi sarebbero stati rilasciati dopo l’esito delle due Conferenze di Servizi svoltesi il 7 novembre 2016.

Tra gli enti territoriali interessati soltanto la Provincia di Crotone ed il Comune di Crucoli, presentando osservazioni, tentarono di opporsi al rilascio dei decreti di compatibilità ambientale per i due permessi di ricerca da parte dei Ministeri dell’Ambiente e del Turismo.

“Adesso è necessario costituirsi al TAR Lazio per far valere le ragioni della natura e gli interessi delle comunità locali” – dichiara Enrico Gagliano, cofondatore del Coordinamento Nazionale No Triv – Chi tace acconsente, recita il vecchio adagio. In questo caso diventa anche complice.

Deve essere rispettata la volontà di tutti i cittadini che il 17 aprile 2016 votarono contro le trivelle in mare. Gli italiani non vogliono che il futuro del Mediterraneo sia all’insegna del nero-petrolio e non sono più disposti a tollerare l’immobilismo delle istituzioni”.

 

Massimo Mastruzzo

Portavoce Nazionale MO Unione Mediterranea

 

Gagliano Enrico

Coordinamento Nazionale No-Triv

 

Roma, 23 gennaio 2016

Quando il “Modello Gomorra” viene esportato. Nicotera ed il Movimento 14 Luglio

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MO! – Unione Mediterranea esprime il più totale supporto al Movimento 14 Luglio, impegnato sin dalla sua nascita in battaglie a favore della Legalità e della difesa del territorio di Nicotera.

MO! – Unione Mediterranea esprime una forte perplessità nei confronti dell’operato dei media locali e nazionali. Per l’ennesima volta viene commesso il grossolano errore di fidarsi di colleghi che per un motivo o per un altro preferiscono imitare il “Modello Gomorra”, alimentando pregiudizi col solo scopo di acquisire notorietà.

E’ così che a Nicotera, attraverso una vera e propria mistificazione, si è dato adito ad una assurda campagna tesa ad accostare fatti torbidi, vicende scandalose e personaggi loschi a chi ha sempre fatto di abnegazione e specchiata onestà vere e proprie bandiere.

Attraverso il tam tam “giornalistico” si è riusciti a trasformare una legittima richiesta di rettifica in un atto di intimidazione mafiosa. Una civilissima raccolta firme per chiedere la correzione di alcune inesattezze e la rimodulazione di frasi fuori luogo (precedentemente espresse sul Quotidiano del Sud) è riuscita a diventare

una raccolta firma che ha il sapore della delegittimazione nei confronti della cronista da anni in prima linea contro le cosche locali

fornendo al tritacarne mediatico il pretesto per buttare in un unico orribile calderone la ‘Ndrina dei Mancuso e le persone per bene che invece le ‘Ndrine le affrontano da anni, silenziosamente e con eroico coraggio. Poco importa se questa collocazione risulta stretta ed odiosa. Poco importa se qualche esponente di primo piano del Movimento 14 Luglio ha in passato ricevuto gli avvertimenti che la ‘Ndrangheta consuetamente riserva alle persone oneste che la avversano.

Invece di mettere in luce quanto di buono ed esemplare è stato creato da persone come Arturo Lavorato e Felice D’Agostino si cerca di battere vie tristemente note e di sperimentata efficacia, dando in pasto all’opinione pubblica vere e proprie narrazioni più vicine alla retorica di certi “Liristi della minorità” che alla realtà fattuale.

Il “Modello Gomorra”, si sa, garantisce tirature maggiori.

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